«Aggiornare il Welfare state per legge, in base ai mutevoli bisogni»

L'UDC avanza la richiesta in una mozione parlamentare.
Modellare e aggiornare sistematicamente, per legge, il “welfare state” secondo i bisogni mutevoli. Questa la richiesta dell'UDC. Il Gran Consiglio ha «bocciato un’iniziativa del 2019 presentata dall’UDC per inserire automaticamente nelle leggi sociali una data di scadenza affinché dopo 12 anni e 2 anni prima della scadenza, ci fosse una valutazione globale dei risultati, dell’efficacia e dell’efficienza», scrivono i proponenti.
Tenuto conto del Messaggio del Governo, dei Rapporti di maggioranza e minoranza e del dibattito in aula, «il gruppo UDC ritiene assolutamente ancora valida l’idea di dover intraprendere qualcosa per controllare e modellare meglio l’intervento in ambito di welfare, tanto più che il malessere sociale cresce senza sosta, come pure le risorse finanziarie per cercare di contenerlo (vedi spesa pro-capite)», prosegue il testo.
Ecco allora che, «preso atto delle osservazioni e degli input emersi, per togliere le rigidità presenti nella nostra iniziativa elaborata e bocciata oggi; con la presente Mozione chiediamo che il Governo: di presentare una proposta di Legge (base legale) più articolata e più adatta rispetto a quella bocciata dal GC, ma che vada comunque nella direzione degli obiettivi in essa indicati. Definisca sulla base della letteratura scientifica e sulla base della contabilità funzionale svizzera, il quadro di riferimento e il perimetro dell’offerta di “welfare”, faccia un elenco delle leggi in essere e definibili nell’ambito del welfare state», inizia l'elenco delle richieste.
In aggiunta «elabori una base statistica sistemica ad hoc per osservare e misurare nel tempo, staticamente e longitudinalmente, nel suo complesso e in sotto categorie il malessere/benessere sociale. L'obiettivo di questa mozione, che vuole fissare una data di scadenza per le leggi, è quello di spingere l'autorità eletta e l'apparato amministrativo ad effettuare un regolare controllo politico, cioè a verificare se tutte le aspettative e gli obiettivi espressi nel promuovere e nel varare le leggi a carattere sociale, sono soddisfatti nel tempo»
Diverse leggi infatti, secondo i proponenti, «rimangono per decenni immutate e senza verifica quanto al raggiungimento degli scopi annunciati: si ha così un'offerta squilibrata o perlomeno non più adattata ai cambiamenti che intervengono nella società. Nella maggior parte dei casi non si cambia l’esistente e ci si accontenta di aggiungere provvedimenti nuovi e soldi in più. Una sorta di reazione o adattamento passivo. Ecco perché porre un limite temporale alle leggi serve a generare un obbligo legale per esaminare dopo un arco di tempo ragionevole l’efficacia e l’efficienza della legge stessa nel risolvere i problemi per i quali è stata approvata. In altre parole: è un obbligo affinché la politica controlli sé stessa quanto al raggiungimento degli obiettivi fissati nella legge. E’ soprattutto un modo per congiungere meglio offerta e domanda in un settore sensibilissimo e in futuro importantissimo come quello della socialità; e impiegare le risorse in modo efficace», la conclusione.




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