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Un limite di 18 mesi per ridare forza alla volontà popolare

L'iniziativa popolare avanzata da Claudio Isabella e Giuseppe Cotti
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Un limite di 18 mesi per ridare forza alla volontà popolare
L'iniziativa popolare avanzata da Claudio Isabella e Giuseppe Cotti

BELLINZONA - Trascorsi 18 mesi dal deposito, i promotori di un’iniziativa popolare dovrebbero avere il diritto di chiederne la discussione in aula. È quanto propongono Claudio Isabella e Giuseppe Cotti (il Centro) in un’iniziativa parlamentare depositata il 16 aprile. L’obiettivo è introdurre un capoverso specifico nella Legge sui diritti politici.

«I diritti popolari rappresentano uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia - si legge nell’atto parlamentare -. Strumenti come l’iniziativa popolare permettono ai cittadini di partecipare attivamente al processo legislativo, dando voce diretta alle esigenze e alle aspettative della società. Tuttavia, perché questi strumenti mantengano la loro efficacia e credibilità, è essenziale che le iniziative popolari vengano discusse e decise in tempi ragionevoli». Da qui la richiesta di fissare un termine massimo di 18 mesi per la discussione in aula delle iniziative popolari, misura che «non è solo una questione di efficienza amministrativa, ma una garanzia di rispetto per la sovranità popolare e per la nostra democrazia».

Secondo i promotori, ciò garantirebbe innanzitutto «efficacia e credibilità dei diritti popolari: tempi certi assicurano che le proposte dei cittadini non rimangano bloccate per anni nelle commissioni o negli iter parlamentari, svuotando di fatto il senso della partecipazione diretta». Inoltre, verrebbe rafforzato il «rispetto della volontà popolare: un termine massimo assicura che la voce dei cittadini sia ascoltata e presa in considerazione dal Parlamento, consolidando la fiducia nelle istituzioni».

La misura contribuirebbe anche alla «prevenzione dell’abuso procedurale: l’assenza di scadenze favorisce il rischio che le iniziative vengano “messe in fondo al cassetto” per ragioni politiche, privando promotori e firmatari di una risposta chiara e trasparente». Infine, concludono, ne uscirebbe rafforzata «la partecipazione civica e la fiducia nel sistema».

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