Il dramma di chi ha identificato le vittime: «Tanti corpi giovanissimi, non è stato facile»

Il contributo di quattro agenti della Scientifica della Polizia cantonale ticinese a Crans-Montana. Il commissario capo Santacroce: «Non si ha diritto all’errore».
Il contributo di quattro agenti della Scientifica della Polizia cantonale ticinese a Crans-Montana. Il commissario capo Santacroce: «Non si ha diritto all’errore».
BELLINZONA/CRANS-MONTANA - Ora che l’incertezza è stata dissipata, resta solo il dolore. Le 40 vittime e i 116 feriti del dramma di Capodanno consumatosi a Crans-Montana hanno tutti un nome. L’attesa straziante dei genitori e dei familiari, alimentata da speranze spesso vane, è terminata; ciò che rimane è un vuoto profondo.
L'identificazione delle vittime - Il processo di identificazione non è stato però semplice e ha richiesto diversi giorni, a causa delle gravi ustioni riportate sui corpi carbonizzati. E non poteva essere altrimenti, i primi soccorritori intervenuti al bar "Le Constellation" hanno parlato di scene di guerra.
Come già avvenuto per il ricovero dei feriti, anche per l’identificazione delle vittime l’ampiezza della tragedia ha reso necessario un ampio coordinamento nazionale e internazionale.
Il Ticino tende una mano al Vallese - E a sostegno della Polizia vallesana è giunta a Crans-Montana anche una squadra della Scientifica della Polizia cantonale ticinese composta da quattro agenti e guidata da Giancarlo Santacroce. «Quale premessa - esordisce il commissario capo - ci tenevo innanzitutto a evidenziare la mia vicinanza, e quella della Polizia cantonale, a chi ha perso un proprio caro e a chi lo vede ricoverato a causa delle gravi ferite riportate nell’incendio».
La maggioranza delle persone morte nell’incendio era giovanissima: due avevano solo 14 anni e sei 15. La fascia d’età più colpita è quella dei sedicenni, con nove vittime, seguita dai diciottenni, che sono sei. Si contano inoltre tre vittime di 17 anni.
L'organizzazione tra diversi enti - «In Vallese - ci spiega Santacroce - abbiamo potuto lavorare in un ambiente perfettamente organizzato dagli enti preposti. In poco tempo hanno protetto la scena dei fatti, permettendoci di operare in sicurezza e lontani da sguardi indiscreti».
«All’interno della scena, ognuno ha potuto dare il proprio importante contributo, applicando i concetti scientifici di lavoro per questo tipo di situazioni, in un ambiente di rispetto e dignità per i numerosi corpi che si trovavano all’interno della struttura».
«Tanti corpi giovanissimi» - Quali sono state le difficoltà più importanti che avete dovuto affrontare? «La più grande difficoltà è stata, a livello emotivo, quella di lavorare a contatto con un importante numero di corpi, perlopiù giovanissimi. Sia sul luogo dell’evento, una volta ultimati i lavori, sia al nostro rientro in Ticino siamo quindi stati seguiti a livello psicologico. Colgo l’occasione per ringraziare i nostri psicologi di polizia per il sostegno e la loro vicinanza. Un grazie particolare va anche al Comandante Cocchi per il supporto ricevuto e naturalmente ai tre collaboratori con i quali ho condiviso questo intervento, per l’eccezionalità di quanto hanno saputo affrontare e dare».
Come detto, in Vallese la squadra ticinese ha lavorato a stretto contatto con sezioni di altri cantoni e con specialisti internazionali. «Il coordinamento è stato preso a carico dal DVI-CH (Disaster Victim Identification). È compito di questo organismo chiedere supporto ai cantoni affinché vi siano a disposizione dei professionisti pronti da subito a un impiego di più giorni, nei vari ambiti richiesti (Polizia scientifica, medicina legale, dentisti, radiologi, genetisti)».
I protocolli Interpol - L’identificazione formale di una vittima avviene su base scientifica, «utilizzando i protocolli Interpol che prevedono una raccolta di dati AM (ante mortem) forniti dai famigliari (dati medici, odontoiatrici, fotografie, connotati, segni particolari) e di dati PM (post mortem), raccolti durante l’ispezione del corpo della persona deceduta», ci spiega Santacroce. «Questi dati AM e PM vengono confrontati tra loro e permettono di giungere a un’identificazione quando i parametri relativi all’analisi delle impronte digitali, del DNA, dell’identificazione dentale forense o di altri dati medici (impiego di protesi numerate, ecc.), collimano».
Il difficile compito di identificazione è stato aggravato dall'urgenza di poter dare una risposta ai genitori e ai familiari dei ragazzi. «Per la prima volta in Svizzera è stato applicato il concetto SoC-PA per trattare i luoghi di un fatto drammatico, con un grande numero di vittime».
Dati essenziali e tempistiche - Si tratta di una procedura che è stata sviluppata dalla polizia francese a seguito degli attentati di Parigi. «Questo metodo di lavoro permette di concentrarsi sugli aspetti legati alle vittime e alla loro identificazione, oltre ovviamente a ciò che ha causato l’evento. Lo scopo è quello di raccogliere i dati essenziali e accorciare le tempistiche legate alle identificazioni. In tre giorni di lavoro si è riusciti a identificare formalmente 40 vittime restituendole ai propri cari».
E ancora: «Nella drammaticità di questo evento, l’applicazione di questo protocollo ha accorciato le attese di un’identificazione e ha alleviato, anche se solo in parte, ne sono consapevole, le sofferenze dovute all’attesa da parte dei familiari. L’intervento sui luoghi è terminato per quanto riguarda il nostro compito».
Nessun margine di errore - Già perché come è stato spiegato durante la conferenza stampa di venerdì dal capo della polizia criminale vallesana Pierre-Antoine Lengen, l'errore non era ammissibile. «I protocolli Interpol sono estremamente rigorosi e vengono applicati alla lettera. Solo quando tutti i dati collimano, una commissione d’identificazione composta da professionisti del settore accerta l’avvenuta identificazione di un corpo. Vige un controllo qualità molto stretto perché per ragioni facilmente comprensibili, non si ha diritto all’errore».
A Crans-Montana, subito dopo il dramma, sono giunti i familiari delle vittime. «La collaborazione con i famigliari è fondamentale per poter ottenere al più presto i dati AM dei loro cari scomparsi. Più sono completi e dettagliati questi dati, più risulterà facile ottenere le comparazioni con i dati PM, accorciando in questo modo i tempi dell’identificazione».








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