Parole e sguardi che pesano. «Se vuoi fare questo lavoro, fallo per te stessa»

Dai consigli nei locali erotici alla battaglia contro i pregiudizi: ecco cosa cambia con la campagna "Rispetto", lanciata da Primis, per sicurezza e diritti nel lavoro sessuale.
Dai consigli nei locali erotici alla battaglia contro i pregiudizi: ecco cosa cambia con la campagna "Rispetto", lanciata da Primis, per sicurezza e diritti nel lavoro sessuale.
LUGANO - "Resta sempre vigile", "Fidati del tuo istinto", "Proteggi la tua salute", "Rispetta te stessa", "Se vuoi fare questo lavoro, fallo per te stessa". Sono solo alcuni dei consigli che le operatrici di Primis, servizio di Zonaprotetta, hanno raccolto durante gli scorsi mesi nei diversi locali erotici ticinesi. Suggerimenti destinati poi alle stesse colleghe.
Prevenzione e diritti - Ed è solo una delle attività comprese nella campagna "Rispetto", presentata a dicembre 2024 a Lugano. A poco più di un anno, e in occasione della Giornata dei diritti delle lavoratrici del sesso, che ricorre oggi 3 marzo, abbiamo fatto il punto con la responsabile Vincenza Guarnaccia.
«Questa campagna si inserisce in un finanziamento che abbiamo ricevuto da FedPol per prevenire la violenza nell’ambito del lavoro sessuale». Un’ordinanza federale prevede, infatti, la possibilità di sostenere progetti di prevenzione dei reati contro l’integrità fisica in questo settore specifico. «Noi abbiamo interpretato questo sostegno come un’opportunità per fornire maggiori strumenti alle persone, ma anche per lavorare a livello strutturale sul riconoscimento dei diritti».
Gli strumenti per proteggersi - Sono due i livelli sui quali si basano le attività di Primis. «Il primo è la prevenzione comportamentale: fornire strumenti alle persone che lavorano in questo ambito per proteggersi». Per esempio, «distribuiamo un opuscolo sul tema della sicurezza a tutte le persone che vediamo registrarsi in polizia o durante le nostre visite nei locali».
Ma non solo. «Vogliamo rafforzare anche i diritti e la consapevolezza dei diritti. Per questo organizziamo campagne durante le quali entriamo direttamente nei locali erotici per parlare di questi temi». Come? In modo ludico. «Organizziamo, per esempio, un "gratta e vinci" dedicato al diritto alla privacy oppure al diritto alla salute».
Un linguaggio rispettoso - Parallelamente, si lavora anche su un livello più strutturale, di contesto. «Cerchiamo di sensibilizzare, per esempio, attraverso i mass media sull’importanza di utilizzare un linguaggio rispettoso. Ancora oggi, chi svolge questo mestiere è oggetto di discriminazione e stigma».
Sotto la lente è finito proprio il linguaggio. «Negli anni abbiamo interiorizzato, e continuiamo a interiorizzare, nel nostro modo di parlare, uno stigma e un pregiudizio che contribuiscono a esporre le persone che svolgono questo mestiere a una maggiore vulnerabilità e a un maggiore malessere. Così termini carichi di giudizio come "prostituta" lasciano spazio a espressioni come "lavoratrice del sesso", "bordello" diventa "locale erotico"». Spesso, in modo inconsapevole, utilizziamo termini che presuppongono uno sguardo negativo e giudicante. «Usare le parole più appropriate permette di discutere del tema con maggior neutralità e rispetto».
Eva-Luna Perez Cruz per ProCoReTre date e un progetto - Una sorta di "rieducazione" che richiede pazienza. «Non è facile, ma bisogna insistere. Per vedere i primi risultati concreti serviranno anni».
La campagna "Rispetto", per essere precisi, non è nuova: è un programma lanciato qualche anno fa. Nato inizialmente come progetto singolo, è poi diventato parte integrante delle attività di Primis, con un focus su tre date: il 3 marzo, il 2 giugno (Giornata del lavoro sessuale) e il 17 dicembre (Giornata per la prevenzione della violenza contro le lavoratrici del sesso).
Le testimonianze - Nell’ambito della campagna sono state raccolte anche le voci delle stesse lavoratrici. «Una, per esempio, ha raccontato di sentirsi bene nel proprio lavoro, ma di provare molto malessere quando deve spiegarlo agli altri. È lo sguardo delle persone a provocare disagio».
«Un’altra ci ha parlato delle difficoltà dal punto di vista sanitario. Quando si è recata dalla ginecologa, le è stato chiesto se volesse davvero continuare il suo lavoro, come se ciò che facesse fosse, in qualche modo, sbagliato. Noi di Primis accompagniamo le persone anche alle visite mediche, proprio per evitare domande scomode. Altrimenti il rischio è che le lavoratrici si allontanino dai controlli».
Eva-Luna Perez Cruz per ProCoReUn lavoro direttamente nei locali - Oltre a questi aspetti pratici, le operatrici di Primis si recano direttamente nei locali erotici per proporre diverse attività. «Si crea sempre un ambiente particolare, perché portiamo qualcosa di nuovo. Non trattiamo solo il tema della salute sessuale, ma anche quello della consapevolezza dei propri diritti. Se si parla esclusivamente dell’uso del preservativo, si finisce per sottolineare solo l’aspetto sanitario del lavoro. Invece, quando si affronta il tema dei diritti, si dà loro spazio per esprimersi e dire qualcosa di più. Questo le fa sentire meglio e siamo sempre accolti positivamente. Farlo lì significa anche promuovere, all’interno del locale stesso, una cultura del rispetto».
Uno spazio, insomma, per esprimersi. «Un esempio sono i bigliettini che abbiamo realizzato e che porteremo nuovamente nei locali. Abbiamo chiesto: cosa vorresti dire a un’altra lavoratrice? Quale consiglio lasceresti? Abbiamo sintetizzato questi messaggi in alcuni biglietti e ora torneremo per consegnarne uno a ciascuna».
Quali sono invece i prossimi passi? Sempre nel solco del tema del rispetto, «vorremmo organizzare piccole formazioni e workshop, partendo dall’idea che possano essere loro stesse a trasmettere informazioni alle colleghe».








