SYNDICOM / ADSP
CANTONE
18.12.2020 - 10:080

Posta, meno personale e più code: lettera al Consiglio di Stato

Il sindacato Syndicom e l'Associazione per la difesa del servizio pubblico chiedono al Governo di prendere posizione

MASSAGNO - Syndicom Ticino e Moesano e l'Associazione per la difesa del servizio pubblico (Adsp) hanno inviato una lettera al Consiglio di Stato per denunciare la situazione «inaccettabile» che si è venuta a creare alla Posta, con la diminuzione del personale presso gli uffici postali.

Il calo della presenza nel periodo di maggiore affluenza, quello prenatalizio, «sta comportando conseguenze molto negative sul personale che viene esposto a maggiori carichi di lavoro con rischi sulla loro salute, ma anche sugli utenti che si vedono costretti a fare lunghe code prima di essere serviti» si legge nella missiva, firmata dal responsabile regionale del sindacato Marco Forte e dal segretario Adsp Graziano Pestoni.

«La Posta ha deciso d'intraprendere questa misura in quanto intende azzerare i saldi delle ore dei dipendenti entro la fine dell’anno. Il sindacato syndicom ha più volte chiesto di rinviare il recupero delle ore all’anno prossimo quando l’affluenza è minore, in modo da permettere ai dipendenti di prendersi riposo senza creare stress ai colleghi ed evitare conseguenze negative sul servizio offerto all’utenza. La Posta ha rifiutato questa proposta senza alcuna spiegazione. Tutto ciò ci porta a pensare che tale decisione è scaturita da un mero calcolo contabile: la diminuzione dei costi entro la fine dell’anno permetterà ai manager del settore di presentare conti migliori nel 2020 e prendere così maggiori bonus».

Come si vede nelle foto qui pubblicate - scattate nel solo Luganese, ma «le lamentele sono giunte da tutto il Cantone» -, fuori da molti uffici si sono formate lunghe code. «Dalle informazioni in nostro possesso risulta che i tempi d’attesa si sono raddoppiati» laddove manca personale. «A differenza di quanto afferma la Posta», che contesterebbe la forte affluenza.

«Ci sorge il dubbio che in realtà questa strategia miri appositamente a peggiorare il servizio agli sportelli per disincentivare gli utenti dal recarsi agli uffici postali e spingerli a utilizzare l’online. Non bisogna infatti dimenticare che a partire dal 2017 la Posta ha chiuso o è in procinto di chiudere ben 48 uffici postali sugli allora 112 presenti in Ticino». Con questa lettera viene chiesto al Consiglio di Stato «di prendere posizione e di vigilare sul rispetto del mandato pubblico della Posta nei confronti della popolazione e del personale impiegato nel nostro Cantone».

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