Dazi USA, la posizione della Corte suprema: «Trump non aveva i poteri»

Ma il presidente statunitense rilancia: «Nuove imposte globali del 10%».
Ma il presidente statunitense rilancia: «Nuove imposte globali del 10%».
WASHINGTON - La Corte suprema statunitense boccia i dazi doganali di Donald Trump. Le tariffe imposte in base all'International Emergency Economic Powers Act (IEEAP), la legge che concede al presidente di adottare misure economiche in risposta a emergenze nazionali, sono illegali in quanto l'inquilino della Casa Bianca ha travalicato i suoi poteri nell'imporle. Con sei voti a favore e tre contrari, i "saggi" americani infliggono una pesante spallata alla politica al centro dell'agenda economica del presidente. Lui però non molla e annuncia a sorpresa nuovi dazi globali del 10% che si andranno ad aggiungere alle tariffe esistenti.
In una decisione contenuta in 170 pagine, e firmata dal presidente dell'Alta Corte John Roberts, si chiarisce senza ombra di dubbio che la legge usata da Trump in quello che ha chiamato Liberation Day (giorno della liberazione) del 2 aprile scorso «non autorizza il presidente a imporre dazi». Sostenere il contrario - afferma la Corte - significherebbe ampliare l'autorità presidenziale sulla politica dei dazi, andando a sostituire «la consolidata collaborazione fra potere esecutivo e potere legislativo in materia di politica commerciale».
«È significativo che nessun presidente abbia invocato questa legge per imporre dazi, per non parlare di tariffe di questa portata», ha aggiunto Roberts, spiegando che la mancanza di precedenti storici «insieme all'ampiezza dell'autorità che il presidente rivendica suggerisce che i dazi si estendono oltre» l'autorità di Trump.
Su sei giudici conservatori solo tre hanno votato contro la sentenza: Brett Kavanaugh, Clarence Thomas e Samuel Alito (nominati rispettivamente da Trump, W. H. Bush e George W. Bush). Nelle 63 pagine di dissenso si sono detti preoccupati del caos, almeno del breve termine, che la decisione avrebbe causato viste le richieste di rimborso già avanzate dagli importatori e l'incertezza creata intorno agli accordi commerciali già raggiunti facendo leva proprio sui dazi imposti dall'IEEAP.
Proprio ai "coraggiosi" Kavanaugh, Thomas e Alito si è rivolto Trump in una conferenza stampa convocata in fretta e furia. Il presidente li ha lodati e ringraziati, mentre ha definito "imbarazzanti" Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett, i due giudici conservatori che lui stesso ha nominato e che hanno votato con i liberal insieme al presidente della Corte Roberts.
Trump ha cercato di ostentare sicurezza, ha annunciato l'imposizione di nuovi dazi globali e il ricorso a vari altri strumenti a sua disposizione per continuare ad andare avanti con le sue politiche commerciali. Pur avendo altre strade da percorrere, il presidente è consapevole che sono alternative più difficili e richiedono tempi ben più lunghi. Il nuovo dazio del 10%, ad esempio, è stato deciso in base alla Section 212 del Trade Act del 1974, la legge che consente l'introduzione di dazi globali fino al 15% ma per un periodo massimo di 150 giorni.
La sentenza è arrivata in una giornata già in salita per Trump fra l'economia americana in rallentamento (il prodotto interno lordo del quarto trimestre è cresciuto solo dell'1,4%) e un'inflazione in aumento al 2,9%. Ad agitare il presidente non è solo il colpo incassato dalla sua politica dell'America First (primato all'America) per rilanciare la promessa età dell'oro, ma soprattutto il danno di immagine e il suo potenziale indebolimento a livello mondiale.
Trump volerà in Cina alla fine di marzo per incontrare il capo dello Stato Xi Jinping e senza dazi il presidente si presenta con armi spuntate per fare pressione su Pechino e cercare di rivendicare la supremazia americana. Una posizione non facile in un faccia a faccia durante il quale Trump potrebbe chiedere al Regno di Mezzo di fare di più per aiutare a mettere fine alla guerra in Ucraina facendo leva sulla forte amicizia fra Xi e il presidente russo Vladimir Putin.
Ma Pechino non è l'unica alla finestra. Ad attendere di capire le ricadute della decisione della Corte suprema ci sono anche gli alleati americani con cui Trump ha siglato accordi commerciali e migliaia di aziende che vogliono ottenere rimborsi sui dazi pagati. Per l'inquilino della Casa Bianca si apre quindi un periodo difficile dove l'importante partita commerciale si incrocia con le elezioni di metà mandato di novembre, alla quali i repubblicani si avvicinano con preoccupazione.




