La Francia paga, la Svizzera no, e lei minaccia il ritiro

«Non posso portare mia figlia in ritiro»
Sportiva di successo con una vita privata difficilissima: la bobbista svizzera, che è mamma, ha criticato le regole della federazione e sta pensando al ritiro.
«Non posso portare mia figlia in ritiro»
Sportiva di successo con una vita privata difficilissima: la bobbista svizzera, che è mamma, ha criticato le regole della federazione e sta pensando al ritiro.
MILANO - Una medaglia ai Giochi, insieme a Melanie Hasler, Nadja Pasternack non l’ha vinta. Tuttavia, la coppia ha ottenuto un ottimo sesto posto nel bob a due con conseguente diploma olimpico. E la gioia è stata grande, tanto che al termine della competizione Haslerha ammesso: «Possiamo essere davvero fiere di essere arrivate tra le prime sei».
Ma qual è il futuro della coppia? Perché Pasternack è a disagio e già prima di Milano-Cortina 2026 al Tages-Anzeiger aveva dichiarato: «Se le cose resteranno così, non so se continuerò anche dopo le Olimpiadi».
La gravidanza e la nascita
Nel 2023 Pasternack è rimasta incinta ma la gravidanza l’ha costretta a una brusca frenata: settimane di nausea estrema, poi immobilità prescritta a causa di un problema al collo dell’utero... «Tutto ciò mi ha segnato molto a livello mentale».
Sei settimane dopo la nascita della figlia Noélie, Nadja ha cominciato la riabilitazione con esercizi per il pavimento pelvico. Tuttavia, la mancanza di sonno e il doppio carico di lavoro l'hanno prosciugata: «Era tutto troppo, con una bambina, il lavoro da casa per una società di assistenza clienti e l’allenamento. Da lì ho avuto infiammazioni, tossi, influenze... e sono stata costretta a rinunciare ai Mondiali. Probabilmente ho ricominciato ad allenarmi troppo presto, e l'ho anche scritto lo scorso marzo a Swiss Olympic». E poi c'è un altro problema: «Non posso portare mia figlia in ritiro».
La controversia
Marina Gilardoni, responsabile dello sport d’élite per la federazione ha spiegato: «Sappiamo che questo tema divide molto ma operiamo al massimo livello di prestazione. Chi lavora, e lo sport professionistico va considerato come tale, normalmente non può portare il figlio sul posto di lavoro a meno che il datore di lavoro non trovi soluzioni».
Pasternack non è d’accordo sulla scelta della federazione: il suo sport, d’inverno, è infatti un lavoro che ti consuma ventiquattro ore su ventiquattro. «Sei sempre in hotel, in pista o in viaggio, non ci sono orari regolamentati e poi non ricevo compensi federali. Vivo principalmente con i 18'000 franchi ricevuti da Aiuto Sport». E da Hasler riceve un piccolo stipendio.
I malumori sembravano essersi placati nell'estate 2025 con l'arrivo di nuove regole.
Da quel momento nei ritiri per gli allenamenti Pasternack ha potuto portare la figlia e anche in alcune tappe di Coppa del Mondo la federazione ha chiuso un occhio. Alla sportiva è inoltre stata garantita un’indennità per il pernottamento in altre strutture. I costi aggiuntivi però sono rimasti a carico della bobbista e la separazione fisica ha finito con l'influire negativamente sulla squadra. Pasternack ha inoltre fatto presente come il continuo far da pendolare tra famiglia, hotel della squadra e pista sia stato per lei estremamente logorante.
E il padre della bambina?
La 29enne è legata al francese Romain Heinrich, che è il papà della piccola. Per lui, a differenza di quel che accade in Svizzera, non è un problema portare Noélie nell’hotel della sua squadra. Lo sportivo è inoltre sostenuto dalla sua federazione, mentre Pasternack deve organizzarsi in modo autonomo durante le tappe di Coppa del Mondo. «È tutto tempo insieme a Noélie che mi viene sottratto». Durante i Giochi Olimpici, la piccola famiglia ha vissuto fuori dal Villaggio olimpico, in un appartamento. L’80% per cento dei costi è stato coperto dal comitato olimpico francese.
Cosa dice Melanie Hasler?
Al Tages-Anzeiger Hasler ha ribadito che quella vissuta è una situazione difficile: «Non è l’ideale se non ho sempre l’intera squadra intorno a me. Un’atleta così dovrebbe ricevere più sostegno dalla federazione e non le si dovrebbe rendere la vita più difficile».








