Filmare invece di aiutare: gli spettatori avrebbero potuto salvare delle vite?

Due giorni dopo l'incendio di Crans-Montana sui social media circolano dozzine di video che mostrano il rogo e il panico degli avventori. E gli interrogativi si moltiplicano.
CRANS-MONTANA - Sono scene sconvolgenti quelle mostrate in decine di video apparsi sui social media negli ultimi due giorni in seguito alla catastrofe di Crans-Montana. Alcuni filmati sono stati fatti all'interno del bar. Altri, girati all'esterno, mostrano gli avventori della festa mentre tentano disperatamente di sfuggire dalle fiamme.
In diversi video, inoltre, si vede come i passanti si siano soffermati a filmare mentre, a pochi metri di distanza, dei giovanissimi lottavano per la propria vita. Questo, sugli stessi social media, ha suscitato parecchio malumore. Un utente scrive: «Spero che l'idiota che ha filmato si morda le dita per tutta la vita per questo. Invece di aiutare, ha filmato persone che venivano bruciate». Un altro commenta: «Filmare invece di salvare vite è davvero lo stadio finale del bisogno di approvazione sociale» e «Benvenuti in un sistema guidato dalla dopamina, in cui le visualizzazioni valgono più di una vita umana».
Alla domanda di una reporter di 20Minuti su come valuta chi guarda e filma, ieri la procuratrice generale Béatrice Pilloud ha risposto che si tratta di una responsabilità individuale.
Pericolo sottovalutato - Anche la psicologa dell'emergenza e giurista Jacqueline Frossard giudica in maniera negativa il fatto di tirare fuori il cellulare in una situazione di emergenza: filmare non è sicuramente utile né intelligente. Tuttavia, sottolinea, ci sono diverse spiegazioni per cui le persone, in questi momenti, si mettono a fare video: da un lato è possibile che i giovani – soprattutto all'inizio dell'incendio – non avessero ancora riconosciuto la gravità della situazione.
D'altra parte, spiega, questo comportamento tra i giovani adulti può essere una sorta di riflesso, in particolare tra i giovani adulti. In una situazione di stress come questa, c'è chi si blocca e, di reazione, cerca di avere una visione d'insieme tirando fuori il cellulare. Non ha senso, ma in una situazione simile non si pensa più in modo logico.
Si filma qualsiasi cosa - Il criminologo Dirk Baier condivide questa valutazione. Da un lato chi filma, ha probabilmente pensato che per sé stesso non ci fosse un pericolo immediato, perciò non è fuggito. Dall'altro, probabilmente ha sottovalutato il pericolo per gli altri. Se le persone fuori dal bar avessero saputo che all'interno stavano morendo molte persone, probabilmente si sarebbe filmato meno, afferma Baier.
Baier sottolinea inoltre che il comportamento che si assume in tali situazioni eccezionali dipende molto dalla propria personalità e dalle esperienze di socializzazione. Ci sono persone che entrano rapidamente in modalità aiuto e altre che sono meno attive.
Allo stesso tempo, secondo Jacqueline Frossard tirare fuori il cellulare è anche un segno dei tempi. Oggi si fa un video su qualsiasi cosa – e come si vede, la gente li guarda anche. Tuttavia, l'esperta non attribuisce ai filmanti intenzioni consapevolmente malevole.
Aiutare sì, ma solo se c'è possibilità - Frossard ridimensiona inoltre le accuse secondo cui i predenti sarebbero dovuti intervenire per forza: la cosa migliore che si può fare in situazioni simili è mettersi in salvo, allertare i soccorsi e non bloccare vie di fuga né ostacolare le forze di intervento.
Sui social, alcuni utenti chiedono comunque procedimenti penali contro chi filma, invocando conseguenze legali per il mancato intervento. La giurista, però, precisa: l'obbligo di aiutare sussiste solo se c'è la possibilità di farlo senza mettere a rischio sé stessi. E a Crans-Montana, forse, non era il caso. Ad accertarlo, però, saranno le indagini.
Per le autorità, intanto, i video possono ora essere utili: i numerosi filmati circolanti online aiutano a identificare la causa della catastrofe, ricostruire lo svolgimento del tragico evento e trarne conclusioni per il futuro, afferma Baier.



