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15.05.2020 - 12:360
Aggiornamento : 15:58

Botte a Pregassona: «Un linciaggio da parte di una gang»

Parla il genitore di uno dei giovani coinvolti: «L'epilogo poteva essere ben peggiore. Abbiamo sporto denuncia»

Per il padre del 16enne questa violenza è ingiustificata: «Erano in quindici contro uno. Non è il Bronx, ma il Ticino».

LUGANO - «Un fatto molto grave, e non un semplice alterco tra gruppi di giovani». Viene descritto così, dal padre di uno degli attori coinvolti, il pestaggio avvenuto negli scorsi giorni a Pregassona.

A parlare è il genitore di quello che, spiega, sarebbe l'unico «ragazzo picchiato, il cui linciaggio è stato evitato dall'arrivo della Polizia Comunale». «Un profondo ringraziamento - aggiunge - va anche ai residenti che l’hanno chiamata». Per l'uomo, tuttavia, i fatti non sono stati riportati correttamente: «Si è trattato dello scontro tra una gang intera contro una singola persona e non di uno scontro tra due gang rivali», asserisce.

L'uomo sostiene che il figlio, 16enne, intervenuto per aiutare il fratello di 13 anni «è stato inizialmente picchiato da un ragazzo, poi risultato appartenente alla gang "gli Immigrati 6830" di Chiasso». «Più tardi - prosegue il padre -, mio figlio ha commentato in una Live Chat quello che pensava della città di Chiasso in generale, senza riferimenti a nessuno in particolare. Non sapeva neanche dell’esistenza di questa gang».

Questa "live" avrebbe dato il via a uno "squadrone" di 30 ragazzi pronti a partecipare alla «spedizione punitiva». «Hanno chiesto d'incontrare mio figlio dicendo che se non si fosse fatto vivo l'avrebbero preso a casa e ammazzato. Lui, ingenuo, si è recato all'appuntamento, senza dirci nulla, da solo. Così è stato picchiato selvaggiamente. Nei video registrati si vede che sono in 10-15 contro uno. Mio figlio nemmeno reagisce. Solo alla fine riesce a divincolarsi. Grazie a Dio è riuscito a scappare in tempo evitando lesioni più gravi. Ma sarebbe bastato un colpo ricevuto diversamente o altro per avere un epilogo ben diverso».

Il genitore condanna fermamente la ferocia delle azioni di questi giovani: «Lascia tutti allibiti, ed ė ingiustificabile in un mondo civilizzato. Poteva capitare al figlio di chiunque». Quindi si domanda: «Come è possibile che sia tollerato un gruppo organizzato del genere? Che in internet, con tanto di volti in bella mostra, scrive motti del tipo “il nostro ring è la strada, però non combattiamo per i soldi, ma per i fratelli quindi noi non pensiamo a mettervi k.o. noi pensiamo a uccidervi”? Dove sono le autorità? Dove sono i genitori? Non stiamo parlando del Bronx, stiamo parlando del Ticino».

Ovviamente padre e figlio non hanno lasciato correre, ma hanno proceduto con regolare denuncia: «Speriamo in questo modo di fermare in futuro atti simili. Per evitare che il prossimo giovane venga ucciso».

«Uniti contro la violenza» - Anche la Commissione di quartiere di Pregassona prende posizione sull'accaduto. «Siamo uniti nel denunciare questo episodio - spiega Luca Campana -. Ci siamo dati da fare per rendere il quartiere più inclusivo, più aperto, e i giovani sembrano reagire bene. Leggere queste cose ci ha fatto male, soprattutto perché cerchiamo sempre di promuovere qualcosa di positivo». Sabato sera la Commisione si recherà in via Pazzalino a parlare con i giovani, perché «la comunità è unita». Ne è convinto anche il presidente Marco Imperadore: «Evitiamo che atti del genere pregiudichino quello di buono fatto finora».

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