Sky va online, ma si ferma a Chiasso

Sky e Mediaset sbarcano su internet. Ma l’inverno di fuoco della tv italiana non riscalderà il Ticino
LUGANO. Se andate a fare la spesa in un centro commerciale lombardo immancabilmente verrete fermati da un promoter: “Ragazzi, ci portiamo a casa Sky?”. La più famosa pay tv italiana è una delle rivoluzioni del piccolo schermo d’oltreconfine che ha solo sfiorato la cultura ticinese. Abituati a programmare Raiuno sul quattro dopo le tre tivù nostrane, noi ticinesi i programmi italiani li abbiamo sempre avuti sul menu. Poi il piccolo schermo è cambiato: i canali sono diventati innumerevoli, la guerra dei diritti sempre più violenta e noi, nella terra di mezzo, ci siamo ritrovati senza molti dei canali che costruiscono la cultura televisiva italofona. Pochi sanno quale sia il canale centootto di Sky e c’è da sperare che almeno qualche serie della Fox la conquisti La1.
Dove la Rsi non può – Perché la Rsi quando si parla di serie Tv non si tira indietro. Negli anni è riuscita a trasmettere molte serie amate e prolifiche, da Desperate Housewifes alla recentissima The Americans. Ma con due canali non si può arrivare dappertutto, così per must come Lost o Breaking Bad s’è dovuto aspettare che fossero riciclate (dopo il passaggio pay tv) sui canali free italiani. Anche peggio è andata per gli amanti dei reality. X Factor, Master Chef e via discorrendo sono format a noi negati. La nascita di Cielo, canale di Sky aperto a tutti, ha permesso anche a noi di vederli ma, anche qui, riciclati con mesi di ritardo.
Il confine giuridico - Ai frequentatori dei forum di supporto dei vari fornitori svizzeri il discorso è ben noto. Gli utenti di lingua italiana chiedono e richiedono canali. Ma la risposta è sempre la medesima: “Quando ci saranno novità le comunicheremo”. Abbiamo chiesto direttamente e Swisscom che, con Cablecom, è tra i provider con il pacchetto più ampio ci ha spiegato che “motivi giuridici impediscono di portare questi canali in Svizzera”. Motivi verosimilmente legati ai diritti di diffusione.
La svolta online – Mediaset sta per lanciare Infinity Online, Sky arriverà in primavera con River. In entrambi i casi si tratta di un servizio di Video on demand che non necessiterà di contratto. Basterà registrersi su internet e si potrà vedere il proprio programma preferito pagando di volta in volta. Insomma, qualcosa alla Netflix per intenderci. È la volta buona, ci siamo detti. Tanto da chiedere all’Ufcom di Berna se vi fossero limiti di legge perché un servizio simile potesse varcare Brogeda. “Se le emittenti offrono solo Video on Demand non sono obbligate a notificarsi presso l’Ufcom”. Una speranza, però, subito raggelata da Mediaset. “Il servizio Infinity Online sarà solo per i residenti entro i confini italiani”, ci dice Paolo Calvani, direttore Comunicazione e Immagine del Gruppo Mediaset. “Ci piacerebbe servire il bacino italofono in Svizzera – spiega – ma non possiamo acquistare i diritti per tutta Europa”. Sky, invece, non rilascia una comunicazione ufficiale, ma il nocciolo della questione sembrerebbe il medesimo.
Netflix - La piattaforma di streaming statunitense Netflix sta facendo sfaceli oltre oceano, come in Olanda, Gran Bretagna e nei paesi scandinavi. Sta diventando un colosso tanto che ha iniziato a produrre dei programmi esclusivi. Basti pensare all’acclamatissima serie tv politica House of Cards o alla spassosissima prison comedy Orange is the new black. Niente da fare. Che sia un problema linguistico o che il bacino svizzero non sia attrattivo, anche Netflix rifila un due di picche alla Confederazione. Joris Evers, direttore della comunicazione, ci spiega che “al momento non vi sono dettagli su ulteriori espansioni”.
Fatta la legge, trovato l’inganno - La rete è un universo liquido. Per quanto si voglia costruire palizzate, i contenuti in un modo o nell’altro riescono sempre a sgorgare ovunque li si voglia. I sistemi per aggirare i limiti del copyright sono infiniti. Da quelli molto simili al furto, a quelli ben più tollerabili. Insomma, in questo caso si vorrebbe poter pagare un servizio. Il sistema per farlo si chiama Vpn, Virtual Private Network. Si tratta di un servizio a pagamento (parliamo di cifre tra i 5 e i 10 franchi al mese) che permette di apparire al mondo esterno con un indirizzo diverso. Il nostro Ip sarà, a dipendenza della necessità, statunitense o italiano, così da potersi registrare a queste piattaforme, pagando come tutti gli altri. Non è invece consigliabile usare servizi di proxy gratuiti. L’ampiezza di banda non è sufficiente, a meno che non siate feticisti del buffering.



