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CANTONEMassacrato «per la misera somma» di 5’000 franchi

15.12.21 - 18:00
Nel processo per il delitto di via Valdani ha preso la parola l’accusa. Prevista per domani la richiesta di pena
Ti Press
CANTONE
15.12.21 - 18:00
Massacrato «per la misera somma» di 5’000 franchi
Nel processo per il delitto di via Valdani ha preso la parola l’accusa. Prevista per domani la richiesta di pena

LUGANO - «Il fiduciario Angelo Falconi è stato massacrato da un suo debitore per la misera somma di 5’000 franchi». Così la procuratrice pubblica Marisa Alfier inizia la sua requisitoria nell’ambito del processo per il delitto di via Valdani del 27 novembre 2015. «Cos’ha fatto di terribile? Nulla - aggiunge - ha soltanto svolto il suo ruolo di amministratore, riscuotendo la pigione dai locatari». Si tratta degli Ignorato, a cui era stata comunicata la disdetta del contratto di locazione. Avevano sei mesi di tempo per trovare una nuova abitazione, «ma hanno smesso di pagare».

Da oggi Pasquale Ignorato e il figlio di 29 anni si trovano davanti a una Corte delle Assise criminali di Mendrisio, riunita a Lugano e presieduta dal giudice Marco Villa, per rispondere dell’accusa di assassinio. La sera precedente al fatto di sangue - ricorda la procuratrice - il giovane si trovava nei pressi della rampa d’accesso al garage sotterraneo dove è poi stato ucciso il fiduciario.

«È arrivato sul posto alle 17.41, ha effettuato alcuni spostamenti, ha fatto delle telefonate ed è andato via trenta secondi dopo l’uscita dal garage della vettura del fiduciario» spiega, ribadendo: «Si trovava lì per un sopralluogo, per capire come entrare nel parcheggio e a che ora la vittima se ne andava». Una versione che il giovane respinge.

Il giorno dopo, il 27 novembre, nel lasso di tempo compreso tra le 18.33 e le 18.53, in quell’autorimessa il fiduciario è stato ucciso. I due imputati erano in quel garage e hanno incrociato la vittima «per caso», a loro dire. E Pasquale avrebbe colto l’occasione per parlare con lui del contratto di locazione.

Ma non è vero che si è trattato di «un incontro casuale», afferma Alfier. Quella sera il fiduciario si è trovato confrontato con due uomini, l’uno con un tubo metallico, l’altro con un arma da taglio (mai ritrovata). «Quando uno si presenta così armato, succederà qualcosa di brutto, molto brutto».

Sulla presenza dell’arma da taglio, negata da entrambi gli imputati, si sono chinati i periti. La vittima riportava infatti delle lesioni alle mani che - a dire degli esperti - non potevano essere effettuate con una spranga, bensì con un oggetto contundente o da taglio.

Il processo prosegue domani, a partire dalle 9.30. L’accusa terminerà il suo intervento con la richiesta di pena. E poi prenderanno la parola i difensori Marco Bertoli ed Elio Brunetti.

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