L'inferno di Cuba raccontato da Cavalli

Il famoso oncologo e pasionario socialista sta portando aiuti sull'isola. Sull'embargo totale ha parole durissime: «Atto genocidario»
Il famoso oncologo e pasionario socialista sta portando aiuti sull'isola. Sull'embargo totale ha parole durissime: «Atto genocidario»
BELLINZONA/L'AVANA - Due valigie piene di farmaci anticancro, diecimila franchi dati alla spedizione navale "Nuestra America" e al suo carico di 14 tonnellate di alimenti e pannelli solari: per il popolo cubano Franco Cavalli, oncologo di fama mondiale e pasionario socialista, non si è mai tirato indietro, nemmeno stavolta che a portare allo stremo la gente di Cuba ci sta pensando uno dei suoi più acerrimi nemici di sempre, Donald Trump, accusato dal professore di avere messo in atto un vero e proprio «atto genocidario», come ha dichiarato in un'intervista concessa alla NZZ.
Cavalli gli aiuti li ha portati in aereo (nota la sua indisposizione fisica per i viaggi in mare) e a chi avanza il dubbio che davvero tutti gli aiuti siano arrivati alla popolazione lui sgombra subito il campo: «So con certezza che due ospedali hanno ricevuto forniture di farmaci di cui avevano urgente bisogno, c’ero anch’io» ha detto al quotidiano zurighese. Poi ammette che «certo, non si può mai escludere che autorità corrotte devino una parte degli aiuti e la rivendano al mercato nero. Ma il governo sa perfettamente quanto la popolazione sia disperata e insoddisfatta».
Una disperazione che si traduce in «alimenti e farmaci che scarseggiano», trasporti pubblici «crollati per mancanza di carburante». Cavalli ha raccontato che «le infermiere lavorano tre giorni di fila e dormono in ospedale, così non devono tornare ogni volta a piedi a casa. L’elettricità c’è solo per poche ore al giorno».
Imago/Pond5La desolazione per le strade di Matanzas, Cuba.Un Paese che conosce bene (ci è stato una quarantina di volte) e di cui non ricorda una crisi di tale portata. Nemmeno lontanamente paragonabile a quella degli anni '90. «Mai stata così grave come quella di ora» riferisce Cavalli. «Questa stretta sul petrolio è criminale. Non si può accettare passivamente».
E plaude al risveglio delle coscienze giovanili e alle flottiglie che agiscono al posto dei governi: «Fino a qualche anno fa la solidarietà con il Paese era soprattutto una questione di persone anziane come me, emotivamente legate a Cuba dai tempi di Fidel Castro e Che Guevara» mentre adesso sempre più giovani - è la convinzione del professore - si avvicinano alla causa.
Ce l'ha con l'imperialismo americano esasperato di Trump, mentre nel «breve disgelo sotto Obama» con l'allentamento dell'embargo «sono arrivati molti turisti e Cuba è rifiorita, si respirava tutt’altra atmosfera. Poi Trump ha rovinato tutto» ha dichiarato. È conosciuto dalla gente di Cuba, Cavalli, parla con loro, per le strade, nei negozi: «Alcuni mi hanno detto che la situazione è talmente disastrosa che neanche un’invasione americana potrebbe peggiorarla. Altri hanno detto che non vogliono tornare ad essere il bordello degli USA e farsi comandare dagli americani, come è stato per molto tempo nella storia cubana. Io, naturalmente, simpatizzo più con la seconda posizione».








