«Non eravate su quella nave? Allora non preoccupatevi»

Hantavirus, perché nonostante le rassicurazioni se ne sta parlando ancora così tanto? L'esperto: «Siamo molto lontani da un virus respiratorio altamente trasmissibile»
GINEVRA - Da una decina di giorni ormai, la parola hantavirus si è guadagnata uno spazio in vetrina stabile sulle prime pagine ─ cartacee e digitali ─ dei quotidiani di tutto il mondo. Dall'identikit del virus, ai commenti (tutti rassicuranti) degli esperti, fino al seguire, un passo dopo l'altro, isolamenti e quarantene dei passeggeri dell'ormai nota nave da crociera MV Hondius, che richiama alla mente la Diamond Princess (quella che, all'alba della pandemia di Covid-19, era stata il primo grande focolaio al di fuori della Cina). Ma perché, se la situazione non è preoccupante, se ne sta parlando così tanto?
L'equazione, in realtà, non presenta grandi incognite. Abbiamo un virus che ha un nome poco conosciuto ─ e che viene quindi percepito dal grande "pubblico" come qualcosa di nuovo ─, il fatto che la sua trasmissione è associata ai roditori e infine il decorso dell'infezione che in alcuni casi può essere grave. E questo quadro, lo ricordiamo, si inserisce sullo sfondo del ricordo ancora fresco della pandemia. E quando le cose stanno così, è difficile guardare altrove.
«Non eravate sulla nave? Allora non preoccupatevi»
Alla questione, anche Alessandro Diana, infettivologo e docente all'Università di Ginevra, ha dedicato il suo ultimo substack, spiegando con parole particolarmente efficaci perché, in estrema sintesi, non bisogna allarmarsi per quanto sta accadendo in questi giorni. «Se non eravate a bordo di quella nave o in contatto stretto con una persona che si trovava lì, non avete alcun motivo per preoccuparvi».
La vicenda però, lo sottolinea, «resta affascinante. Perché ci ricorda come un virus portato da un semplice roditore può, in circostanze molto particolari, attirare l'attenzione del mondo intero». Gli ingredienti della "suggestione" sono quelli che abbiamo già citato qualche riga più in alto. «A prima vista, lo scenario può ricordare gli inizi di altre allerte sanitarie internazionali: una nave, dei viaggiatori sparsi in giro, un virus poco conosciuto».
Detto questo, a rendere più attenti anche gli esperti nei confronti della situazione è la particolarità che contraddistingue il virus "Andes", che ha una caratteristica rara tra gli hantavirus: è capace di fare quel salto in più ed essere trasmesso anche tra esseri umani. Detto questo, non si sta parlando di un virus in grado di diffondersi come era stato il coronavirus ─ e in tal senso, anche l'OMS è stata molto chiara: «Questo non è il Covid» ─ o come è quello dell'influenza. E anche Diana nelle sue osservazioni lo ribadisce: «Siamo molto lontani da un virus respiratorio altamente trasmissibile che circola liberamente nella popolazione».
Non solo. L'infettivologo mette l'accento su quella che è la "lezione" da cogliere da questa vicenda. Non è l'inizio di una pandemia «ma il richiamo a qualcosa di più fondamentale: il nostro mondo è profondamente legato ai fragili equilibri tra umani, animali e ambiente».




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