Cerca e trova immobili
SVIZZERA

Stipendi d'oro e più di sei settimane di ferie? I conti in tasca alla SSR

Uno degli argomenti più citati dai sostenitori di “200 franchi bastano” è quello delle condizioni di lavoro fuori dal mercato dei dipendenti della radiotelevisione pubblica. È davvero così? E perché?
Ti-press
Fonte NZZ
Stipendi d'oro e più di sei settimane di ferie? I conti in tasca alla SSR
Uno degli argomenti più citati dai sostenitori di “200 franchi bastano” è quello delle condizioni di lavoro fuori dal mercato dei dipendenti della radiotelevisione pubblica. È davvero così? E perché?

ZURIGO - Stipendi sfavillanti, tantissimi benefit, un sacco di vacanze. Sono questi (alcuni de)gli argomenti da parte dei favorevoli all'iniziativa “200 franchi bastano”. La SSR, secondo loro, non pagherebbe troppo solo i manager (i cui salari, è stato più volte ribadito, sono di diverse centinaia di migliaia di franchi) ma anche - in generale - tutto il personale.

Il paragone diretto è quello con il settore dei media privati, le cui condizioni sono spesso meno vantaggiose, soprattutto nel settore dei media regionali in zone decentrate.

A fare “i conti in tasca“ alla Radiotelevisione svizzera è la NZZ, che riporta anche come i dipendenti SSR abbiano un Contratto Collettivo di Lavoro (definito «sorprendentemente favorevole, almeno a confronto»), mentre la gran parte dei giornalisti e operatori dei media della Svizzera non ne ha più uno dal 2004. In molti casi, per loro, le condizioni e talvolta pure i salari sono quindi congelati da due decenni.

In media più di 112mila franchi all'anno
Va inoltre segnalato che la SSR è l'unica azienda mediatica a rivelare pubblicamente i salari dei suoi impiegati, a tutti i livelli. Si va dai 92'000 franchi svizzeri per i giovani redattori trentenni passando per i 103'000 di un quarantenne. Per i responsabili si va dai 119'000 fino ai 158'000 franchi. La media si attesta a 112'311 franchi svizzeri (dato valido per il 2024).

«Si tratta di cifre con cui le aziende mediatiche private semplicemente non possono competere», scrive il quotidiano zurighese, «soprattutto se si trovano al di fuori delle grandi città».

L'articolo non prende in considerazione gli stipendi dei quadri dirigenti, che i sostenitori del “sì” hanno più volte impugnato, soprattutto in Ticino dove risultano ancora più “dorati” e lontani dal mercato.

Da Marco Chiesa - che parla di «nessun freno, nessun limite» e cita il quasi mezzo milione all'anno della direttrice generale Susanne Wille - passando per la proverbiale «mangiatoia» di Lorenzo Quadri e anche Tuto Rossi che su Facebook ha attaccato il compenso che viene percepito dai direttori RSI: «34'500 franchi al mese (...) nessuno dubita della loro capacità, ma è il salario di un anno di una giovane impiegata».

Tagliare i salari? Improbabile
Pensare di ridurre in maniera generalizzata gli stipendi del 15% potrebbe portare a un risparmio complessivo di circa 100 milioni l'anno.

L'eventualità, riporta l'analisi della NZZ, sembra quantomeno utopica visto che il Sindacato svizzero dei media (SMM) «detiene una posizione forte all'interno dell'azienda», con circa il 33% dei dipendenti iscritti. L'SSM ha contrattato (senza però giungere a un accordo globale) un aumento anche per il 2026. Ritoccare le paghe, inoltre, è visto come «una possibile perdita di attrattiva sul mercato da parte dell'azienda».

Fino a (più di) sei settimane di vacanza
Altra questione delicata riguarda le ferie. Un dipendente a tempo pieno ha diritto a 27 giorni di ferie all'anno. Dai 50 anni, questo numero aumenta a 32 giorni e dai 55 anni a 37 giorni.

Inoltre, la tredicesima mensilità può essere convertita in ferie ogni 3 anni. Una situazione ben diversa nel settore privato, con una media di 25 giorni di vacanza che diventano al massimo 28 (anche ben al di sopra dei 50 anni).

Ferie maggiorate che “pesano” anche sul calcolo dei dipendenti. Sempre stando al quotidiano se si normalizzasse la situazione sarebbero circa 100 i posti in esubero.

Difficile che però le cose possano cambiare prima del 2027, al di là di quello che fuoriuscirà dalle urne il prossimo 8 marzo, anche perché il CCL resterà in vigore fino ad allora.

SSM/Syndcom: «Salari dignitosi, non sono privilegi»

La pubblicazione da parte di tio.ch della ripresa dell'articolo della NZZ ha portato a una pronta reazione delle rappresentative nostrane dei sindacati SSM e Syndicom, che hanno inviato una nota in redazione a riguardo «contro la corsa al ribasso nei media e contro la strumentalizzazione delle condizioni di lavoro della SSR».

Secondo le parti sociali «la ripresa dell’articolo, senza un’adeguata contestualizzazione per la Svizzera italiana, contribuisce ad alimentare una narrazione fuorviante e pericolosa», questo perché «le cifre citate non riflettono la realtà della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI). Nella Svizzera italiana i salari sono mediamente molto inferiori rispetto alla media nazionale SSR».

Stando ai sindacati: «Utilizzare dati aggregati a livello svizzero per descrivere indistintamente tutte le realtà regionali significa offrire un quadro incompleto e distorto, che non tiene conto delle differenze salariali e delle condizioni economiche del territorio. Ancora più grave è l’impostazione che presenta diritti contrattuali e salari dignitosi come fossero “privilegi”. Il servizio pubblico radiotelevisivo ha un mandato preciso: garantire qualità, indipendenza, pluralismo e imparzialità. Standard elevati nell’informazione non possono essere disgiunti da condizioni di lavoro trasparenti, giuste e dignitose. Indebolire un buon contratto collettivo significa esercitare una pressione verso il basso su tutto il settore mediatico, dall’audiovisivo alla carta stampata.

In un mondo del lavoro sempre più sotto pressione, con il potere d’acquisto in continua erosione, occorre smettere di attaccare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e iniziare piuttosto a chinarsi sul rafforzamento dei diritti e dei salari di quella vasta parte del settore giornalistico che oggi è priva di coperture contrattuali collettive. Da più di 20 anni i sindacati chiedono un contratto collettivo per la carta stampata, più in generale, per l’intero settore dei media privati. Il problema non è che una parte abbia “troppi diritti”, ma che troppi professionisti ne abbiano troppo pochi.

L’idea che si possa risparmiare erodendo salari e tutele è semplicemente inaccettabile. La qualità dell’informazione, l’indipendenza editoriale e il rispetto del mandato pubblico si fondano anche sulla sicurezza economica di chi lavora. Comprimere le condizioni di lavoro significa indebolire l’intero sistema dell’informazione.

SSM e Syndicom hanno voluto prendere congiuntamente questa posizione proprio per ribadire una scelta chiara: non contrapporre pubblico e privato, ma costruire circoli virtuosi di diritti, di solidarietà e di rafforzamento reciproco tra tutti i settori dei media.

L’obiettivo non è abbassare gli standard dove esistono, ma estenderli dove mancano. Rifiutiamo con decisione la logica del “dividi et impera” e la retorica dei presunti privilegiati. È una retorica già utilizzata in passato per fare scempio delle ex-regie federali e per giustificare smantellamenti e privatizzazioni. È la stessa retorica che viene sistematicamente impiegata per attaccare il servizio pubblico in generale. Ed è, più in profondità, uno strumento utilizzato da anni per mettere in discussione tutti i contratti collettivi di lavoro, presentandoli come privilegi anziché come strumenti di tutela e di equilibrio sociale.

Ogni volta che questa impostazione ha prevalso, a perdere sono state le lavoratrici e i lavoratori, indipendentemente dal settore professionale. Non accetteremo che questa dinamica venga riproposta oggi contro chi garantisce quotidianamente un’informazione di qualità al servizio della collettività e contro chi difende condizioni di lavoro dignitose per tutte e tutti».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE