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«Diamo tutto per scontato, ma di fronte alla morte non contiamo nulla»

La commozione di Pierpaolo Matozzo, psicoterapeuta specializzato in questioni famigliari, dopo il dramma di Crans-Montana: «Lì dentro poteva esserci uno dei miei figli».
Imago/ Facebook
«Diamo tutto per scontato, ma di fronte alla morte non contiamo nulla»
La commozione di Pierpaolo Matozzo, psicoterapeuta specializzato in questioni famigliari, dopo il dramma di Crans-Montana: «Lì dentro poteva esserci uno dei miei figli».

BELLINZONA - «L’ho sentito tantissimo questo evento. Non come professionista. Bensì come genitore. Lì dentro poteva esserci uno dei miei tre figli». Pierpaolo Matozzo, psicoterapeuta specializzato in temi legati alla famiglia, ha la voce rotta dall'emozione. Il devastante rogo di Capodanno a Crans-Montana l'ha colpito al cuore. Interpellato da tio.ch, manda un messaggio simbolico anche ai genitori di Sofia, la 15enne residente a Castel San Pietro che non è sopravvissuta al disastro. 

La famiglia di Sofia ha chiesto espressamente a tutti i media massima discrezione in questi giorni di dolore. Qual è il suo parere?
«Non ho pareri. Capisco questi genitori. Se potessi, li abbraccerei. Semplicemente. Hanno bisogno di elaborare qualcosa di enorme. È giusto che vengano lasciati in pace».

Venerdì 9 gennaio sarà giornata di lutto nazionale. Le campane suoneranno in tutta la Svizzera. Un’iniziativa solo simbolica?  
«Trovo sia un momento importantissimo. Forse il mio è un pensiero utopico. Ma sarebbe davvero bello se ognuno di noi riuscisse a ritagliarsi un attimo di tempo quel giorno per riflettere su quanto sia meraviglioso semplicemente vivere e avere ancora accanto i propri cari. Si dà tutto per scontato. Troppo».

Cosa ci lascia una tragedia come quella di Crans-Montana? 
«Dovrebbe ricordarci che la vita è sempre fragile. E che non possiamo continuare a vivere nella frenesia. La vita è sempre incerta. E ti può sfuggire via da un momento all’altro». 

Qualcuno ha detto che nell’efficiente Svizzera queste cose non possono succedere. 
«Siamo in preda al delirio di onnipotenza di potere controllare tutto. Dobbiamo toglierci dalla testa che esista un rischio zero nelle cose. La morte non guarda in faccia a nessuno. E ci insegna tantissimo. Ci mostra quanto siamo piccoli. Anzi. Non contiamo proprio niente».

Negli scorsi giorni in tantissimi hanno dato la caccia al colpevole. Lei non lo ha fatto?
«Io ho cercato di capire. Sicuramente qualcosa non ha funzionato. E sicuramente qualcuno ha delle responsabilità. Ma indignarsi perché dei ragazzi si sono messi a filmare un principio d’incendio mi è sembrato fuori luogo. L’avrebbero fatto tante altre persone perché tutti oggi filmano ogni cosa col telefonino. Che ci piaccia o no è diventato un nostro uso comune».

C’è chi sostiene siano stati persi secondi preziosi.
«Ma nessuno di quei giovani poteva sapere che da quelle fiamme iniziali si sarebbe scatenato l’inferno». 

Sui social c’è chi ha definito “assassini” i proprietari del locale. 
«Non penso proprio che queste due persone volessero causare una situazione del genere. Forse c’è stata leggerezza. Superficialità. Anche nel proporre quel tipo di bottiglia con una candela accesa in un locale del genere. Ma d’altra parte noi esseri umani siamo così».

Così come?
«Imperfetti. È tanto facile parlare col senno di poi. C’è una giustizia che sta indagando. E chi ha sbagliato, pagherà. Ma il vero problema è che in questa epoca così veloce si vuole un colpevole subito. Oggi. Nell’immediato».

Come faranno le famiglie delle vittime ad andare avanti?
«È una domanda disarmante. Perdere un figlio in questo modo ti mette in ginocchio. Chi è genitore lo sa. Subentrano tante componenti, tra cui il senso di colpa. Ci saranno degli aiuti e dei supporti, sicuramente. Ma queste persone adesso hanno bisogno di tempo, di silenzio. Di rispetto. Sarà durissima anche per i sopravvissuti. Anche per chi ha visto la gente scappare o per chi ha prestato soccorso. La vita può tornare alla normalità. Non nell’immediato e nemmeno sul medio termine però».  

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