Crans-Montana: la crisi con l'Italia si aggrava

Le richieste italiane di una squadra investigativa congiunta sulla tragedia di Crans-Montana sarebbero state respinte dalla Svizzera.
CRANS-MONTANA / ROMA - L’incontro del 19 febbraio a Berna tra le procure di Roma e del Vallese, dedicato alla tragedia di Crans-Montana, avrebbe dovuto attenuare le tensioni tra Italia e Svizzera.
Atmosfera poco distesa - In pubblico, i procuratori generali Beatrice Pilloud e Francesco Lo Voi avevano parlato di collaborazione rafforzata. Tuttavia, secondo un’inchiesta della NZZ, dietro le dichiarazioni ufficiali l’atmosfera sarebbe stata ben meno distesa.
L'ostilità degli inquirenti svizzeri - Al centro delle frizioni vi sarebbe stato soprattutto l’atteggiamento dell’Ufficio federale di giustizia, padrone di casa dell’incontro. Una fonte italiana sostiene che i rappresentanti svizzeri si sarebbero comportati in modo irrispettoso nei confronti dei cinque membri della delegazione italiana, al punto che quest’ultima avrebbe valutato di interrompere la riunione già durante la pausa pranzo.
«L'ambasciatore resterà a Roma» - Il nodo principale riguarda la richiesta italiana di istituire un gruppo investigativo congiunto. Roma sollecita da settimane la creazione di una squadra comune e, in segno di protesta per quella che considera una mancata cooperazione, il 24 gennaio ha richiamato il proprio ambasciatore da Berna. Due giorni dopo l’incontro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha denunciato ai media italiani una «resistenza» svizzera alle indagini congiunte, dichiarando che l’ambasciatore resterà a Roma finché non vi sarà piena disponibilità alla cooperazione.
La richiesta del 30 gennaio - Secondo l’Ufficio federale di giustizia, tuttavia, l’Italia non avrebbe mai presentato una richiesta formale. Una ricostruzione che suscita dubbi: il 30 gennaio la procura di Roma avrebbe inviato un messaggio in cui manifestava la propria disponibilità a creare un gruppo congiunto. L’ufficio svizzero avrebbe risposto che la questione sarebbe stata discussa a Berna. Eppure, né nel comunicato ufficiale né durante il punto stampa — senza possibilità di domande — il tema è stato menzionato. Lo Voi ha poi affermato ai giornalisti italiani che l’argomento non era stato trattato.
La decisione di non rendere pubblico il dissenso - La fonte italiana sostiene invece che la richiesta sia stata effettivamente presentata durante l’incontro e respinta dalla parte svizzera; le due delegazioni avrebbero quindi concordato di non rendere pubblico il dissenso.
Le (non) risposte dell'UFG - Interpellato, l’Ufficio federale si limita a dichiarare confidenziale sia la corrispondenza sia il contenuto della riunione. Da Roma si ribadisce che le squadre investigative congiunte non costituiscono un’eccezione: dal 2020 ne sarebbero stati creati quindici tra i due Paesi. Berna osserva però che tali strumenti sono in genere riservati a reati transfrontalieri, come terrorismo o traffico di droga, e nel caso di Crans-Montana non emergerebbe, finora, una chiara dimensione internazionale.



