Due influencer al giorno per promuovere il Ticino. E intanto si pensa già all'AI

Ma quanto costa la promozione del territorio? Ticino Turismo non ha fornito una cifra precisa: «Spesso si lavora in sinergia con le OTR e Svizzera Turismo
Ma quanto costa la promozione del territorio? Ticino Turismo non ha fornito una cifra precisa: «Spesso si lavora in sinergia con le OTR e Svizzera Turismo
BELLINZONA - Sicurezza, qualità dei servizi e paesaggi: sono questi gli elementi che continuano ad attirare in Ticino un numero crescente di turisti americani e britannici, conquistati dalla cosiddetta “svizzeritudine”. Lo ha spiegato a tio.ch il direttore di Ticino Turismo Angelo Trotta a margine della conferenza stampa svoltasi ieri a Bellinzona, dalla quale sono emersi dati estremamente positivi per il 2025. Tra gli aspetti più significativi figura proprio l’aumento della presenza straniera, segno di un interesse sempre maggiore verso la Svizzera e il nostro cantone. «Negli ultimi anni la crescita è stata molto significativa: dal 2019 i pernottamenti di americani sono aumentati di oltre il 50%», sottolinea Trotta. «Si tratta di un trend nazionale che riguarda tutta la Svizzera. Spesso per questi turisti il nostro Paese non rappresenta la prima destinazione europea: inizialmente visitano città come Roma, Firenze o Parigi, ma nei viaggi successivi scelgono la Svizzera». Un pubblico particolarmente interessante anche dal punto di vista economico: «Sono turisti ad alta capacità di spesa, che soggiornano prevalentemente in hotel di fascia alta».
Ma la vera sfida, ora, è un’altra: trasformare il Ticino in una destinazione attrattiva durante tutto l’anno, anche nei mesi più freddi. «È un tema di cui si discute ormai da tempo e sul quale molte regioni stanno lavorando», conclude Trotta. «Pensiamo ai Grigioni, fortissimi in inverno, che puntano a crescere anche nella stagione estiva».
Direttore, a tal proposito lo scorso ottobre è stata lanciata l’iniziativa Ticino a 365 gradi: come sta andando?
«È un processo che richiede tempo, collaborazione e convinzione da parte di tutti: grandi attrazioni turistiche, settore alberghiero, ristorazione, impianti di risalita e navigazione. Serve anche un miglior coordinamento delle aperture e delle chiusure stagionali. Se riusciremo a lavorare tutti insieme, i risultati arriveranno più velocemente, ma è comunque un percorso graduale».
Da parte degli operatori turistici c’è collaborazione oppure resistenza?
«Ci sono attori turistici pionieri e innovatori che credono molto nella destagionalizzazione e hanno già sperimentato aperture invernali, magari nei fine settimana. Altri invece, per ragioni economiche comprensibili, preferiscono chiudere. Alcuni hotel cinque stelle del Locarnese, ad esempio, restano chiusi da novembre fino a poche settimane prima di Pasqua perché non raggiungono la redditività necessaria. Sono comunque scelte imprenditoriali individuali. Detto questo, le attività sviluppate quest’inverno dimostrano che qualcosa si sta muovendo e che la direzione è quella giusta».
Ad esempio?
«Monte Tamaro e Monte Generoso hanno aperto nei fine settimana anche durante l’inverno. Winterland ha l’intenzione di coinvolgere oltre a Locarno, altre città in futuro. Eventi di questo tipo creano vita nei centri urbani e contribuiscono ad attirare visitatori e pernottamenti aggiuntivi».
La vicina Como sta vivendo problemi di overtourism e un forte aumento dei prezzi. Può essere un’opportunità per il Ticino?
«Como sta diventando in parte vittima del proprio successo, come accaduto in molte destinazioni italiane e spagnole. L’aumento dei flussi turistici porta spesso a crescita dei prezzi e, talvolta, a un calo della qualità. Tuttavia non è automatico che questi turisti si spostino in Ticino. Da anni lavoriamo con tour operator dei mercati inglese e americano - molto importanti per Como - ma inserire una nuova destinazione nei loro circuiti richiede tempo. La strategia quindi è rafforzare progressivamente la presenza del Ticino sui mercati internazionali, affinché in futuro i visitatori scelgano direttamente il nostro territorio».
Promuovere il territorio in modo efficace: quali sono le sfide?
«La grande incognita per il futuro è l’intelligenza artificiale. Stiamo già osservando cambiamenti nel comportamento dei viaggiatori: molti chiedono direttamente alle piattaforme di AI cosa fare o dove andare, riducendo l’uso tradizionale dei motori di ricerca. Negli ultimi anni abbiamo comunque spostato sempre più budget dall’analogico al digitale. Sui mercati esteri, con risorse limitate, non possiamo permetterci campagne tradizionali come cartellonistica o televisione, quindi puntiamo soprattutto online».
Quanto contano ancora gli influencer?
«Restano fondamentali le relazioni pubbliche: collaboriamo con giornalisti, blogger, influencer e tour operator, che sono veri e propri prescrittori di viaggio. Ogni anno accogliamo oltre 500 professionisti (circa due al giorno) che visitano il Ticino per conoscere il territorio e promuoverlo nei loro canali o nelle loro offerte turistiche».
A quanto ammontano gli investimenti in questo settore?
«Non è possibile fornire una cifra precisa. Si tratta infatti di un insieme di molte attività che effettuiamo su vari mercati e che sono molto diversificate tra loro. Da viaggi di content creator ad attività più elaborate con influencer molto conosciuti, spesso in sinergia con le OTR e Svizzera Turismo».




