Tamedia
CANTONE / SVIZZERA
24.03.2021 - 12:010
Aggiornamento : 13:37

Boom di vendite per la carne

Nel 2020 la cifra d'affari ha raggiunto i cinque miliardi: +13,7% rispetto all'anno precedente

Il motivo sarebbe da ricercare in particolare nella parziale chiusura delle frontiere

LUGANO / BERNA - Nell'anno della pandemia la vendita di carne ha raggiunto una cifra d'affari record: in Svizzera si è infatti attestata a cinque miliardi di franchi, pari a un incremento del 13,7% rispetto all'anno precedente. Nel complesso - come si evince dal recente Rapporto del mercato della carne - le vendite sono aumentate del 12,1%. Il maggior incremento riguarda quella di suino, di cui sono state acquistate 28'600 tonnellate (+14,5%).

Il fenomeno si è fatto sentire anche nelle macellerie, come ci conferma Roberto Luisoni, titolare dell'omonimo negozio a Lugano e membro di comitato dell'Associazione mastri macellai salumieri del Canton Ticino e Mesolcina (AMMS). In particolare durante il lockdown della scorsa primavera, quando per circa due mesi tutto si è fermato: «Anche da noi c'è stato un forte afflusso di clienti: tutti si sono messi a cucinare, anche consumando la carne che altrimenti avrebbe mangiato al ristorante».

Ma questo non significa che durante la pandemia gli svizzeri abbiano aumentato il consumo di carne. Lo mostrano anche i dati di ProViande, l'associazione che rappresenta il settore elvetico della carne: nel 2020 sul piatto di ogni cittadino sono finiti in media circa 51 chili di carne, mentre nel 2019 erano 51,25. Il consumo è quindi rimasto stabile.

Chiusura dei ristoranti... e delle frontiere - Secondo Luisoni, l'aumento delle vendite non sarebbe da ricondurre alla chiusura dei ristoranti, ma piuttosto a un incremento degli acquisti interni. Si parla quindi della chiusura delle frontiere e del prolungato divieto di turismo della spesa. «Sappiamo bene che qui in Svizzera la carne sottostà a dazi doganali molto alti e manteniamo anche un prezzo che permetta di pagare l'agricoltura e tutto quello che c'è dietro alla produzione» ricorda Luisoni, aggiungendo: «Per quasi sei mesi non è stato possibile uscire liberamente dal paese, in Ticino come nelle altre regioni di confine elvetiche».

Ma l'ingrosso è calato - Se è vero che lo scorso anno i consumatori hanno acquistato più carne in Svizzera, le macellerie hanno però dovuto allo stesso tempo fare i conti con la chiusura dei ristoranti e l'annullamento delle feste estive. «Per quanto riguarda la nostra attività, abbiamo riscontrato un calo significativo della vendita all'ingrosso destinata ai ristoranti o alle feste campestri» ci dice ancora Luisoni. Una singola festa permette, per esempio, la vendita di mille chili di carne.

Fatto sta che il trend positivo per quanto riguarda la vendita a privati sembra continuare. «In negozio stiamo vivendo un buon periodo, soprattutto nei weekend» conclude Luisoni.

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