Il suicidio per fuggire dalla violenza: «Un fenomeno da portare alla luce»

Dopo i fatti di Faido e Leontica, un'interpellanza sollecita il Consiglio di Stato in merito alla necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e di analisi della violenza di genere
BELLINZONA - Quante donne si tolgono la vita per sfuggire alla violenza? È la domanda che pongono i deputati Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia, dei Verdi Liberali, interpellando il Consiglio di Stato dopo il femminicidio avvenuto la scorsa settimana a Faido, poi culminato infine negli sconvolgenti fatti di Leontica.
«Il recente susseguirsi di femminicidi ha riportato al centro del dibattito pubblico la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e di protezione delle donne vittime di violenza. Accanto ai casi in cui la violenza culmina nell’uccisione della vittima, la ricerca scientifica e numerosi organismi internazionali hanno iniziato a richiamare l’attenzione su un’altra possibile conseguenza estrema della violenza di genere: il suicidio della vittima dopo un lungo periodo di maltrattamenti, coercizione, controllo, violenza psicologica, economica, fisica o stalking», si legge nell'atto parlamentare.
Un fenomeno, quindi, più sommerso e che occorre indagare. «Pur non esistendo, allo stato attuale, una definizione giuridica condivisa né una classificazione statistica ufficiale che assimili tali casi al femminicidio, diversi esperti sottolineano la necessità di raccogliere dati più completi per comprendere meglio il fenomeno e orientare efficacemente le politiche di prevenzione», scrivono Beretta Piccoli e Mobiglia, evidenziando come «né in Svizzera né in Ticino sono disponibili statistiche ufficiali che permettano di stabilire quanti suicidi di donne siano preceduti da episodi di violenza domestica o di genere, né di analizzare sistematicamente eventuali collegamenti con precedenti interventi delle autorità, dei servizi sociali o sanitari».
Al governo viene quindi chiesto se queste cifre, a livello cantonale e nazionale, esistono e se «il Cantone dispone di dati che permettano di correlare i suicidi femminili con precedenti denunce per violenza domestica, misure di protezione, interventi di polizia o prese a carico da parte dei servizi sociali o sanitari».
In caso contrario, viene altresì chiesto se l'esecutivo «ritiene opportuno promuovere, anche in collaborazione con la Confederazione, le università o altri istituti di ricerca, uno studio volto a comprendere la possibile correlazione tra violenza di genere e suicidio».



