Nussbaumer a processo: «Animali sofferenti e nel degrado, ma va prosciolto»

Il noto medico, accusato di maltrattamento di animali, è stato assolto per questioni tecnico-legali: «L'atto d'accusa presenta numerose inesattezze e genericità».
Il noto medico, accusato di maltrattamento di animali, è stato assolto per questioni tecnico-legali: «L'atto d'accusa presenta numerose inesattezze e genericità».
BELLINZONA - È un processo che ha visto protagonista Werner Nussbaumer, noto medico e co-presidente di HelvEthica Ticino, quello che si è svolto stamattina alla Pretura penale di Bellinzona. E il 77enne alla fine ne è uscito vincitore, prosciolto dall'accusa di maltrattamento di animali.
I fatti risalgono al 2013, quando il medico è finito nella bufera per le modalità in cui gestiva la sua fattoria di Gravesano, dove numerosi animali sarebbero stati maltrattati, trascurati e tenuti in spazi ristretti, in condizioni igieniche preoccupanti.
Una storia lunga e complessa - Il dibattimento odierno, va detto, si è inserito nel contesto di un procedimento penale più ampio. Nel giugno del 2020 Nussbaumer era infatti già stato condannato dalla Pretura per maltrattamento di animali e infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti.
Il medico aveva però presentato ricorso alla Corte di appello, che gli aveva dato parzialmente ragione: è stato confermato che nel decreto di accusa vi era una carenza di motivazioni e dettagli e il verdetto, per quanto concerneva il maltrattamento di animali, è stato annullato.
Se oggi si è tornati sul caso, dunque, è perché la CARP ha dato istruzione di procedere a un nuovo dibattimento.
«Immagini strazianti, non basta la passione» - «L'udienza di oggi è l'epilogo di un procedimento lungo e articolato. Parliamo inoltre di fatti risalenti a 13 anni fa», ha detto in aula il giudice Manuel Bergamelli.
«Va detto primo di tutto che le immagini contenute nell'incarto sono strazianti, mostrano esseri viventi tenuti nel degrado, in condizioni igieniche deplorevoli, lasciati soffrire e in alcuni casi morire. L'imputato ha parlato di passione per gli animali, ma la passione senza responsabilità è il più crudele degli inganni».
Un atto d'accusa «con limitazioni sostanziali» - Detto questo, ha continuato il giudice, «l'atto d'accusa deve essere formulato in modo tale da permettere all'imputato di comprendere le circostanze relative alle ipotesi di reato e difendersi, e in questo senso l'atto d'accusa presenta numerose inesattezze e genericità. Inoltre non è stato stabilito se i presunti reati fossero stati commessi deliberatamente o per negligenza».
La conseguenza, dunque, è stata il proscioglimento di Nussbaumer, anche se non gli è stato riconosciuto alcun indennizzo.
Nussbaumer: «Ho sempre detto che sono innocente» - Il medico, dal canto suo, si è espresso durante il dibattimento. «Ho sempre detto che sono innocente e che questo è un complotto politico contro di me. Tenevo gli animali perché mi piace la natura. Ci sono quelli che hanno la passione per le macchine o per le donne, io ho la passione per gli animali».
L'avvocato Rossano Bervini, suo difensore, ha dal canto suo fatto notare che «l'atto d'accusa è rimasto tale e quale, sempre generico»: «Sottolineo che la CARP aveva ordinato un nuovo dibattimento proprio perché occorrevano maggiori dettagli. Le accuse non sono specificate nel tempo e nel luogo».
«Non ci sono prove» - La difesa è poi entrata nel merito dei fatti, citando l'esempio di tre oche che sarebbero state lasciate morire in gabbia senza l'adeguata assistenza veterinaria. «Non ci sono date, i fatti non sono descritti in maniera concreta e non si capisce su che base si rimprovera al dottore di averle lasciate soffrire. Non ci sono prove in tal senso».
Bervini ha quindi ricordato che quello di Nussbaumer non era un allevamento. «Teneva gli animali come una volta, alla vecchia. Non si può quindi pretendere che ogni giorno fosse tutto pulito e ordinato».
«Si occupava degli animali ogni giorno» - Si è parlato poi degli spazi in cui venivano tenuti gli animali. «Non si capisce chi ha stabilito che fossero troppo ristretti e quando sono state fatte queste constatazioni». E, sul presunto cibo avariato: «È stato trovato del pane ammuffito, d'accordo, ma nei rifiuti. Non veniva certo dato agli animali».
E non ci sarebbe stata nemmeno negligenza: «La negligenza presuppone che uno se ne frega. Ma il mio assistito si occupava degli animali ogni giorno e aveva una signora che lo aiutava quotidianamente».






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