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24.09.2020 - 17:120
Aggiornamento : 22:51

Nessuna commissione parlamentare d’inchiesta

Il Gran Consiglio ha detto no alla creazione di una CPI per verificare l'operato dei funzionari cantonali

Il caso è quello dell'ex funzionario del DSS condannato per coazione sessuale lo scorso anno

BELLINZONA - Al termine di un lungo, acceso e contrastato dibattito il Gran Consiglio ha deciso poco fa che non ci sarà nessuna Commissione parlamentare d’inchiesta. In pratica sono state ribaltate le previsioni della vigilia. Nessuna Cpi quindi per far luce, come recitava la bozza di decreto, «sull'operato sulle eventuali responsabilità dei funzionari coinvolti nell’inchiesta sui presunti abusi sessuali compiuti da un ex funzionario del DSS». La richiesta è stata bocciata per un solo voto: 38 contrari, 37 favorevoli e 8 astenuti. Sarebbe comunque servita la maggioranza assoluta del Parlamento.

La discussione è stata accesa. Ve ne riassumiamo in pillole gli interventi finali. È prevalso il timore di una caccia alla streghe. E in tal senso è stato convincente l'intervento della PLR Natalia Ferrara. Per Anna Biscossa (PS) si è trattato di: «Un dibattito inaccettabile e di una gravità etica profonda. Non so cosa voterò e non è questa la premessa che auspicavo». Per Tiziano Galeazzi UDC: «Oggi sembra di assistere ad uno scontro partitico. Ho vissuto la Cpi di Argo1 e so come funziona». Angelica Lepori (Mps-Pop): «Non che abbia grande fiducia nei qui presenti. Ma un voto negativo significherebbe che le violenze sulle donne non interessano». Ma anche sul fronte femminile c'è stata spaccatura. Giovanna Viscardi, PLR, così si è espressa: «Mi vergogno quasi di far parte di questo consesso. Voterò no se questi sono i presupposti». Edo Pellegrini (UDC-UDF): «Mai stato a disagio come oggi a premere il pulsante. Ma voterò sì». 

Le reazioni -  Il Partito Liberale Radicale  commenta con favore la bocciatura di una Commissione parlamentare d'inchiesta: «Siamo sempre stato chiari: fare giustizia non è compito dei politici e del Parlamento, per rispetto delle persone, delle vittime e delle stesse istituzioni». Ora, prosegue il comunicato stampa, «è soprattutto essenziale verificare con attenzione che le procedure in materia di abusi sessuali in seno all’Amministrazione cantonale siano chiare, che si dia grande importanza al tema della prevenzione e alle direttive a tutti i livelli. L’obiettivo è che ognuno, sia le vittime sia chi è chiamato a proteggerle, sappia cosa deve fare di fronte ad eventuali segnalazioni». Come PLRT, conclude la presa di posizione, «ribadiamo l’importanza della separazione dei poteri senza invasioni di campo tra politica e giustizia. La CPI non sarebbe stato lo strumento adeguato».

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