«Vorrei essere in un bunker»: la paura dei ticinesi bloccati a Dubai e Abu Dhabi

Le testimonianze di chi in queste ore vive l'angoscia degli attacchi missilistici lanciati dall'Iran verso il Golfo
Le testimonianze di chi in queste ore vive l'angoscia degli attacchi missilistici lanciati dall'Iran verso il Golfo
SAVOSA /ABU DHABI - «Sono momenti di grande paura, perché i razzi esplodono proprio sopra l’hotel dove mi trovo». A raccontarlo è Dario, 26 anni di Locarno, bloccato ad Abu Dhabi a causa dei missili lanciati dall’Iran.
La situazione è iniziata mentre rientrava dalla Thailandia: dopo uno scalo ad Abu Dhabi, tutti i voli sono stati sospesi. Dario ha passato otto ore in aeroporto prima che Etihad lo sistemasse in hotel. Lo racconta mentre sul telefono continuano ad arrivare allarmi: «Stare lontani dalle finestre e mettersi al riparo». Dal 32° piano, dove si trova la sua camera d'albergo, in direzione del porto vede un fumo denso e nero. Confessa: «Preferirei essere al riparo in un bunker». Fuori, allo stesso tempo, sembra regnare una calma apparente: la gente del posto continua la vita normale e i turisti non sembrano particolarmente preoccupati. «Io invece mi vedo con il terrore negli occhi». La chiamata si interrompe per un attimo: «C'è appena stato un altro scoppio», dice. Con l'ambasciata racconta di non essere riuscito a mettersi in contatto telefonicamente, ma di aver ricevuto email e messaggi con le indicazioni del DFAE.
«Il boato e le pareti dell'aeroporto che tremavano» - Quella di Dario è solo una delle tante testimonianze che in queste ore stanno arrivando in redazione. Come lui, anche Mile Ivanov, 40 anni del Bellinzonese, si trova nella capitale. Ci spiega che verso l’una di notte, l’hotel vicino all’aeroporto dove si trovava è stato evacuato per un possibile attacco missilistico. «Poi un boato: le pareti vibravano, la gente era nel panico. La polizia vietava l’uso dei telefoni. Siamo stati scortati con sei bus verso un altro hotel, in una zona più sicura. Per ora sono tranquillo».
«Delusa dal DFAE» - A qualche centinaio di chilometri di distanza, a Dubai, si trova una cittadina del Locarnese, bloccata anche lei: «Sono qui da una settimana, sapevo che poteva esserci un’escalation». Racconta la notte fatta dai boati dei missili, intercettati dal sistema THAAD. Spiega che le autorità cercano di rassicurare: «Dicono che Dubai è sicura, ma aeroporto e voli sono chiusi, così come i centri commerciali e le farmacie. Le strade sono deserte». Lei stessa ha cambiato hotel: «Il Fairmont e il Burj al Arab sono stati colpiti». Tuttavia lamenta carenze da parte del DFAE: «Non abbiamo ricevuto contatti dall'ambasciata di Abu Dhabi o dal consolato di Dubai, ci siamo registrati da soli, è deludente. Non abbiamo ricevuto conferma della registrazione come cittadini svizzeri né informazioni aggiornate. Ho provato tutti i numeri, in italiano, francese e tedesco, senza riuscire a contattare nessuno». Ci informa poi che le autorità hanno iniziato a inviare notifiche push: «Chiedono di stare al coperto e lontano dalle finestre. Il rischio maggiore sono i detriti dei missili intercettati».
Il sistema antimissile THAAD
Gli Emirati Arabi Uniti, lo ricordiamo, utilizzano il sistema antimissile THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) prodotto da Lockheed Martin, capace di intercettare missili balistici nemici a medio e corto raggio tramite impatto cinetico diretto, o “hit-to-kill”. Sostanzialmente gli intercettori si scontrano con i colpi nemici a velocità estremamente elevate. Sono stati il primo paese al di fuori degli USA a schierarlo, acquistandolo con un accordo multimiliardario.
«In Oman al momento siamo tranquilli» - Una coppia di ticinesi è invece in Oman: «Al ritorno dalla Thailandia avremmo dovuto fare scalo a Doha, ma siamo stati dirottati a Muscat. Qatar Airways ci ha sistemato in albergo, stiamo bene e aspettiamo il volo di rientro».
Le precisazioni del DFAE - Interpellato il portavoce del DFAE, Michele Steiner, precisa a tio.ch: «Dallo scoppio degli eventi, la Helpline ha gestito oltre 1.000 richieste e fornisce informazioni tramite notifiche automatiche. Le rappresentanze svizzere supportano chi si è registrato o segnalato direttamente». Viene ribadito che il DFAE «non organizza partenze; i viaggiatori devono seguire le istruzioni delle autorità locali e contattare compagnie aeree o tour operator». E sottolinea come in caso di peggioramento della sicurezza, «i servizi consolari potrebbero essere limitati o indisponibili». Consigia infine di usare l’app Travel Admin per registrare il viaggio e ricevere aggiornamenti.









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