Basta messe in italiano a St. Moritz? Fedeli indignati

La notizia è stata appresa con indignazione da parte della comunità italofona, che percepisce un'escalation di scelte volte a marginare i fedeli di lingua italiana.
COIRA - A partire da marzo nella parrocchia di St. Moritz non verrà più celebrata la messa in lingua italiana per sei mesi. Al malcontento dei fedeli, segue lo stupore del Comune parrocchiale per una mancata richiesta di chiarimenti.
Nel bollettino parrocchiale di febbraio è apparsa la notizia, a firma del parroco Don Hipolito Garcia Robles che la tradizionale messa della domenica in lingua italiana sarà sospesa in primavera e in autunno, "per favorire una maggiore comunione tra tutti". Per ovviare alla mancanza, in quei periodi sarà celebrata la funzione bilingue (italiano-tedesco) alle 18.
Una ferita spirituale e sociale
"È paradossale e inaccettabile che la lingua italiana venga 'ghettizzata' parlando addirittura di una messa bilingue il sabato sera come mera mediazione linguistica", scrive un comitato spontaneo in una lettera indirizzata fra l'altro al vescovo della diocesi di Coira e alla presidente del Comune parrocchiale di St. Moritz.
La notizia è stata appresa con indignazione da parte della comunità italofona, che percepisce un'escalation di scelte volte a marginare i fedeli di lingua italiana, una nutrita comunità cui si aggiungono quella portoghese, i frontalieri e i turisti. Anni fa si celebrava una messa anche al lunedì pomeriggio; fu sospesa nel periodo della pandemia e mai più ripristinata. Dopo la cancellazione della messa a marzo e in novembre - mesi "morti" in Engadina a causa della bassa stagione - ora si pensa di allungare la sospensione.
Una scelta "inaccettabile", "una ferita inferta al cuore spirituale e sociale della nostra regione", continua lo scritto del gruppo formatosi a seguito della comunicazione. A farsi portavoce delle preoccupazioni è Cristiana Sartorio, residente da 15 anni a St. Moritz: "I membri più anziani, abituati a frequentare la chiesa di S. Carlo a St. Moritz, non raggiungeranno la vicina chiesa di Celerina, o di Pontresina; pur volendo gli edifici sarebbero troppo piccoli per accogliere la totalità dei fedeli, che finirebbero col preferire l'ascolto della funzione in TV", racconta Sartorio a Keystone-ATS, aggiungendo che la messa passa in buona parte attraverso la condivisione di una vicinanza e di una identità, anche linguistica.
Incontro fra parrocchia e fedeli
Le relazioni fra fedeli e parrocchia sono al momento tese: se da un lato la raccolta di firme per impedire lo smantellamento della messa in lingua italiana sembra essere stata osteggiata e impedita in occasione della celebrazione di domenica scorsa, la presidente della parrocchia, Susi Wiprächtiger, osserva con rammarico le strade intraprese per giungere a una soluzione.
Riunitosi in assemblea ieri sera, il comitato della parrocchia ha dichiarato oggi a Keystone-ATS che sarebbe stato auspicabile un confronto interno alla comunità, precedente al coinvolgimento dei media. La parrocchia vuole ora invitare il comitato per riflettere su possibili alternative future, che verranno affrontate internamente.
I fedeli nel frattempo mirano a una continuità liturgica, garantita in futuro magari affiancando un parroco proveniente dalla Val Bregaglia o dalla Valchiavenna.



