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AGNO
04.03.2021 - 06:000
Aggiornamento : 09:32

Professione "wonder woman". Ancor di più con la pandemia

Mamma, lavoratrice e casalinga. La testimonianza di Vanessa, donna tuttofare in tempi di pandemia

di Redazione
GIORGIA CIMMA SOMMARUGA

AGNO - Vanessa, impiegata negli acquisti e responsabile di diversi gruppi merceologici in una azienda che si occupa di raffreddatori industriali a livello internazionale, racconta come si divide tra il lavoro da casa, figli, faccende domestiche e rapporti interpersonali.

Quale mutamento c’è stato dal primo lockdown?

«La prima cosa che è cambiata è che durante la prima fase non eravamo pronti, né a livello lavorativo né a livello di organizzazione domestica. Nel mio caso, l’azienda per cui io e mio marito Marcello lavoriamo, ha messo subito in telelavoro tutti gli uffici. Da quel momento abbiamo imparato ad abituarci all’idea di stare tutti insieme, genitori e figli, 24 ore su 24. Per questo è stato importante che ognuno si creasse il proprio spazio. Abbiamo avuto modo di lavorare sugli stessi piani orari, quindi ci siamo imposti la flessibilità totale. Nel mio caso dalle 7.00 alle 15.00 è come se fossi in ufficio: mi alzo prima dei miei figli, e lavoro maggiormente nelle ore in cui loro sono a scuola».

I piccoli di casa come hanno reagito?

«Ho due bambini, uno di 10 e l’altro di 4 anni. Nel primo lockdown le scuole erano chiuse, quindi siamo stati genitori, maestri ed educatori. Prima della pandemia sapevano che quando uscivano da scuola avevano tutte le mie attenzioni, ora sanno che non è sempre così: assicurando flessibilità agli orari lavorativi, magari c’è il giorno in cui devo svolgere i miei impegni fino alle 17 o alle 18. Loro si sono adattati».

I rapporti coniugali ne risentono?

«Ho sempre lavorato con mio marito, stessa azienda ma reparti diversi. Prima non ci vedevamo durante la giornata, ora siamo allo stesso tavolo a lavorare per 8 ore al giorno, tutti i giorni. All’inizio non è stato semplice. Si incrociavano le conferenze, c’era rumore, e concentrarsi era difficile. Poi ci siamo organizzati trovando il giusto compromesso. Il rapporto si è consolidato in quanto abbiamo capito meglio il lavoro di ognuno: io il suo e lui il mio. Durante il giorno ci confrontiamo anche sulle problematiche aziendali, prima questo non si faceva non vedendosi, e quando si tornava a casa dopo il lavoro si pensava a godersi la famiglia».

Rimpiange la vecchia routine?

«Il fatto di non trovare i fornitori e i colleghi è un po' frustrante, non abbiamo più il contatto fisico: la stretta di mano, la negoziazione al tavolo. A volte le parole non sono abbastanza, perché quando si lavora in team ci sono delle gestualità che ora non esistono più. Per contro abbiamo guadagnato serenità in famiglia, riuscendo a seguire meglio i figli: è migliorata la qualità di vita».

Quindi si trova a suo agio in questo nuovo modo di lavorare?

Trova del tempo anche per il gruppo genitori
«Certo, non ho più il traffico da affrontare e riesco ad organizzarmi in modo efficiente. Mi sono inoltre imposta che dal lunedì al venerdì in casa mi occupo solo del pranzo e della cena, le faccende domestiche le lascio per il fine settimana o dopo le 17.00, perché altrimenti rischio di distrarmi dal lavoro. Nel primo lockdown, non essendo organizzata, facevo di tutto e di più in qualsiasi momento, non potevo assolutamente andare avanti così».
Le fatiche dell’impegno con la famiglia, la casa e il lavoro a tempo pieno non scoraggiano Vanessa, che trova il tempo e l’entusiasmo per partecipare al gruppo Agisca, un importante servizio di svago e attività ricreative per la comunità di Agno, ponendosi come ponte tra il comune, la scuola e i genitori: «Quest’anno non abbiamo potuto proporre come al solito i corsi per i bimbi», dice Vanessa. «È mancata la nostra presenza fisica». In questo particolare momento nulla è semplice, «non si può arrivare dappertutto, ma essere consapevoli di poter fare qualcosa con piccoli gesti è importante, l’unione fa la forza». Insieme ad Agisca, Vanessa cerca di lavorare con anticipo in attesa della normalità. «Condividere un sorriso con i bambini, le maestre, i genitori dà soddisfazione, anche perché il nostro compito principale è quello di amplificare il ruolo della scuola a livello di intrattenimento. Per me è un’ulteriore fonte di energia».

Vanessa
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