Il bimbo morto di trapianto. Il racconto shock: «Il cuore scongelato con acqua calda»

Dagli atti dell'inchiesta emergono dei retroscena inquietanti. La testimonianza di tre infermieri. «L'organo era diventato una pietra durissima».
NAPOLI - «Una pietra durissima». Così era diventato il cuore destinato al piccolo Domenico, il bimbo morto di trapianto a causa di un organo lesionato. Le parole sono di tre infermieri del Monaldi, le cui dichiarazioni sono state messe a verbale durante il loro interrogatorio. Ma c'è di più. Come si trattasse di un prodotto alimentare del reparto congelati di un supermercato, hanno provato «a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda», come candidamente hanno ammesso davanti agli inquirenti.
Ma non è l'unica bizzarra trovata messa in atto in questa inimmaginabile storia di negligenza sanitaria. Cadono, sotto le licenze "poetiche" applicate alla medicina dai protagonisti di questo sciagurato intervento, anche alcuni sigilli temporali delle procedure di espianto-impianto: non possono trascorrere 4 minuti e passa da quando un organo viene espiantato al momento in cui inizia l'intervento per dotare il paziente di un nuovo cuore.
Se ne sono accorti - e sono andati a dirlo ai magistrati che indagano sul caso - anche i medici di un'equipe austriaca presenti in sala operatoria a Bolzano con i colleghi del Monaldi di Napoli e occupati a espiantare altri organi dal donatore.
Sempre loro, a un certo punto, avrebbero ammonito i chirurghi napoletani nel notare una «massiva congestione di fegato e cuore» (come riporta il Corriere della Sera). «Ma cosa fate?» avrebbe gridato loro uno dei medici austriaci, prima di intervenire direttamente nell'operazione per ovviare all'incongrua manovra chirurgica dei colleghi campani.
I verbali raccontano di forti tensioni fra i membri delle equipe, come anche evidenza la relazione del direttore del Dipartimento di prevenzione sanitaria e salute della provincia di Bolzano, Michael Mayr, inviata al ministero della Salute.
Altra stramberia: il cuore appena tolto finisce in un barattolo di plastica richiesto dai medici del Monaldi, così come il ghiaccio secco che - stando a quanto sta emergendo - potrebbe non essere l'unica causa della "bruciatura" dell'organo. Qualcosa deve avere contribuito a lesionarlo anche durante quell'ora e quarantadue minuti che sono occorsi per concludere l'espianto.
Una storia che ogni giorno si arricchisce di nuovi inquietanti aspetti.




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