«Abbiamo preparato i corpi di 18 giovani. È stato sconvolgente»

Tra dolore privato e lutto collettivo: l'importanza dell'accompagnamento ai familiari delle vittime di Crans-Montana.
CRANS-MONTANA - Dopo la tragedia di Crans-Montana, allo shock iniziale succede una fase più silenziosa ma altrettanto determinante: quella dell’accompagnamento dei giovani deceduti e delle loro famiglie. Lontano dai riflettori riservati ai soccorritori e all’inchiesta giudiziaria, entrano in azione i professionisti delle pompe funebri, chiamati a intervenire fin dalle prime ore successive alle identificazioni scientifiche. Il loro compito è prendersi cura dei corpi e sostenere i familiari di fronte all’impensabile.
«Il bisogno di sentirlo vicino» - Tra questi professionisti c’è Edmond Pittet, direttore di un'azienda di pompe funebri di Losanna, intervistato da 24 Heures. Il suo lavoro inizia quando la polizia giudiziaria conferma l’identificazione delle vittime e informa che i genitori sono stati avvisati. In quel momento, spiega, il bisogno più urgente delle famiglie è che il proprio figlio possa lasciare il luogo del decesso per essere accolto in una casa funeraria, possibilmente vicino al domicilio. «Hanno bisogno di sentirlo vicino, in un luogo dignitoso e accogliente, per poter avviare un lutto più personale».
Un addio intimo e personale - In questi primi incontri emerge con forza una tensione profonda tra la dimensione individuale e quella collettiva del lutto. Da un lato, le famiglie desiderano un addio intimo e personale per il proprio figlio; dall’altro, sono consapevoli che seguiranno cerimonie collettive, necessarie per dare voce a una tragedia che ha colpito un’intera comunità.
«È sconvolgente» - Dal punto di vista operativo, il carico di lavoro non è tanto quantitativo quanto emotivo. In pochi giorni, i servizi funebri hanno dovuto occuparsi dei corpi di 18 giovani, tra i 14 e i 20 anni. «È stato sconvolgente», ammette Pittet. Ancora più difficile, aggiunge, è ritrovarsi talvolta davanti a famiglie già accompagnate in passato per altri lutti. «Ci si conosce. E in questi momenti il dolore annulla le distanze: le persone diventano estremamente autentiche».
Il ruolo delle emozioni - Grazie alla formazione specializzata dei collaboratori in tanatoprassi, le cure necessarie sono state relativamente leggere, permettendo alle famiglie che lo desideravano di vedere il proprio figlio. Attualmente sono in corso l’organizzazione e l’accompagnamento di momenti di raccoglimento individuali. Situazioni di morte violenta non sono estranee alla pratica quotidiana del settore. Incidenti, suicidi e decessi di causa indeterminata rappresentano circa il 10 per cento dei casi trattati. Ciò che rende eccezionale una tragedia come quella di Crans-Montana è piuttosto il ritmo con cui tutto accade. «È completamente innaturale», osserva Pittet. «Da un lato si è chiamati a gestire le cose in modo amministrativo e pragmatico, dall’altro si è attraversati da un’emozione molto forte».



