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CANTONE / SVIZZERA

Bloccati in Medio Oriente, i tour operator: «Situazione complessa, può cambiare da un momento all'altro»

Oltre 4 mila svizzeri sono stati costretti a rimanere a terra tra i Paesi del Golfo. Compagnie e agenzie al lavoro tra rientri difficoltosi e itinerari da rivedere
AFP
Bloccati in Medio Oriente, i tour operator: «Situazione complessa, può cambiare da un momento all'altro»
Oltre 4 mila svizzeri sono stati costretti a rimanere a terra tra i Paesi del Golfo. Compagnie e agenzie al lavoro tra rientri difficoltosi e itinerari da rivedere

LUGANO / GLATTBRUGG - Sono oltre 4 mila gli Svizzeri bloccati in Medio Oriente a causa della chiusura dello spazio aereo, secondo il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). L’Iran, in risposta agli attacchi di Stati Uniti e Israele, ha colpito con rappresaglie gli Stati del Golfo. Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Oman non sono solo mete turistiche ambite, ma anche crocevia strategici per il traffico aereo internazionale. Una situazione che ha gettato i viaggiatori elvetici (e non solo) nel caos.

Costante supporto ai clienti - A Hotelplan abbiamo chiesto come procede l’assistenza ai clienti. «Attualmente abbiamo ospiti negli Emirati Arabi Uniti e in Oman e non se ne contano negli altri Paesi interessati, spiega un portavoce a tio.ch. E prosegue: «Con loro, siamo in costante contatto: grazie ai partner locali e al servizio di emergenza 24 ore su 24 li informiamo continuamente sull’evolversi della situazione. Al momento il rientro è possibile solo in modo limitato, perché alcuni spazi aerei restano chiusi. Coordiniamo tutto con le compagnie aeree e organizziamo i rientri non appena otteniamo le autorizzazioni necessarie».

Il supporto è concreto: «Consigliamo ai clienti di seguire le raccomandazioni del DFAE, evitare assembramenti e attenersi alle indicazioni delle autorità locali. In caso di dubbi, possono contattare il proprio ufficio prenotazioni o il nostro servizio di emergenza».

Revisioni di itinerari per chi fa scalo negli Emirati Arabi - Chi viaggia verso destinazioni più lontane, come l’Asia, deve adattarsi a modifiche degli itinerari. «Molti voli richiedono aggiustamenti a causa della chiusura dello spazio aereo, con tempi di volo più lunghi e coincidenze modificate. Attualmente i collegamenti verso l’Asia passano principalmente attraverso hub europei come Istanbul, Amsterdam, Francoforte, Helsinki, Parigi o Londra. La capacità su queste rotte è limitata, la domanda elevata, e alcuni voli sono già esauriti».

Per chi deve partire nelle prossime ore, le indicazioni sono chiare: «Tutti i nuovi arrivi nelle destinazioni interessate fino al 3 marzo 2026 sono stati cancellati. DERTOUR Suisse coprirà eventuali costi di cancellazione per pacchetti turistici; per le prenotazioni via terra, le spese alberghiere». Sottolineando che «per i soli voli valgono le condizioni della compagnia aerea. Una nuova valutazione è prevista il 2 marzo per le partenze dal 4 marzo in poi».

Viaggi verso Paesi confinanti non pericolosi - Ci viene detto inoltre che viaggiare verso Paesi confinanti con le aree colpite non è considerato pericoloso. «La situazione in Medio Oriente resta instabile e può cambiare rapidamente», spiega il portavoce. Mete come «l’Egitto, invece, rimangono sicure: le attività turistiche proseguono normalmente, seguendo le raccomandazioni ufficiali del DFAE».

«Situazione complessa» - Sulla stessa linea Kuoni Lugano. Il responsabile, Giancarlo Leonardi, conferma che diversi ticinesi sono bloccati nei Paesi del Golfo: «In collaborazione con i nostri agenti locali monitoriamo la situazione e assistiamo i clienti sul posto. Il rientro dipende dalla riapertura dello spazio aereo».

Leonardi spiega: «Verifichiamo chi è già in loco e organizziamo i rientri appena riceviamo informazioni precise dalle compagnie o emergono alternative disponibili. È una situazione complessa, quindi restiamo costantemente in contatto con i clienti. Abbiamo attivato un monitoraggio costante su tutte le posizioni interessate: la priorità è seguire ogni caso e trovare la soluzione migliore».

Anche chi deve partire da destinazioni più lontane, come l’Asia, viene seguito attentamente: «Rivediamo gli itinerari e, quando possibile, proponiamo alternative. La disponibilità è limitata, molti voli sono pieni, e non sappiamo ancora quando tutto tornerà alla normalità, soprattutto per compagnie del Medio Oriente come Emirates o Etihad».

Diversi viaggiatori non rinunciano a partire - «Alcuni chiedono di posticipare il viaggio; valutiamo insieme la soluzione migliore: partire più tardi o annullare. Diamo priorità alle partenze imminenti; per chi viaggia ad aprile, invece, è ancora presto per decidere».

Quando la situazione si sbloccherà la pressione sui voli sarà notevole. «Molti voli saranno pieni e ogni caso va valutato singolarmente. Non è la prima volta che affrontiamo scenari simili: ogni crisi è diversa. Rispetto alla pandemia, la situazione è difficile ma più gestibile». Leonardi rassicura: «Le compagnie aeree faranno tutto il possibile per ripristinare rapidamente operazioni, rientri e nuove partenze».

Aggiornamento - Nel pomeriggio, intanto, gli aeroporti di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, hanno indicato che voli "limitati" riprenderanno da stasera, secondo il quotidiano britannico The Guardian. «Dubai Airports annuncia una ripresa limitata dei voli dall'aeroporto internazionale di Dubai (Dxb) e dal Dubai World Central-Al Maktoum International Airport (Dwc) a partire da questa sera», si legge in una nota. Sia la compagnia Emirates che la concorrente a basso costo Flydubai hanno pure indicato che riprenderanno alcuni voli questa sera. Etihad Airways, che opera voli da Abu Dhabi, dal canto suo ha precisato che riprenderà i voli domani.

Non si può tornare al lavoro, che si fa? Angestellte Schweiz: «I datori siano comprensivi»
Rimanere bloccati lontani da casa e non poter tornare a lavorare. Una malaugurata situazione in cui si sono ritrovati diversi lavoratori. E ora? Che si fa?
Come spiega in una nota stampa l'associazione degli impiegati Angestellte Schweiz dal punto di vista giuridico, il rischio di assenza è a carico dei lavoratori. Ciò significa che quanche in questo caso la retribuzione non è garantita. Eventuali diritti - prosegue l'organizzazione - potrebbero derivare dal contratto di lavoro o da un contratto collettivo.
Angestellte Schweiz inivita però i datori di lavoro a essere flessibili e a individuare soluzioni alternative come telelavoro, permessi speciali o il recupero degli straordinari. Al fine di evitare una perdita di reddito per le persone interessate.

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