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16.04.2021 - 06:030
Aggiornamento : 09:48

Un fischio o uno sguardo, ed è già molestia per strada

Fischiare per strada una donna. Il fenomeno si chiama catcalling

Per alcuni è una forma di apprezzamento. Per altri è solo una molestia.

di Redazione

MILANO - Sempre più labile, quasi inesistente, il confine tra complimento e molestia. La guerra contro le violenze di genere passa anche da un altro fronte. Si chiama cat calling, ma gatti e felini in questo caso c’entrano ben poco. Anzi già la genesi della locuzione la dice tutta sull’espressione negativa.

Apprezzamento o volgarità? -In sintesi sarebbe la molestia verbale alle persone che si incrociano per la strada. Può essere un fischio, un apprezzamento gergale, una frase o una parola volgare, un gesto quasi sempre con termini o fini a sfondo sessuale. Le donne sempre più la subiscono, appunto, non come un apprezzamento ma come una vera e propria violenza che intacca il proprio sentirsi libere di camminare, passeggiare, correre per strada, vestite come meglio credono, senza per questo sentirsi parlare dietro del proprio aspetto fisico. Le molestie di strada non sempre includono azioni o commenti con connotazione sessuale. A volte prevedono anche insulti omofobici, transfobici e altri commenti che fanno riferimento a etnia, religione, classe sociale e disabilità.

Frasi come "Sei uno schianto", "Mi fai impazzire", "Hai un fisico da paura", che poi prendono accettazioni dialettali a seconda della città in cui vengono usate, vengono oramai percepite dalle donne stesse non come un modo per cercare un approccio teso realmente alla conoscenza, ma solo un mero atteggiamento maschilista e machista.

Andando indietro nella storia, scopriamo che nel corso del Settecento con la parola cat calling si intendevano i fischi di disapprovazione a teatro. Solo negli ultimi decenni invece il significato è stato accostato al fenomeno che una volta era più bonariamente etichettato dal punto di vista maschile come l’essere “pappagallo” o “provolone”.

Multe in Francia - Il governo francese nel 2018 ha approvato una legge che dichiara punibile il cat calling su strade o mezzi di trasporto pubblico con multe fino a 750 euro, oltre a una mora per comportamenti perfino più aggressivi. Idem in Portogallo, Belgio, Finlandia, in Perù vigono leggi contro simili pratiche dal marzo 2015 e negli Stati Uniti leggi che riguardano le molestie di strada sono ad esempio presenti in Illinois.

Tutti d’accordo nello stigmatizzare il cat calling? Non proprio. Come avvenuto per quanto riguarda il movimento Me Too sulla scia delle molestie sessuali nel mondo del cinema e dello spettacolo, con una sorta di contromovimento parallelo, da Catherine Deneuve e non solo, anche sul cat calling il dibattito è aperto e sui social c’è chi tende a minimizzare la questione a mera goliardia da strada.

Il caso Aurora Ramazzotti - Recentemente a far riesplodere la discussione è stata innanzitutto Aurora Ramazzotti, figlia di Eros e di Michelle Hunziker, che ha denunciato sui social di essere continuamente oggetto di commenti sessisti quando fa jogging. “Mi fanno schifo!” ha scritto. Anche l’attrice Vittoria Puccini ha sottolineato “soprattutto il senso di disagio che mi lasciava da ragazzina quando mi dicevano le cose per strada o dalle macchine quando gli uomini mi fischiavano”. Eppure c’è chi tra le stesse donne si dissocia, come la nota pornostar Valentina Nappi: “Dire che il catcalling è molestia sessuale è un’offesa per chi è stato molestato”.


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Il catcalling che ha fatto la storia del cinema
C’è un catcalling che resta impresso sulla celluloide. Scene che hanno fatto la storia del cinema, soprattutto quello d’autore. Specie il cinema bianco e nero ha regalato scene scolpite nella memoria, Claudia Cardinale ne I Soliti Ignoti di Mario Monicelli, la camminata di Sofia Loren seguita da un nuvolo di uomini ne L’oro di Napoli di Vittorio de Sica, scene simili in Diciottenni al sole di Camillo Mastrocinque dove belle ragazze in costume da bagno ricevono gli apprezzamenti dei bagnanti. Altrettanti “complimenti” subisce Sylva Koscina in Ladro lui, ladra lei con Alberto Sordi. Ci sarebbero poi i filoni della commedia sexy anni ‘70/’80 di fatto incentrati unicamente sul corpo femminile che hanno passato il testimone ai cinepanettoni. In mezzo il Gallo Cedrone di Carlo Verdone in una scena cult. Senza dimenticare le sequenze in cui Monica Bellucci in Malena di Tornatore, passeggia in un paesino siciliano del dopoguerra, sotto gli sguardi “giudici” della gente e soprattutto degli uomini. Scene che hanno fatto la storia del cinema, eppure nessuno ha mai gridato alla molestia sessuale. Scene che oggi subirebbero il linciaggio mediatico dei social. 

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Ultimo aggiornamento: 2021-06-20 18:40:21 | 91.208.130.86