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«Volevano spacciassi droga e ho maneggiato armi»

Tanta gloria ma anche tante difficoltà per il brasiliano Richarlison
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«Volevano spacciassi droga e ho maneggiato armi»
Tanta gloria ma anche tante difficoltà per il brasiliano Richarlison
«Ho vissuto ogni sorta di sventura».
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LONDRA - Non solo scintillii, applausi e stipendi milionari: spesso i calciatori sono costretti a fare i conti con periodi complicatissimi nei quali, cadendo da un’altezza alla quale non sono pronti o abituati, rischiano di farsi molto male. E proprio questo è successo al brasiliano Richarlison, che subito dopo gli ultimi Mondiali ha toccato il fondo. Finito in depressione, l’attaccante del Tottenham ha ammesso di aver vissuto mesi bui, nei quali ha anche pensato al suicidio. «Una volta, mentre guidavo, ho pensato di schiantarmi contro un muro e morire - ha spiegato in un’intervista concessa a France Football - Ripensandoci oggi, capisco quanto fosse assurdo».

I problemi, per il 28enne, sono cominciati alla fine del 2022. «Ho vissuto ogni sorta di sventura: l’eliminazione dal Mondiale, il tradimento del mio agente, problemi familiari, problemi di salute. Per un anno e mezzo, quasi quotidianamente ho ricevuto colpi durissimi. Mi sono trovato a gestire tanti problemi e non ne ero capace. Solo con il tempo e grazie alle persone giuste ne sono venuto fuori. In mezzo a questo caos ho trovato un avvocato onesto che mi ha aiutato a sistemare le mie faccende e il mio patrimonio. Poi, più importante, ho lavorato con uno psicologo e… ho incontrato mia moglie».

Richarlison ha inoltre ricordato le difficoltà avute da giovanissimo a Nova Venécia, in Brasile. «Quando avevo 7 anni i miei hanno divorziato. Lì sono iniziate le prime tentazioni. Non è facile resistere ai soldi facili. Ho maneggiato armi, ma, grazie a Dio, ho avuto una buona istruzione... Non volevo finire in prigione. Alcuni miei amici sono morti, altri sono in carcere. Vennero a reclutarmi per spacciare droga ma rifiutai. In un’altra occasione, ci fu una sparatoria. Un proiettile mi sfiorò la testa. Ero sotto shock. Quel giorno ho avuto davvero paura di morire».

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