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Forse non finirete più nei guai per una pistola giocattolo

Dall'inizio di giugno la Svizzera dovrebbe correggere il tiro. «Evitando che cittadini in buona fede vengano trascinati in procedimenti penali», sottolinea Thomas Carta, specialista in comunicazione e criminologo per l’investigazione e la sicurezza.
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Forse non finirete più nei guai per una pistola giocattolo
Dall'inizio di giugno la Svizzera dovrebbe correggere il tiro. «Evitando che cittadini in buona fede vengano trascinati in procedimenti penali», sottolinea Thomas Carta, specialista in comunicazione e criminologo per l’investigazione e la sicurezza.

BELLINZONA - A un certo punto si era arrivati al paradosso. Con cittadini innocui e ingenui puniti per avere acquistato una banale pistola ad acqua. Ebbene, dal prossimo primo di giugno la Svizzera dovrebbe correggere l’eccesso più evidente della normativa entrata in vigore nel 2008. Restringendo la categoria delle imitazioni punibili. «La nuova linea dovrebbe evitare che cittadini in buona fede vengano trascinati in procedimenti penali per giocattoli chiaramente riconoscibili», sottolinea Thomas Carta, specialista in comunicazione e criminologo per l’investigazione e la sicurezza.

Parliamoci chiaro: finora il cittadino ha sempre interpretato il contesto, non la legge.
«Quando vede online una pistola giocattolo colorata o un prodotto con una punta rossa, la persona comune non fa un ragionamento giuridico. Guarda l’immagine, il prezzo, la categoria commerciale, l’uso apparente. Da quei segnali ricava un messaggio semplice: sembra un oggetto innocuo».

Un sito può creare una falsa sicurezza?
«Se una piattaforma internazionale permette l’acquisto, accetta il pagamento e propone la spedizione in Svizzera di un oggetto, molti pensano automaticamente che "allora si può fare". È un ragionamento giuridicamente sbagliato, ma comprensibile sotto il profilo comunicativo. Il sito, di fatto, trasmette normalità. Davanti a un oggetto da pochi franchi, presentato come ludico, quasi nessuno pensa di controllare la legge federale sulle armi».

In Ticino pesa anche l’effetto frontiera. O no?
«Chi vive in Ticino è esposto in qualche modo al contesto italiano. Basti pensare a certi mercati di oltre confine, come quelli di Lavena Ponte Tresa o di Luino: oggetti simili possono apparire su bancarelle o in negozi come prodotti ordinari. Questo crea familiarità. Ma ciò che oltre confine appare normale può diventare giuridicamente delicato in Svizzera».

Conta anche la memoria sociale. Un tempo le pistole giocattolo erano diffusissime anche da noi.
«Per anni oggetti simili sono stati percepiti come normali giochi d’infanzia. Questa memoria pesa ancora sulla percezione attuale. Nella testa di molti restano giochi, anche se il quadro legale svizzero, soprattutto dopo le modifiche del 2008, è diventato più severo per le imitazioni confondibili».

Pur considerando che i casi effettivamente sanzionati in tutti questi anni sono stati relativamente pochi, a suo avviso il sistema punitivo non è stato un po' esagerato dal 2008 a oggi?
«Non bisogna banalizzare il problema: le imitazioni realistiche possono essere usate per minacciare persone, per esempio in rapine o situazioni di forte stress, dove chi subisce non ha il tempo di distinguere una pistola vera da una finta. È proprio per questo che la Svizzera ha voluto disciplinare le imitazioni confondibili. Il problema nasce quando questa logica finisce per colpire anche cittadini che acquistano in buona fede oggetti percepiti come giocattoli».

La punta rossa non dovrebbe rassicurare?
«Sì. Ma non decide tutto. Per molte persone la punta rossa significa: "è finta". In realtà, per il diritto svizzero, questo elemento non è automaticamente decisivo. Può ridurre l’ambiguità percettiva, ma non basta sempre a escludere che l’oggetto sia considerato problematico».

Il vero problema è il deficit comunicativo da parte delle istituzioni su questo tema...
«Il tema delle imitazioni confondibili è presente nel diritto svizzero da quasi vent’anni. Ma non è mai diventato di conoscenza comune. Non mi risulta una vera campagna capillare rivolta al cittadino medio e agli acquisti online dall’estero. Se le piattaforme non avvisano, e se il consumatore riceve solo messaggi rassicuranti il rischio di errore resta alto».

E comunque non sempre c’è volontà di trasgredire. Anzi.
«In molti casi non siamo davanti a persone che vogliono aggirare la legge. Ma che sbagliano l’interpretazione del rischio. Quando manca l’intenzione di violare la legge, il procedimento penale rischia di apparire sproporzionato rispetto al comportamento reale. In alcuni casi, proprio la buona fede e l’assenza di volontà trasgressiva possono pesare, in positivo, nella valutazione giudiziaria».

Pretendere che ogni consumatore conosca nel dettaglio la normativa federale sulle imitazioni delle armi è poco realistico.
«Concordo. Sarebbe più efficace intervenire prima: con avvisi chiari, piattaforme più responsabili e criteri comprensibili per distinguere un oggetto ludico da un’imitazione realmente problematica».

Da giugno le cose potrebbero finalmente essere più esplicite.
«Effettivamente la situazione dovrebbe finalmente migliorare. Perché il criterio di confondibilità verrà ristretto. L'allarme non dovrebbe più scattare automaticamente per ogni oggetto ambiguo». 

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