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Morto il piccolo Domenico, il bambino con il cuore "bruciato"

Si è spento alle 9.20 di questa mattina all'ospedale Monaldi di Napoli
Foto Imago
Morto il piccolo Domenico, il bambino con il cuore "bruciato"
Si è spento alle 9.20 di questa mattina all'ospedale Monaldi di Napoli

NAPOLI - Si sapeva. Si sapeva che sarebbe finita così. Da quando il team di esperti aveva comunicato ai genitori che il loro figlioletto non sarebbe sopravvissuto a un nuovo trapianto, il destino del piccolo Domenico, il bambino di 2 anni cui era stato trapiantato un cuore "bruciato", era segnato. Si è spento oggi, alle ore 9.20, all'ospedale Monaldi, tra le braccia dei suoi genitori.

Morto a causa di una serie di imperdonabili leggerezze su cui sta indagando adesso la magistratura, che ha inviato sei avvisi di garanzia a medici e paramedici del nosocomio napoletano finiti in questa "storiaccia" di malasanità. Una storia iniziata il 22 dicembre scorso, quando il papà e la mamma del piccolo Domenico ricevono la telefonata che attendevano da più di due anni: un cuore compatibile con quello del loro bambino è stato trovato. Si trova a Bolzano.

Dal Monaldi di Napoli, il giorno dopo, l'equipe medica parte per il Trentino: destinazione l'ospedale San Maurizio, dove si trova il donatore. Tutto fila liscio, l'espianto riesce. Non resta altro da fare che trasportare nel minore tempo possibile il cuore espiantato a Napoli. L'organo, immerso in una soluzione preservante, viene sistemato in un apposito contenitore che dovrebbe garantire il mantenimento della temperatura stabilita dai protocolli: qui, stando a quanto è finora emerso dalle indagini, avviene forse il primo incidente di percorso. Per ovviare a un probabile malfunzionamento del box frigo, sembra siano stati collocati dei pacchetti di ghiaccio secco, un tipo di refrigerazione non previsto dalle procedure.

Quando dopo diverse ore - altro fattore X finito sotto la lente investigativa assieme al personale non formato che ha accompagnato il trasporto - il cuore arriva al Monaldi di Napoli, l'equipe che è pronta per eseguire il trapianto fa la drammatica scoperta che quel cuore è lesionato, "bruciato", come in questi casi vuole il gergo medico. Bruciato, si ipotizza, per via di quel ghiaccio secco che avrebbe lesionato il tessuto cardiaco. Ma il piccolo di quel cuore ha estremo bisogno e si decide lo stesso per l'intervento: il cuore "bruciato" viene impiantato nel corpicino del bambino, ma subito ci si accorge che non riesce a pompare sangue.

I medici a quel punto mandano in coma farmacologico Domenico e lo attaccano a un macchinario che garantisce l'ossigenazione, nella speranza che si trovi un altro cuore compatibile. Che in effetti si riesce a trovare nella serata di martedì 17 febbraio. La mamma, che avrebbe dovuto partecipare a una trasmissione televisiva, disdice improvvisamente la sua presenza perché convocata urgentemente dalla Direzione sanitaria dell'ospedale. È confermato. Il cuore compatibile c'è, ma sarà un pool di massimi esperti in trapiantologia cardiaca pediatrica a dire se questo secondo trapianto si potrà fare. E il parere che i due genitori non avrebbero mai voluto sentirsi dire arriva il giorno dopo, al termine del briefing medico. «Il bambino non sopravviverebbe a un nuovo trapianto» viene sentenziato, questo anche in ragione di un'emorragia cerebrale e un'infezione intervenute in quelle stesse ore. «Ci sarebbe solo un 10% di possibilità» dicono i medici. La speranza di potere salvare il piccolo si gela sulle loro parole. Da lì in poi c'è solo un lento peggioramento, fino all'annuncio in tv dato in diretta nella trasmissione di Paolo Del Debbio sull'inizio delle terapie del dolore, anticamera del triste epilogo di oggi, un epilogo carico di colpe, imprudenze e ombre che dovranno essere chiarite.


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