Nato in Svizzera, ma perde il permesso di domicilio: «Ha un deficit di integrazione»

Un cittadino turco ha accumulato debiti per oltre 100.000 franchi. "Punito" con un declessamento del suo permesso. Inutile il ricorso.
AARAU - Chi in Svizzera dispone di un permesso di domicilio (C) gode di una certa sicurezza. È la sicurezza di poter vivere e lavorare qui senza restrizioni.
Nel settembre 2021 - riporta l'AargauerZeitung - l’Ufficio della migrazione del Canton Argovia ha tolto a E* questa sicurezza, declassando il suo permesso di domicilio a un permesso di dimora (B) a causa del suo «grave deficit di integrazione». E questo nonostante E., cittadino turco, sia nato in Svizzera e disponga di un permesso di domicilio dall’età di tre anni.
Lunga lista di reati e un mucchio di debiti - Il permesso di dimora è valido per cinque anni, con possibilità di proroga. Si tratta di una misura educativa. Per E. ciò non significa che il suo soggiorno in Svizzera sia in pericolo, ma rappresenta comunque un netto peggioramento. Il suo futuro, in buona sostanza, dipende dal suo comportamento.
Come evidenziato all’epoca dall’Ufficio della migrazione e dell’integrazione del Canton Argovia, nel caso di E. vi era un notevole margine di miglioramento: tra il 2001 e il 2018 è stato condannato per tredici reati, tra cui ripetute violazioni della legge sugli stupefacenti, lesioni semplici e guida senza patente. Dall’inizio del 2019 ha continuato a delinquere, con infrazioni alla legge sul trasporto di viaggiatori e un caso di lieve conseguimento fraudolento di una prestazione.
Inoltre il 39enne, che dall’età di 23 anni dipende da una rendita AI, era sommerso dai debiti. Nel 2021 risultavano presso un ufficio esecuzioni del distretto di Lenzburg 66 attestati di carenza beni per oltre 80.000 franchi e 23 procedure esecutive aperte per un importo complessivo superiore a 60.000 franchi. Entro il 2024 il suo indebitamento è salito a 90 attestati di carenza beni per oltre 140.000 franchi, con 13 esecuzioni aperte per più di 50.000 franchi complessivi.
Il Tribunale amministrativo ha rilevato che molte esecuzioni sono state avviate dopo il gennaio 2019, in particolare per debiti di cassa malati e imposte. Ciò è rilevante perché fino alla fine del 2018 il permesso di domicilio poteva essere revocato solo in casi estremi, ad esempio in presenza di una lunga pena detentiva.
Questa lunga lista di debiti ha spinto l’Ufficio della migrazione a rivolgere a E. un ammonimento già nel 2014 e, nel 2021, a revocargli il permesso di domicilio.
Il ricorso - E. non ha voluto accettare la decisione. Il 39enne ha una figlia di 17 anni con passaporto svizzero, nata da un precedente matrimonio. Dopo il divorzio la ragazza vive con la madre in Svizzera, ed E. è tenuto a versarle gli alimenti. Per evitare il declassamento ha dapprima presentato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo. Dopo il rigetto, si è rivolto al Tribunale federale.
Nel suo ricorso E. sostiene di non essersi indebitato intenzionalmente. Non ha contestato l’ammontare dei debiti, ma ha sottolineato di aver intrapreso negli ultimi tempi diverse misure per ridurli.
Dal 2021 suo fratello gestisce le sue finanze. I nuovi debiti sarebbero sorti principalmente a causa di obblighi familiari, come il pagamento degli alimenti. Inoltre, il suo indebitamento e la sua situazione finanziaria sarebbero legati anche a una malattia psichica. La sua conclusione: il declassamento sarebbe sproporzionato; basterebbe un ammonimento.
Il Tribunale federale ha però valutato diversamente la situazione. Se una persona straniera si indebita in modo intenzionale, doloso o per grave negligenza, l’indebitamento è considerato colpa propria. Poiché E. era già stato ammonito, decisivo era stabilire quali misure concrete avesse adottato per migliorare la propria situazione finanziaria e se si fosse impegnato con costanza nel rimborso dei debiti. Per il Tribunale federale avrebbe avuto peso positivo una riduzione dell’indebitamento, negativo invece l’accumulo di nuovi debiti.
Nella sentenza di gennaio, il Tribunale federale ha affermato che l’ammonimento in materia di diritto degli stranieri non ha prodotto alcun effetto. Anzi: «Il ricorrente è rimasto invariabilmente indebitato». I debiti sono persino aumentati durante la procedura in corso e niente li giustifica. Il declassamento, insomma, è proporzionato.
*nome noto alla redazione.



