Keystone
STATI UNITI
29.07.2018 - 18:490
Aggiornamento : 30.08.2018 - 09:04

Sgambetto Google al Bitcoin: no all'app per le criptovalute

Il colosso hi-tech vieta le applicazioni per fare "mining" per Android, secondo gli esperti però alla base di tutto ci sarebbe la sicurezza

NEW YORK - Google vieta le app di mining, ovvero che producono criptovalute, su Play Store, il suo negozio virtuale. Una decisione che va a rafforzare il fronte della Silicon Valley contro le valute digitali: Apple nei mesi scorsi ha annunciato un'iniziativa simile a quella di Mountain View, Facebook e Twitter hanno invece vietato le pubblicità cripto sulle loro piattaforme.

«Non consentiamo app per il mining sui dispositivi» annuncia Google, precisando che comunque restano ''permesse'' le app che gestiscono da remoto la produzione, quali le piattaforme cloud.

La mossa di Google, così come quella di Apple, è legata - secondo gli esperti - ai rischi che le app di mining sollevano per i sistemi che le usano: smartphone e computer possono infatti incorrere in danni interni se il mining non è gestito propriamente, con un rallentamento evidente del sistema e possibili problemi seri alle batterie. A questo si aggiungono i rischi di malware a cui il mining espone i dispositivi, senza contare come attraverso le app aumenta la possibilità di cripto-sequestro di un dispositivo da parte di hacker.

Secondo Kaspersky Lab, la società di cybersicurezza russa, i casi di crito-sequestro di un dispositivo per il mining da parte di hacker sono aumentati del 44,5%. Per Skybox Security, il mining illecito di criptovalute è ormai divenuto più popolare del 'ransomware', ovvero dei software maligni che limitano l'accesso al dispositivo a meno che non di paghi un riscatto.

Già Apple nei mesi scorsi aveva deciso lo stop delle app per coniare il Bitcoin e le sue sorelle sui computer Mac e altri dispositivi mobili. Le uniche applicazioni di mining accettate da Cupertino sono quelle che lo fanno fuori dai dispositivi, ad esempio nel cloud. Le regole non vietano la presenza di app che fungono da 'portafoglio elettronico' delle criptovalute, purché offerte da sviluppatori iscritti come organizzazioni.

Il blocco di Google rappresenta l'ultimo colpo in ordine temporale al Bitcoin. Negli ultimi giorni un nuovo schiaffo alle criptovalute è arrivato dalla Sec. L'ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori ha respinto, per la seconda volta in 18 mesi, la richiesta dei gemelli Cameron e Tyler Winklevoss, i rivali di Mark Zuckerberg, per un exchange-traded fund sul Bitcoin. Una decisione dettata dai dubbi sulla  «resistenza alla manipolazione» ma anche per problemi di frodi e di tutela degli investitori. 

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