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STATI UNITITwitter, Elon Musk e due squadroni di avvocati

11.07.22 - 16:00
Le parti si preparano alla battaglia legale dopo il passo indietro del patron di Tesla sull'accordo. Facciamo il punto.
Reuters
Twitter, Elon Musk e due squadroni di avvocati
Le parti si preparano alla battaglia legale dopo il passo indietro del patron di Tesla sull'accordo. Facciamo il punto.

DOVER - È iniziata come una questione di "cinguettii" e miliardi di dollari. Tanti. Adesso è una faccenda di account "fake" e di avvocati. Di quelli grossi. E, questo non è cambiato, ancora di miliardi. Il passo indietro compiuto da Elon Musk, che venerdì scorso ha deciso di ritirare l'offerta "monstre" presentata ad aprile per l'acquisizione di Twitter, ha innescato l'inevitabile escalation verso una battaglia legale che avrà nel tribunale del Delaware la sua scacchiera.

Muscoli legali, due "squadroni" di avvocati
I vertici del social network, ha riferito in queste ore Bloomberg, si sarebbero affidati allo studio legale Wachtell, Lipton, Rosen & Katz; peso massimo assoluto nel settore delle fusioni e delle acquisizioni, attivo dal 1965. A completare la cornice delle cifre ci sono uno squadrone di 288 avvocati - con nomi come quelli di Bill Savitt e Leo Strine, entrambi già cancellieri di quella stessa Delaware Chancery Court che farà da scenario alla contesa - e un fatturato lordo superiore al miliardo di dollari.

Sul versante opposto, a difendere gli interessi del patron di Tesla, troviamo invece la "corazzata" Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan, LLP.

I "muscoli", oleati di tutto punto, sono esposti in bella mostra sul sito web della compagnia, che conta 29 uffici (dei quali uno anche a Zurigo) in 11 paesi di quattro continenti, per un totale di oltre 900 avvocati alle proprie dipendenze. E un claim che non si perde in tanti giri di parole. «Un processo è un gioco a somma zero. C'è un vincitore e un perdente. Noi sappiamo come vincere». Punto. E sull'ultima frase viene posta una particolare enfasi, completata dal dato di 86% di vittorie riportato poco sotto, dal "bottino" dei verdetti che oltrepassa i 70 miliardi di dollari e da una sezione dedicata alle vittorie in tribunale più pesanti. Tra le quali si contano 7 sentenze a nove cifre e 4 a dieci cifre. Come a voler ribadire: "Non ci nascondiamo".

Chiarito a grandi linee quali sono i pezzi schierati, veniamo ora alla scacchiera vera e propria. A far saltare l'accordo da 44 miliardi di dollari, come anticipato, è stato il fattore "spam accounts", ovvero il fatto che sulla piattaforma sarebbero attivi un numero di profili fasulli riconducibili a cosiddetti "spam bot" più elevato rispetto a quel 5% dichiarato da Twitter. Se così fosse, il valore effettivo del social network sarebbe ben più basso rispetto a quello di 54.20 dollari per azione, cristallizzato con l'accordo dello scorso aprile. Il miliardario, per voce dei suoi legali, ha accusato il social di non aver «rispettato i suoi obblighi contrattuali» e di non aver fornito «le informazioni commerciali» richieste. Ma cosa dice esattamente l'accordo?

Musk, una richiesta ragionevole?
Sfogliando le oltre settanta pagine del documento si può individuare una clausola della sezione dedicata ad "Accesso alle informazioni e riservatezza" che indica come Twitter sia tenuto a fornire tutte le informazioni richieste da Elon Musk «per ogni ragionevole necessità legata all'attuazione della transazione». Detto in breve, se Twitter agisce diversamente, Musk è libero di far saltare l'accordo. Ma il "legalese", è sempre bene ricordarlo, non è un rettilineo scevro da ostacoli. E il «ragionevole» che viene ripetuto per ben otto volte nella suddetta sezione ha un suo peso. Come ha spiegato al Guardian il professor Brian Quinn della Boston College Law School, «l'accordo non garantisce» a Musk «il diritto di ricevere qualsiasi informazione per qualsiasi motivo». Ergo, il «fardello» del patron di Tesla sarà quello di dimostrare che ci fosse «una legittima necessità di quelle informazioni e che la sua richiesta fosse ragionevole».

Twitter cosa può fare?
Ma l'uomo più ricco del mondo ha un'altra freccia al suo arco, sebbene minore. E riguarda quel non aver rispettato gli obblighi legali previsti da parte di Twitter. In particolare riguardo al licenziamento di due manager, risalente a maggio, e di un terzo del settore di sviluppo e ricerca. Perché, sempre citando l'accordo, Musk deve essere informato se il colosso social decide di virare dal suo consueto percorso, mantenendo inoltre intatto l'assetto organizzativo. Secondo gli analisti, Twitter presenterà un’istanza per una sentenza dichiarativa al fine di chiarire di non violato alcuna clausola dell'accordo.

I vertici del social sono «fiduciosi che avranno la meglio» in tribunale. Lo ha twittato Bret Taylor, presidente del consiglio degli azionisti. L'accordo prevede però diverse sfumature, anche nel caso di una "vittoria". Nel dettaglio, è prevista ad esempio una penale da un miliardo di dollari qualora Musk decidesse di ritirarsi dall'accordo. Ma sborsarne uno solo invece di 44 potrebbe essere tranquillamente considerata una vittoria più per il multi-miliardario che non per Twitter. È piuttosto la sezione 9.9 del testo a indicare quella che dovrebbe essere la strada maestra che il social dovrebbe percorrere: la clausola di "specific performance", che obbligherebbe invece Musk a pagare la cifra pattuita e comprare ciò che, forse, non vuole più.

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