Crans-Montana, l'ex procuratore Bernasconi: «I proprietari andavano arrestati»

Per il docente di diritto penale «andavano presi provvedimenti straordinari».
LUGANO - «Il paese è piccolo, tutti si conoscono, non vorrei che qualcuno abbia chiuso un occhio».
A dirlo, in un’intervista al Corriere della Sera, è l’ex procuratore luganese Paolo Bernasconi.
Il docente di diritto penale si chiede come un piccolo comune di montagna come Crans-Montana possa avere strumenti e personale per i controlli delle ispezioni antincendio. «Con quale serietà sono state fatte le ispezioni se in un sotterraneo privo di finestre sono state messe 100 persone?»
Inoltre, secondo Bernasconi la giustizia si sta muovendo troppo lentamente. «Di fronte a un disastro di proporzioni colossali e a omissioni evidenti, avrei preso provvedimenti straordinari, come l’arresto in carcere o i domiciliari. Mi sembra il minimo nei confronti delle vittime e delle loro famiglie». Questo anche perché c’è il rischio di fuga (trattandosi di due cittadini francesi) e di inquinamento probatorio (trattandosi di una cittadina piccola).
Per il docente di diritto penale, «il minimo che potrebbe fare la confederazione sarebbe costituire un fondo allo scopo di versare subito alle famiglie delle persone decedute un' indennità per torto morale di almeno quattro zeri», così da «coprire immediatamente tutte le spese mediche e di trasporto per le famiglie delle persone ferite». Un fondo di questo genere «venne costituito a favore delle vittime svizzere dell’attentato di Luxor».
Infine, per l’ex procuratore in casi come questi, da parte degli inquirenti, «c’è un dovere di trasparenza, non ci si può trincerare dietro il segreto d’ufficio o la privacy. Mi sarei aspettato anche un gesto dalla politica: le dimissioni del Consiglio comunale e del responsabile cantonale della sicurezza».



