Gli Stati Uniti annunciano il blocco di tutti i porti iraniani

Il mancato accordo a Islamabad mette a rischio una fragile tregua di due settimane. Intanto Trump ha annunciato che la Marina statunitense impedirà a tutte le navi di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz.
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato che la delegazione negoziale USA ha lasciato il Pakistan senza aver raggiunto un accordo con l'Iran, al termine di 21 ore di colloqui. Il mancato accordo mette a rischio una fragile tregua di due settimane.
«Ci era evidente fin dall'inizio che non bisognava aspettarsi di avere un accordo in una sola sessione di negoziati. Nessuno se lo aspettava», ha detto dal canto suo il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Esmaeil Baqaei.
Gli USA autorizzeranno il passaggio nello stretto di Hormuz da e per porti non iraniani
Dopo aver annunciato il blocco dei porti iraniani da domani, il Comando centrale americano ha precisato che il passaggio dello stretto di Hormuz sarà autorizzato alle navi da e per porti non iraniani. (ats)
Gli USA annunciano il blocco di tutti i porti iraniani
Il Comando Centrale americano ha annunciato che da domani alle 10, le 16 svizzere, su ordine di Donald Trump «sarà applicato in modo imparziale un blocco nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano nei porti e nelle aree costiere iraniane o ne escono, inclusi tutti i porti iraniani situati nel Golfo Arabico e nel Golfo dell'Oman». (ANSA-AFP).
«Ridicole le minacce di Trump di bloccare Hormuz»
Il capo della Marina iraniana ha dichiarato che le affermazioni del presidente statunitense Donald Trump, che vuole imporre un blocco dello Stretto di Hormuz, sono «ridicole», in seguito al fallimento dei negoziati tra le due parti. «I valorosi uomini della forza navale (...) stanno monitorando e controllando tutti i movimenti statunitensi» nella regione, ha affermato Shahram Irani, citato dalla televisione di stato iraniana. «Le minacce del presidente degli Stati Uniti di imporre un blocco marittimo contro l'Iran (...) sono completamente ridicole e divertenti». (ANSA-AFP).
«L'Idf si prepara alla ripresa del conflitto con l'Iran»
Tutte e tre le principali emittenti televisive ebraiche riportano che le Forze di difesa israeliane (Idf) si stanno preparando alla ripresa del conflitto con l'Iran, in seguito al fallimento dei colloqui tra Washington e Teheran.Ynet ha riportato che il capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir ha ordinato all'esercito di passare a uno «stato di massima prontezza» e di prepararsi a una ripresa delle ostilità con l'Iran. Channel 12 riporta,senza citare alcuna fonte,che l'esercito non solo si sta preparando a un rinnovato conflitto con l'Iran, ma si sta anche preparando a un potenziale attacco a sorpresa iraniano contro Israele.Nel frattempo, l'emittente pubblica Kan cita un «alto funzionario della difesa» secondo il quale «Israele è interessato a riprendere la guerra contro l'Iran», poiché il conflitto si è concluso "troppo presto, senza che sia stata esercitata una pressione sufficiente sull'Iran in merito alla questione nucleare e ai missili balistici». (ats)
Pakistan tenta di riportare Iran e Usa a tavolo trattative
Il Pakistan è ancora in contatto sia con gli Stati Uniti sia con l'Iran nel tentativo di riportarli al tavolo dei negoziati, secondo quanto riportato da Channel 12 e rilanciato dai media israeliani. Il principale punto di disaccordo riguarda il destino del programma nucleare iraniano e la possibilità per l'Iran di continuare l'arricchimento dell'uranio. I negoziatori ritengono che se si raggiungerà un compromesso sulla questione nucleare, allora anche le altre aree di controversia - missili balistici, Stretto di Hormuz, gruppi armati alleati - si risolveranno di conseguenza.(ats)
Navi militari a Hormuz saranno considerate come una violazione del cessate il fuoco
Le navi militari che si avvicinano allo Stretto di Hormuz saranno considerate una violazione del cessate il fuoco e saranno trattate con fermezza. Lo ha dichiarato oggi la Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) iraniana in un comunicato. Lo scrive Iran International. «Contrariamente alle false affermazioni di alcuni funzionari nemici, lo Stretto di Hormuz è aperto al passaggio di navi non militari sotto un attento controllo e gestione, in conformità con normative specifiche», si legge nel comunicato. (ats)
Gran Bretagna non sarà coinvolta nel blocco dello Stretto di Hormuz
Il Regno Unito non sarà coinvolto in un eventuale blocco di Hormuz. Lo riporta Sky News Uk citando un portavoce del governo. «Continuiamo a sostenere la libertà di navigazione e l'apertura dello Stretto di Hormuz, urgentemente necessaria per sostenere l'economia globale e il costo della vita in patria».
«Lo Stretto di Hormuz non deve essere soggetto a pedaggi», ha detto il portavoce. «Stiamo lavorando con urgenza con la Francia e altri partner per formare un'ampia coalizione a tutela della libertà di navigazione».
Trump aveva dichiarato che Londra avrebbe inviato dragamine per contribuire alle operazioni di bonifica dello stretto.(ats)
Trump non pentito di aver minacciato la distruzione della civiltà iraniana
Nel corso di un'intervista a Fox News, il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato uno dei suoi post più controversi contro l'Iran, quello di una settimana fa nel quale che aveva minacciato che «un'intera civiltà morirà stanotte», sostenendo che è stata proprio quella dichiarazione a indurre l'Iran a negoziare. Il presidente ha inoltre accusato Teheran di aver rilasciato dichiarazioni ben peggiori, quali: «Morte all'America. Morte a Israele. L'America è Satana». Trump ha poi ribadito le sue minacce: «Nel giro di mezza giornata non rimarrebbe in piedi nemmeno un ponte, non rimarrebbe in piedi nemmeno una centrale elettrica, tornerebbero all'età della pietra». (ats)
«Un blocco navale è considerato un atto di guerra»
Un blocco navale è considerato un atto di guerra: lo scrive Katie Rogers, corrispondente dalla Casa Bianca per il New York Times. «L'imposizione da parte degli Stati Uniti di un blocco nello stretto, con il conseguente controllo delle navi che potrebbero aver pagato un pedaggio per attraversare le acque, avrebbe probabilmente gravi ripercussioni per gli altri Paesi che utilizzano la via navigabile», ha osservato. (ats)
«I negoziati non sono morti»
«I colloqui non sono falliti. Siamo in una fase di stallo». Lo ha dichiarato il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, che ha ospitato i negoziati di ieri a Islamabad, intervenendo al programma 'Face the Nation' della Cbs.Lo riporta il New York Times nel suo live blog sulla crisi iraniana.
Da parte sua il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, durante una telefonata con il leader russo Vladimir Putin ha dichiarato - secondo quanto riferisce l'agenzia Tass - che l'Iran è pronto a firmare un accordo equo con gli Stati Uniti se questi ultimi si conformeranno alle norme internazionali e rispetteranno le linee rosse di Teheran. «La Repubblica islamica dell'Iran è pienamente preparata a raggiungere un accordo equilibrato ed equo che garantisca la pace e la sicurezza duratura nella regione. Se gli Stati Uniti si atterranno al quadro giuridico internazionale, un accordo è del tutto possibile», ha affermato, secondo quanto riportato dal suo ufficio stampa. (ats)
Trump: GB e un paio di Paesi invieranno dei dragamine a Hormuz
«La Gran Bretagna e un paio di altri paesi stanno inviando dei dragamine», nello stretto di Hormuz. Lo ha detto il presidente statunitense Donald Trump in un'intervista a Fox News.Dopo aver annunciato il blocco navale immediato nello stretto di Hormuz Trump ha precisato che l'operazione potrebbe richiedere «un po' di tempo». Nell'intervista il presidente statunitense ha poi affermato che non ci vorrà «molto» per «ripulire» lo stretto dalle mine. Trump ha poi ribadito la minaccia all'Iran di distruggere le infrastrutture energetiche iraniane in mancanza di un accordo. (ats)
I Pasdaran: «Intrappoleremo i nemici nel vortice mortale di Hormuz»
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane minacciano di intrappolare i nemici nel «vortice mortale» di Hormuz. I Pasdaran hanno dichiarato che le forze di sicurezza iraniane hanno il pieno controllo dello Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il traffico marittimo, avvertendo che i nemici rimarranno intrappolati nel suo «vortice mortale» in caso di qualsiasi errore di valutazione.
«Tutto il traffico... è sotto il pieno controllo delle forze armate», ha affermato il comando navale delle Guardie in un post su X, dopo che il presidente Donald Trump ha ordinato il blocco navale statunitense dello Stretto.
«Il nemico rimarrà intrappolato in un vortice mortale nello Stretto se farà la mossa sbagliata»,ha aggiunto, pubblicando un video che mostra le navi nel mirino. (ats)
«L'Iran schiera forze speciali della Marina sulla costa sud»
I media statali iraniani hanno affermato che il Paese ha schierato forze speciali della Marina lungo la sua costa meridionale, segnalando i preparativi per una potenziale invasione terrestre da parte delle forze statunitensi, dopo il fallimento dei colloqui di pace in Pakistan. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui l'agenzia di stampa statale iraniana Student News Network ha pubblicato immagini di soldati in mimetica schierati vicino a una costa sabbiosa per «contrastare qualsiasi possibile infiltrazione nemica nel territorio del Paese».
Washington ha ordinato l'invio di migliaia di Marines e paracadutisti in Medio Oriente, con ulteriori dispiegamenti previsti dopo l'inizio del cessate il fuoco di due settimane con l'Iran.
Sebbene il presidente Trump non abbia dichiarato di voler inviare truppe di terra, questi dispiegamenti darebbero agli Stati Uniti maggiori opzioni per assalti o incursioni terrestri e hanno innescato i preparativi in Iran, che nelle ultime settimane ha rafforzato le difese aeree, posizionato mine e allestito bunker sulle isole lungo la sua costa. (ats)
Quasi 20 ore di negoziati
Trump ha raccontato che l'incontro con l'Iran "è iniziato presto al mattino ed è andato avanti per tutta la notte", durando "quasi 20 ore". "Potrei entrare molto nei dettagli e parlare di molto di ciò che è stato ottenuto, ma c'è solo una cosa che conta: l'Iran non è disposto a rinunciare alle sue ambizioni nucleari", ha scritto.
Secondo il presidente americano, "per molti aspetti, i punti concordati sono migliori del proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla conclusione", ma tutti questi punti "non contano nulla" rispetto al rischio di permettere che "il potere nucleare sia nelle mani di persone così volatili, difficili e imprevedibili".
Trump ha inoltre osservato che i suoi tre rappresentanti, con il passare delle ore, sono diventati "molto amichevoli e rispettosi" nei confronti dei rappresentanti iraniani, cioè Mohammad Bagher Ghalibaf, Abbas Araghchi e Ali Bagheri. Ma, ha aggiunto, questo "non conta", perché la parte iraniana è rimasta "molto inflessibile sulla questione di gran lunga più importante".
Il presidente USA ha infine ribadito quella che ha definito la sua posizione costante, "fin dall'inizio e da molti anni": "L'Iran non avrà mai un'arma nucleare". (fonte ats ans)
Trump: «Non c'è l'accordo sul vero nodo, il nucleare
Il presidente USA Donald Trump ha rilanciato la linea dura contro l'Iran dopo i colloqui di Islamabad, accusando Teheran di non aver mantenuto la promessa di riaprire lo stretto di Hormuz e sostenendo che il vero nodo rimasto irrisolto nei negoziati è il nucleare.
In un lungo messaggio, Trump ha affermato che "l'Iran aveva promesso di aprire lo stretto di Hormuz e consapevolmente non lo ha fatto", aggiungendo che questo ha provocato "ansia, dislocazione e sofferenza a molte persone e a molti Paesi in tutto il mondo".
Il presidente americano ha sostenuto che Teheran afferma di aver collocato mine nelle acque dello stretto, "anche se tutta la loro Marina, e gran parte di coloro che posavano le mine, sono stati completamente distrutti". E ha aggiunto: "Forse lo hanno fatto, ma quale armatore vorrebbe correre il rischio?".
Trump ha parlato di "grande disonore e danno permanente alla reputazione dell'Iran e di ciò che resta dei suoi leader", per poi affermare che a questo punto "siamo andati oltre tutto questo". Ha quindi intimato a Teheran di avviare rapidamente la riapertura della via marittima: "Come avevano promesso, farebbero meglio a iniziare il processo per aprire questa via d'acqua internazionale, e in fretta". Secondo il presidente USA, "stanno violando ogni legge esistente".
Nel messaggio Trump ha anche riferito di essere stato pienamente aggiornato dal vicepresidente USA JD Vance, dall'inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner sull'incontro svoltosi a Islamabad "grazie alla gentile e molto competente leadership" del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. I due leader pakistani, ha scritto, sono "uomini davvero straordinari" e lo ringraziano continuamente per aver salvato "da 30 a 50 milioni di vite" in quella che sarebbe stata "una guerra orrenda con l'India". "Apprezzo sempre sentirlo: la quantità di umanità di cui parlano è incomprensibile", ha aggiunto. (fonte ats ans)
Trump annuncia il blocco navale immediato dello stretto di Hormuz
Donald Trump ha annunciato su Truth il blocco "con effetto immediato" di tutte le navi da e per lo stretto di Hormzu dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan.
"Ho ordinato alla nostra Marina di individuare e intercettare ogni imbarcazione nelle acque internazionali che abbia versato un pedaggio all'Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà libero transito in mare", ha dichiarato Trump sul suo social.
"Inizieremo a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto. Qualsiasi iraniano che spari contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche verrà fatto saltare in aria!", ha aggiunto il tycoon.
"Altri Paesi saranno coinvolti nel blocco navale dello stretto di Hormuz, ha scritto Trump senza precisare quali. "A un certo punto", ha continuato "giungeremo a una condizione in cui a tutti è consentito entrare e a tutti è consentito uscire. Tuttavia, l'Iran ha impedito che ciò accadesse".
"Questa è un'estorsione a livello mondiale e i leader delle nazioni - in particolare quelli degli Stati Uniti - non si lasceranno mai estorcere", ha detto il presidente riferendosi alla minaccia di Teheran di aver piazzato mine nello stretto.
"All'Iran non sarà consentito trarre profitto da questo atto illegale di estorsione", ha aggiunto Trump. "Vogliono denaro e, cosa ancora più importante, vogliono il nucleare. Inoltre, e al momento opportuno, siamo pienamente pronti al fuoco, e le nostre forze armate finiranno quel poco che resta dell'Iran!", ha avvertito il tycoon. (fonte ats ans)
afpPutin: «Pronto a contribuire agli sforzi di pace»
Il presidente russo Vladimir Putin ha detto all'omologo iraniano Masoud Pezeshkian di essere pronto a contribuire agli sforzi di mediazione per raggiungere la pace in Medio Oriente. Lo ha reso noto il Cremlino.
"Vladimir Putin ha sottolineato la sua disponibilità a facilitare ulteriormente la ricerca di una soluzione politica e diplomatica al conflitto e a mediare gli sforzi per raggiungere una pace giusta e duratura in Medio Oriente", ha affermato il Cremlino nel suo comunicato stampa sulla telefonata. (fonte ats ans)
In Libano bimba uccisa da un raid israeliano al funerale del papà
Una bimba di circa un anno e mezzo di età è rimasta uccisa mercoledì scorso in un raid israeliano sul suo villaggio del sud del Libano mentre veniva celebrato il funerale del padre: è la storia riportata oggi, sul proprio sito, dalla Reuters. Nelle stesse circostanze, aggiunge l'agenzia, sono stati uccisi anche altri tre membri della stessa famiglia.
Mercoledì, i famigliari si sono riuniti in casa per celebrare il rito funebre previsto, pensando di poter approfittare di quello che sembrava essere un cessate il fuoco del conflitto tra Israele ed Hezbollah scattato lo scorso 2 marzo, nel quadro dello scenario di guerra in Medio Oriente che coinvolge anche gli USA e l'Iran.
Poche ore prima, infatti, era stato annunciato un accordo per una tregua tra Washington e Teheran, da cui tuttavia il governo israeliano si è poi svincolato rispetto alle operazioni in Libano. Quello stesso giorno, l'IDF ha colpito in massicci raid diverse aree del Paese, provocando oltre 350 vittime. E non ha risparmiato neanche il villaggio Srifa, dove vive questa famiglia.
Oltre alla bimba, riporta la Reuters, nel raid sulla località sono morti anche altre tre membri della medesima famiglia di 26, 39 e 60 anni. La più piccola di queste vittime era nata nel 2024: come riassunto dal nonno materno, che invece è sopravvissuto alla strage, "è nata nella guerra ed è morta nella guerra".
Sul suo caso, l'esercito israeliano ha detto a Reuters che sta analizzando l'accaduto. (fonte ats ans)
La guerra inquina
Il conto sulla lunga distanza è tutto da fare, ma soltanto nelle prime due settimane la guerra tra Iran e Stati Uniti ha inquinato come un milione di automobili a benzina e provocato danni climatici superiori a 1,3 miliardi di dollari.
Sono i dati di un'analisi, condotta da ricercatori della Queen Mary University di Londra, della Lancaster University e del Climate and Community Institute, secondo la quale sono state generate oltre 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (CO2): più di quante ne produca l'Islanda in un intero anno.
La ricerca prende in considerazione le emissioni, dirette e indirette, generate tra il 28 febbraio e il 14 marzo. Tra queste sono comprese le operazioni militari, gli attacchi alle infrastrutture e i danni agli impianti petroliferi e ai depositi di carburante.
La ricerca è stata realizzata a partire dalle metodologie già utilizzate per calcolare l'inquinamento atmosferico derivante dalle guerre a Gaza e in Ucraina. Nel caso del conflitto tra Israele e Palestina, come riportato dal Guardian, le emissioni prodotte equivalgono al carbonio assorbito da foreste con un'estensione di 32 milioni di acri: come moltiplicare la Foresta Nera - la più grande di tutta Europa - per circa 22 volte.
La CO2 prodotta corrisponde a 7,6 milioni di macchine a benzina, cifra pari a tutti i veicoli che circolano in Lombardia. Gli scontri in Iran presentano numeri ancora più impressionanti, dimostrando come il costo climatico delle guerre - spesso considerato secondario - sia in realtà calcolabile e di grande impatto.
Tenendo come riferimento i numeri stimati da Climate and Community Institute, la quantità di anidride carbonica equivalente (l'unità di misura dell'impronta carbonica) risulterebbe quadruplicata rispetto alla guerra israelo-palestinese. Lo stesso anche per gli altri dati presi in esame. Se la crisi in Medio Oriente dovesse protrarsi per un anno, l'inquinamento prodotto peserebbe come un'economia ad alta intensità di combustibili fossili come il Kuwait, oppure come gli 84 Paesi con le emissioni più basse messe insieme: 131 milioni di tonnellate di CO2.
Il prolungamento del conflitto, tra il ripristino degli arsenali e il possibile coinvolgimento di altri Stati, aggraverebbe il bilancio. Per la ricostruzione di Gaza e del Libano si potrebbero produrre almeno 24 volte più emissioni di quelle generate dalla guerra. (fonte ats ans)
AfpL'Iran deride gli Stati Uniti dopo il fallimento dei colloqui di pace a Islamabad
"Gli Stati Uniti hanno fatto volare il loro vicepresidente dall'altra parte del mondo, fino a Islamabad. 21 ore di colloqui. Hanno chiesto tutto ciò che non sono riusciti a ottenere con la guerra. L'Iran ha detto un GRANDE NO. I colloqui sono finiti. Lo Stretto è ancora chiuso. E il vicepresidente sta tornando a casa a mani vuote" si legge in un post su X dell'ambasciata iraniana in Ghana, in cui si fa riferimento al numero due dell'amministrazione statunitense, JD Vance, che ha guidato la delegazione statunitense in Pakistan. "Solo la parola dell'Iran. Di nuovo. Non hanno più alcuna opzione per salvare la faccia".
Dopo lo stop nei colloqui di pace, l'Iran ha intensificato la sua offensiva digitale, utilizzando i social media per deridere la delegazione statunitense. Dall'inizio dei bombardamenti di USA e Israele, le ambasciate iraniane in tutto il mondo hanno utilizzato i loro account per rilanciare commenti estremamente sarcastici contro i rivali del loro Paese. (fonte ats ans)
Per Trump dilemma tra lunghe trattative, guerra e lotta per Hormuz
Il fallimento del primo round di colloqui tra USA e Iran "non è stato una sorpresa" e questo esito mette l'amministrazione Trump di fronte a diverse opzioni poco allettanti: una lunga negoziazione con Teheran sul futuro del suo programma nucleare, oppure la ripresa di una guerra che ha già causato la più grande crisi energetica dei tempi moderni, e la prospettiva di una lunga lotta per il controllo dello Stretto di Hormuz".
Lo scrive il New York Times, che ricorda come la principale leva a disposizione di Trump ora sia la minaccia di una ripresa delle operazioni militari su larga scala, in vista della fine del fragile cessate il fuoco il 21 aprile.
Ma per il media americano questa non è una scelta "politicamente praticabile per Trump, e gli iraniani lo sanno". Trump, ricorda il New York Times, ha dichiarato il cessate il fuoco la scorsa settimana in gran parte per arginare le conseguenze della perdita del 20% delle riserve petrolifere mondiali, che stava facendo impennare il prezzo dei carburanti e creando carenze di fertilizzanti e, tra le altre materie prime essenziali, di elio per la produzione di semiconduttori. (fonte ats ans)
ImagoNuovi raid israeliani nel sud del Libano, almeno 11 morti
Almeno 11 persone sono rimaste uccise in nuovi raid israeliani nel sud del Libano, cinque delle quali nella località di Qana e altre sei Maaroub, dove è stata presa di mira un'intera famiglia: lo riporta l'agenzia libanese NNA.
La stessa fonte aggiunge che ci sono stati attacchi anche in altre località del Libano meridionale e che, oltre ai morti, si contano pure diversi feriti. (fonte ats ans)
Due petroliere arrivate a Hormuz hanno fatto marcia indietro
Due "superpetroliere" vuote dirette verso il Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz hanno "fatto marcia indietro all'ultimo minuto" una volta avvicinatisi all'isola iraniana di Larak, proprio mentre i colloqui tra Washington e Teheran in corso a Islamabad venivano dati per falliti: lo riferisce sul suo sito Bloomberg.
Le due navi in questione, una battente bandiera maltese e una battente bandiera pakistana, hanno invertito la loro roccia una volta avvicinatisi a un "checkpoint" controllato da Teheran, secondo dati di tracciamento citati da Bloomberg. Una terza petroliera, battente bandiera liberiana, avrebbe invece proseguito la propria rotta, ma non è chiaro dove si stia dirigendo di preciso. (fonte ats ans)
Iran: «Senza l'ok a un accordo la situazione a Hormuz non cambia»
L'Iran "non ha fretta di avviare un nuovo negoziato con gli Stati Uniti, dopo il fallimento dei colloqui di sabato a Islamabad": lo ha affermato nelle prime ore di oggi una fonte informata all'agenzia Fars, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie.
"Non ci sarà alcun cambiamento nella situazione nello Stretto di Hormuz, a meno che gli Stati Uniti non accettino un accordo ragionevole", ha aggiunto la stessa fonte.
Teheran, ha anche detto la persona informata citata dalla Fars, "non ha in programma di tenere un prossimo round di colloqui. Gli americani avrebbero dovuto essere realistici, ma cercavano un pretesto per lasciare il negoziato. Ora la palla è nel loro campo".
Il portavoce del Ministero degli esteri, Esmaeil Baghaei, ha affermato che il fallimento dei colloqui è stato dovuto alle "eccessive richieste degli Stati Uniti" su questioni come lo Stretto di Hormuz e il dossier nucleare, sottolineando tuttavia che "la diplomazia non finisce mai".
Ieri sera, la TV di Stato iraniana IRIB ha riferito che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica agiranno con fermezza contro "qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare lo stretto". I Pasdaran hanno sottolinato che "la marina delle Guardie della Rivoluzione dispone della piena autorità per gestire in modo intelligente lo Stretto di Hormuz". Il passaggio, hanno aggiunto, sarà "concesso solo alle navi civili in condizioni specifiche".
Tale dichiarazione è arrivata dopo l'annuncio del Comando Centrale statunitense secondo cui due navi da guerra della US Navy avevano attraversato questa via marittima strategica per neutralizzare mine piazzate da Teheran. (fonte ats ans)
AFP«La diplomazia non finisce mai»
Oltre 20 ore di colloqui tra Stati Uniti e Iran non hanno portato a risultati concreti, dunque, ma "la diplomazia non finisce mai", ha sottolineato Baqaei alla TV di Stato IRIB, spiegando che durante i negoziati a Islamabad le due parti hanno "raggiunto un'intesa su diverse questioni, ma su due o tre punti principali sono emerse divergenze di opinione, che alla fine hanno impedito un accordo".
"Questi negoziati si sono svolti dopo 40 giorni di guerra imposta e in un clima di sfiducia e sospetto" ha ribadito Baqaei, aggiungendo quindi che "diplomazia è uno strumento che serve a proteggere gli interessi nazionali, e i diplomatici devono svolgere il loro dovere sia in tempo di guerra che di pace".
Il ministro degli esteri pakistano, al termine dei colloqui, è intervenuto ribadendo che Washington e Teheran devono rispettare l'accordo di cessate il fuoco, nonostante il round di negoziati tra le due parti per porre fine alla guerra in Medio Oriente sia fallito.
"È imperativo che le parti continuino a rispettare il loro impegno al cessate il fuoco", ha affermato Ishaq Dar, il cui governo ha ospitato i colloqui e ha agito da mediatore.
"Il Pakistan ha svolto e continuerà a svolgere il proprio ruolo per facilitare il coinvolgimento e il dialogo tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America nei giorni a venire", ha dichiarato in una breve dichiarazione trasmessa dai media statali. (fonte ats ans)
afpNessun accordo dopo 21 ore di negoziati in Pakistan
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato che la delegazione negoziale USA ha lasciato il Pakistan senza aver raggiunto un accordo con l'Iran, al termine di 21 ore di colloqui. Il mancato accordo mette a rischio una fragile tregua di due settimane.
L'annuncio di Vance è arrivato da Islamabad nel pieno della notte, e gela il mondo. "La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un'intesa, e credo che sia una cattiva notizia molto più per l'Iran che per gli Stati Uniti", ha affermato Vance parlando con i giornalisti al termine dei negoziati. "Torniamo negli Stati Uniti senza un accordo. Abbiamo chiarito molto bene quali sono le nostre linee rosse."
Secondo il vicepresidente USA, "non c'è stata la 'promessa definitiva' da parte dell'Iran riguardo all'abbandono dell'arma nucleare". "Non siamo riusciti a raggiungere una situazione in cui gli iraniani fossero disposti ad accettare le nostre condizioni. Penso che siamo stati piuttosto flessibili e accomodanti, ma non siamo riusciti a compiere progressi", ha poi aggiunto - secondo quanto riferisce la versione online di Al Jazeera - prima di lasciare il Pakistan.
"Ci era evidente fin dall'inizio che non bisognava aspettarsi di avere un accordo in una sola sessione di negoziati. Nessuno se lo aspettava", ha detto dal canto suo il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, alla TV di Stato iraniana. "Sono sicuro che i nostri contatti con il Pakistan, come con i nostri altri amici nella regine, andranno avanti".
Le "richieste irragionevoli" degli Stati Uniti hanno fatto fallire i negoziati. È la versione della TV di Stato iraniana, secondo quanto riporta Al Jazeera. (fonte ats ans)
Afp



