Ti Press
Tiziano Galeazzi
CANTONE
09.11.2020 - 13:300

Controlli medici alle dogane e precettazione italiana: «Che facciamo?»

Tiziano Galeazzi e cofirmatari sottopongono alcune domande al Governo.

Questioni che erano già emerse durante la prima ondata, «ma che non sono state affrontate a dovere».

BELLINZONA - La seconda ondata di covid-19 sta nuovamente sollevando dei quesiti che sembrano non essere stati risolti durante la fase 1. Ne è convinto Tiziano Galeazzi, che ha riunito questi quesiti in un'interrogazione da sottoporre al Consiglio di Stato.

«Saranno questioni d'interesse economico, anche se la salute pubblica dovrebbe essere al primo posto, saranno questioni diplomatiche o di relazioni con l'Unione Europea, ma ancora una volta ci troviamo con il “viavai” alle frontiere nazionali senza alcun controllo medico di routine», viene spiegato nel testo dell'atto parlamentare sottoscritto anche da altri deputati dell'UDC e della Lega.

Il Ticino è infatti confrontato con un flusso consistente di lavoratori italiani che ogni giorno entrano ed escono dal territorio elvetico. Così come residenti, o persone di passaggio, che dal Ticino si recano oltre confine anche per motivi di lavoro. Ma il coronavirus non ha confini: «Senza un controllo medico mirato anche sulle frontiere, non potremo mai arrestare il viavai di Covid-19 di qua e di là dai confini nazionali», sottolinea Galeazzi.

Per questo motivi, «considerato che il virus sembra faccia qua e là come una pallina da ping pong», nell'interpellanza vengono sottoposte le seguenti domande:

  • A differenza della primavera scorsa, come ci si vorrebbe comportare alle dogane, sebbene di competenza federale, sulla questione dei controlli sanitari da e per il Ticino? (Richieste di certificazioni o controlli casuali con test rapidi e/o misurazione temperatura corporea a random)
  • Che tipo di richieste e certificazioni mediche o controlli ha richiesto il Cantone nei confronti dei datori di lavoro che impiegano manodopera transfrontaliera in azienda?
  • Nel caso dell'aggravarsi della situazione in Italia e quest'ultima dovesse decidere di “precettare” parte del corpo socio-sanitario italiano che lavora in Ticino, come si riorganizzerebbe il sistema sanitario cantonale? Vi è un piano o delle misure d'urgenza per far fronte a tale situazione? Se si quali ? Se no, perché non si è pianificato questa possibilità?
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