Due giovani ticinesi scampati al disastro di Crans per miracolo

"Solo" un pestaggio ha impedito che i ragazzi entrassero nel Constellation, locale in cui li attendevano i loro amici. La testimonianza della madre.
"Solo" un pestaggio ha impedito che i ragazzi entrassero nel Constellation, locale in cui li attendevano i loro amici. La testimonianza della madre.
MENDRISIOTTO - Due giovani ticinesi scampati al disastro di Crans-Montana per una pura casualità. A raccontarlo a tio.ch a quasi una settimana di distanza dalla strage di Capodanno, è la madre. La famiglia vive nel Mendrisiotto e ha una casa di vacanza proprio nella località vallesana. «Il Constellation (o Constel) – spiega – era da anni il ritrovo dei giovani. E anche i nostri due figli più grandi quella notte dovevano essere lì».
Un legame forte con Crans – Tra la donna e il Vallese c’è un legame forte. Sua madre era di Martigny. «Già da piccola dunque frequentavo Crans. La stessa cosa faceva mio marito. Soprattutto durante la stagione invernale, siamo soliti andare a sciare a Crans con i nostri tre figli di 10, 15 e la più grande di 17 anni».
Il countdown e la lite – Questo dunque il contesto di partenza. La sera del 31 dicembre i due figli più grandi cenano con la famiglia. Per poi uscire a fare il countdown in piazza. «Mio figlio di 15 anni si era accordato con un gruppo di amici per festeggiare insieme al Constel. Verso mezzanotte e mezza ho ricevuto una chiamata da un suo amico che era con lui. Un gruppo di cinque ragazzi lo aveva picchiato. Mio figlio aveva perso conoscenza e in quel momento stava venendo soccorso dai sanitari».
Gli ultimi messaggi degli amici – La donna corre a recuperare il giovane e il resto del gruppo. E, proprio in quei minuti, a poche decine di metri si è scatenato l’inferno. «All’una è arrivato l’ultimo messaggio di una ragazza del gruppo di amici che lo stava aspettando già all’interno del Constel. Lei oggi è ricoverata a Zurigo in condizioni gravissime. Un altro ragazzo è al Niguarda di Milano, un’altra ragazza è purtroppo deceduta, altri sono rimasti feriti ma si sono salvati».
Sensazione surreale – La famiglia del Mendrisiotto è rimasta a Crans anche nei giorni successivi, fino a oggi, giorno dell’Epifania. «Abbiamo vissuto una sensazione surreale, fatta di gratitudine e sollievo, ma fortemente appesantita da un vuoto profondo e da una tristezza che non trovano parole. La comunità di Crans è distrutta dal dolore e dalla rabbia per tutto ciò che si poteva sicuramente evitare. Rientriamo in Ticino e poi nostro figlio dovrà sottoporsi ad accertamenti per le ferite al naso e alla mascella. Ma il nostro pensiero più grande è lì, con tutte le famiglie e i ragazzi che dovranno convivere per sempre con una lacerante sofferenza».
«Qualcuno, lassù, li ha protetti» – Incredulità. È la parola che più contraddistingue le frasi della nostra interlocutrice. «Crans è sempre stata una località tranquilla e sicura, non avremmo mai immaginato che potesse accadere qualcosa del genere. I nostri figli sono salvi per miracolo. Quelle botte, paradossalmente, sono state la loro salvezza. Una coincidenza che va oltre ogni spiegazione. Qualcuno, lassù, li ha protetti».




