«Non era autorizzata, perché non è stata impedita?»

Dopo il presidio antifascista di sabato pomeriggio a Lugano, scatta oggi un'interpellanza della Lega che non risparmia qualche bacchettata al Municipio
Dopo il presidio antifascista di sabato pomeriggio a Lugano, scatta oggi un'interpellanza della Lega che non risparmia qualche bacchettata al Municipio
LUGANO - Così come era stato nei giorni che l'hanno preceduta, la manifestazione antifascista andata in scena ieri a Lugano continua a essere un tema di discussione. A "consuntivo", la questione torna infatti sul tavolo del Municipio di Lugano, oggetto di un'interpellanza presentata per il gruppo della Lega dei Ticinesi dai consiglieri comunali Lukas Bernasconi, Andrea Sanvido e Michael Nyffeler, che chiedono in primis all'esecutivo di esprimere una «valutazione politica e istituzionale» sullo svolgimento del presidio, non autorizzato, in Piazza Manzoni.
Alla manifestazione, lo ricordiamo, hanno preso parte circa 150-200 persone. E contrariamente a quanto era stato dichiarato in precedenza da parte delle autorità cittadine, il presidio - che si è svolto pacificamente - è stato tollerato. In altre parole, le forze dell'ordine non sono intervenute e hanno atteso la fine della manifestazione. «Va riconosciuto che l’autorità ha correttamente evitato un intervento immediato che avrebbe potuto degenerare in scontri e mettere a rischio l’incolumità di cittadini e agenti», scrivono gli interpellanti, sostenendo tuttavia che «il mancato rispetto delle decisioni dell'autorità rappresenti un precedente problematico». E in particolare, «ancora più grave appare la partecipazione di granconsiglieri e di altri rappresentanti eletti».
I riferimenti sono ai deputati dell'MPS Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi, ma anche ai deputati Marco Noi (Verdi) e Maurizio Canetta (PS), presenti tra i manifestanti. «Ritiene il Municipio che la partecipazione di rappresentanti istituzionali a eventi non autorizzati sia compatibile con il ruolo ricoperto e con il rispetto delle istituzioni?», chiedono i firmatari, secondo i quali «chi è chiamato a votare le leggi e a pretendere il rispetto delle regole non può legittimare, con la propria presenza, la violazione deliberata delle decisioni dell’autorità».
L'altro aspetto sotto la lente, a cui viene dedicata più di una delle dodici domande, riguarda poi il «rilevante apparato di sicurezza pubblica» messo in campo, che avrebbe generato «timori e insicurezza tra la popolazione ma anche preoccupazioni tra i commercianti». Quali erano i margini operativi e decisionali della polizia? A quanto ammontano i costi complessivi sostenuti per la gestione dell'ordine pubblico durante il presidio? È previsto il recupero «totale o parziale» dei costi nei confronti «degli organizzatori o dei promotori identificati»? Quante sono le infrazioni contestate?
E non mancano, infine, un paio di "bacchettate" rivolte all'esecutivo luganese. «Per quali motivi la manifestazione non è stata impedita, pur in assenza di autorizzazione»? E ancora, «il Municipio ritiene coerente negare autorizzazioni preventive per motivi di ordine pubblico ma poi tollerare lo svolgimento della manifestazione una volta avviata?»








