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CANTONE«La pena deve essere commisurata ai fatti, non alle ipotesi»

16.12.21 - 16:37
Il delitto di via Valdani non era premeditato, ribadisce l’avvocato Bertoli, basandosi «sulle prove»
tipress
«La pena deve essere commisurata ai fatti, non alle ipotesi»
Il delitto di via Valdani non era premeditato, ribadisce l’avvocato Bertoli, basandosi «sulle prove»

LUGANO - «Pasquale Ignorato è reo confesso e merita una condanna. La pena deve però essere commisurata ai fatti, non alle ipotesi». Per il delitto avvenuto il 27 novembre 2015 in via Valdani a Chiasso, l’avvocato Marco Bertoli chiede dunque una pena non superiore ai nove anni di carcere nei confronti del suo assistito Pasquale Ignorato. E non per assassinio, bensì per omicidio intenzionale. 

Quali sono dunque i fatti? È provato, ricorda il difensore, che l’incontro con il fiduciario è avvenuto, che vi è stata una colluttazione, che è stato impiegato un tubo metallico e che ci sono delle impronte. E anche che Pasquale si è costituito.

Sarebbe stata «una mossa stupida» - Ma i due non si erano recati nell’autorimessa, aggiunge il legale, con l’intenzione di «eliminare» il fiduciario. Di fronte all’ordine di sfratto, «eliminarlo sarebbe stato il gesto più stupido da commettere, si trattava dell’unica persona che avrebbe potuto concedere un’ulteriore proroga».

E il coltello? - Anche l’avvocato Bertoli sottolinea inoltre la mancanza di prove in relazione alla presenza, quella sera, di un coltello. «È soltanto accertato che è stato usato un tubo metallico». E non è nemmeno confermato che quest’ultimo sia stato portato dall’imputato.

Il sopralluogo «è una forzatura» - Ma anche su altri aspetti della vicenda, quale - per esempio - il presunto sopralluogo che il figlio avrebbe effettuato il giorno precedente ai fatti. «Non è in alcun modo dimostrato: dedurre che si trovasse lì per verificare l’uscita di un veicolo è una forzatura». Non vi sarebbe quindi premeditazione.

Anche la dinamica della fuga sarebbe tutt’altro che segno di pianificazione: «Chi prevede una fuga lo fa per non essere individuato, non lascia quindi tracce e non getta l’arma del delitto in un giardino».

Chiesti fino a diciannove anni di carcere - La procuratrice pubblica Marisa Alfier, lo ricordiamo, ha chiesto per entrambi gli imputati una condanna per assassinio. Nello specifico, diciannove anni di carcere per il padre, sedici e mezzo per il figlio.

L’avvocato Elio Brunetti, patrocinatore del figlio, ha invece chiesto il proscioglimento del suo assistito da tutti i reati. Il giovane non avrebbe avuto «nessun ruolo attivo» nella vicenda.

Sono diversi gli aspetti che devono ora essere chiariti. L'intenzione della Corte è di comunicare la sentenza domani, venerdì 17 dicembre, alle 17.

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