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LUGANOFino a 19 anni di carcere per il delitto di via Valdani

16.12.21 - 11:13
Per l’accusa si trattò di assassinio: «La loro colpa è gravissima»
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LUGANO
16.12.21 - 11:13
Fino a 19 anni di carcere per il delitto di via Valdani
Per l’accusa si trattò di assassinio: «La loro colpa è gravissima»

LUGANO - Quella sera del 27 novembre 2015, nell’autorimessa sotterranea di via Valdani a Chiasso, il fiduciario Angelo Falconi «è stato massacrato a sprangate per la misera somma di cinquemila franchi». Lo ha detto, ieri all’inizio del suo intervento, la procuratrice pubblica Marisa Alfier. Per lei si trattò pertanto di assassinio. E oggi chiede diciannove anni di carcere per Pasquale Ignorato e sedici anni e mezzo per il figlio 29enne. «La loro colpa è gravissima e al momento dei fatti non erano incensurati». Per il più giovane si parla inoltre di «assoluta mancanza di collaborazione».

I due - secondo la tesi esposta dall’accusa - si sono recati, quel giorno, nel garage sotterraneo con l’intenzione di attendere il fiduciario per «eliminarlo». E sapevano bene che la vittima sarebbe stata lì a quell’ora. Il giorno precedente, il figlio 29enne aveva infatti effettuato un sopralluogo. «C’è dunque stata premeditazione, condivisa da entrambi gli imputati». E aggiunge: «Ma chi è un padre che manda un figlio a fare un sopralluogo per dare una lezione a un uomo anziano?»

Il 27 novembre sono quindi arrivati nel parcheggio, entrambi armati. L’uno con un tubo metallico, l’altro con un oggetto da taglio. «Hanno preso assieme la decisione di togliere la vita a una persona, soltanto perché non rispondeva alla loro volontà» spiega la procuratrice. Sia Pasquale che il figlio erano ben più giovani della vittima, che aveva 73 anni. Vittima che aveva tentato di difendersi. «Hanno agito senza scrupoli e a sangue freddo».

La colpa della vittima? Nessuna, «lui aveva soltanto fatto il suo lavoro, comunicando con sei mesi di anticipo la decisione di sfratto» alla famiglia Ignorato. Una decisione che non Pasquale non voleva accettare. Tanto che, invece di cercare una nuova abitazione, aveva smesso di pagare la pigione, come aveva spiegato ieri la procuratrice Alfier.

Diversa la versione dei fatti fornita, anche in aula penale, dagli imputati. L’incontro con la vittima - a loro dire - sarebbe stato casuale. E il tubo metallico l’avrebbe preso la vittima dalla sua auto. Soltanto in seguito Pasquale sarebbe riuscito a impossessarsene. L’accusa afferma tuttavia che la loro credibilità «è pari a zero».

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