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LO STUDIO

«La Brexit ha avuto un costo elevato, la Svizzera tragga insegnamento»

Secondo una ricerca dell'Istituto europeo dell'Università di Zurigo, il Pil del Regno Unito ha subito un forte contraccolpo: «La Svizzera si trova in una situazione di partenza diversa, ma l'esperienza della Brexit fornisce indicazioni concrete»
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Fonte ats
«La Brexit ha avuto un costo elevato, la Svizzera tragga insegnamento»
Secondo una ricerca dell'Istituto europeo dell'Università di Zurigo, il Pil del Regno Unito ha subito un forte contraccolpo: «La Svizzera si trova in una situazione di partenza diversa, ma l'esperienza della Brexit fornisce indicazioni concrete»

BERNA - La Brexit ha avuto un costo elevato per il Regno Unito e ha portato a un cambiamento dell'immigrazione: sono i risultati di uno studio - realizzato nell'ottica di trovare insegnamenti per la Confederazione - presentato oggi a Berna dalla fondazione Prospettive svizzere in Europa, una nuova entità nata in marzo che ha come obiettivo l'informazione riguardo ai rapporti fra Berna e il resto del continente.

La ricerca, effettuata all'Istituto europeo dell'Università di Zurigo, sostiene che il prodotto interno lordo (Pil) britannico nel 2025 si è attestato tra il 6 e l'8% al di sotto del livello che avrebbe raggiunto se il Regno Unito fosse rimasto nell'Unione europea. Gli investimenti diretti esteri sono diminuiti dal 12% al 18%, mentre l'occupazione e la produttività sono calate entrambe dal 3 al 4%. Nonostante l'assenza formale di dazi doganali, le esportazioni di merci verso l'Ue sono crollate del 27% a causa di nuove barriere tecniche al commercio.

Secondo gli studiosi il promesso "dividendo della Brexit" non si è concretizzato: al contrario, il debito pubblico ha superato per la prima volta dagli anni 60 il 100% del Pil. Nell'ottobre 2024 Londra ha dovuto decidere aumenti delle imposte per un importo di 40 miliardi di sterline (42 miliardi di franchi).

Malgrado la fine della libera circolazione delle persone, il saldo migratorio netto ha raggiunto un livello record nel 2023, con 944'000 persone, ma in seguito a un inasprimento delle norme è sceso a 204'000 tra giugno 2024 e giugno 2025. L'origine dei migranti è cambiata: mentre nel 2016 il 44% proveniva dall'Ue, oggi la percentuale è scesa al 9%; attualmente, il 75% delle persone arriva da oltre i confini dell'Unione europea.

«La Svizzera si trova in una situazione di partenza diversa da quella del Regno Unito, ma l'esperienza della Brexit fornisce comunque indicazioni concrete per la Confederazione», affermano gli autori dello studio. Con una quota industriale doppia rispetto a quella del Regno Unito (20% del Pil contro il 10%), la Svizzera viene ritenuta ancora più esposta alle barriere tecniche al commercio rispetto alle isole britanniche. Essendo un'economia più piccola la repubblica alpina avrebbe inoltre una posizione negoziale più debole rispetto alla Gran Bretagna, membro del G7, in assenza di accordi bilaterali con l'Ue, argomentano i ricercatori.

Lo studio segna l'inizio dell'attività di una nuova entità. «La fondazione Prospettive svizzere in Europa non prende posizione sulle votazioni», si legge sul suo sito internet. «Intende piuttosto fornire informazioni oggettive sulle questioni in gioco e sul contesto, poiché la democrazia elvetica si basa su cittadine e cittadini ben informati».

Il consiglio di fondazione è composto dal presidente Hans Werder, ex segretario generale del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC), da Christine Beerli, ex consigliera agli stati PLR del canton Berna, e dal professor emerito André Holenstein, storico ed ex docente dell'Università di Berna. Secondo gli statuti la fondazione si impegna «in modo politicamente neutrale e apartitico a favore di un rapporto aperto, basato sulla collaborazione e orientato al futuro tra la Svizzera e l'Europa».

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