Nevercrew, Simone Cavadini
Christian Rebecchi & Pablo Togni
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27.08.2020 - 07:020
Aggiornamento : 08:23

Un duo con una missione: colorare le città

Il duo di artisti urbani Nevercrew racconta il successo delle sue opere dopo il capolavoro “Close up” a Lugano.

di Redazione
MANUELE MOGHINI

LUGANO - Inarrestabili. I Nevercrew, alias Christian Rebecchi e Pablo Togni, continuano a raccogliere consensi con le loro opere murali e non solo. Approdato sulla scena artistica nel 1996, il duo si è fatto conoscere a livello internazionale con opere di forte impatto.

Come organizzate il lavoro tra di voi?
«Negli anni abbiamo costruito un nostro immaginario, quasi un alfabeto di elementi e concetti: tutt’ora ogni opera che realizziamo vi fa riferimento e lo arricchisce. In questo senso il nostro processo creativo si fonda sul confronto tra di noi: valutiamo la situazione di partenza, riflettiamo sulla comunicazione che intendiamo proporre e abbozziamo le idee, sia singolarmente, sia insieme».

E poi le opere prendono gradualmente forma.
«Sì, scegliamo la direzione che più ci convince e facciamo diverse prove, poi eseguiamo la bozza. La parte di realizzazione è il momento finale del processo, e spesso anche la più breve: riproduciamo il disegno sulla facciata e procediamo quindi alla pittura, prevalentemente in acrilico per pareti».

Quali sono i temi a cui prestate maggiore attenzione?
«Da anni sviluppiamo la riflessione sul rapporto tra uomo e natura, emblematico sotto diversi aspetti, tra crisi ambientale, politiche di sfruttamento e appropriazione, visioni globali incentrate sul guadagno. Su questa base elaboriamo le nostre tematiche, interagendo man mano con i contesti con cui ci confrontiamo. Portiamo avanti anche il progetto dei lavori termocromici, che mutano con il cambiamento della temperatura: attraverso pitture apposite creiamo opere interattive, come quella realizzata allo Spazio Morel a Lugano nel 2019».

Come vive il rapporto con le istituzioni artistiche un duo di street artist?
«Cerchiamo d'interagire con situazioni con cui ci troviamo in sintonia, che non siano in contrasto con i nostri valori artistici e personali. Dunque per noi non è difficile conciliare l’aspetto espositivo con quello urbano, non lo viviamo come un contrasto, perché con le nostre tematiche e la nostra comunicazione possiamo approcciarci a diversi supporti e contesti, e ci piace farlo».

Sia lavoro in atelier, sia in contesto urbano, dunque.
«Esatto, da sempre amiamo disegnare, costruire, modellare, scolpire, e il lavoro di atelier ha sempre fatto parte del nostro percorso. Sebbene vi siano grandi differenze tra l’interazione con uno spazio urbano e il lavoro su opere autonome, alla fine ogni realizzazione apporta qualcosa che interessa l’una e l’altra dimensione».

Avete esposto in tutto il mondo. L’accoglienza è sempre stata positiva?
«In generale, quando i progetti sono organizzati e comunicati bene dagli enti locali, l’accoglienza è buona. La maggior parte delle volte siamo supportati, talvolta abbiamo vissuto la graduale integrazione della nostra opera e della nostra presenza. A Lugano, durante “Close up”, abbiamo sperimentato tanto affetto e partecipazione».

Come vedete i vostri progetti futuri?
«Purtroppo il virus ha rimescolato il nostro 2020. Molti progetti sono stati sospesi o rimandati e tra quelli ancora previsti non sappiamo quali riusciremo a realizzare. Abbiamo in programma diversi spostamenti, ma attendiamo i prossimi mesi per capire cosa succederà».

La simbologia della balena e l’attenzione al tema ecologista


NEVERCREW

LUGANO. «La balena ha un’immagine molto potente. È un animale facilmente riconoscibile, quasi comune, nonostante non sia semplice averne un’esperienza reale e ravvicinata», affermano i Nevercrew. «È molto diffusa nel globo e quindi permette d'imbastire un discorso diretto e assoluto. Spesso per insistere sul rapporto tra uomo e natura usiamo i cetacei, che ancora oggi sono molto condizionati dalle pratiche umane: oltre alla caccia – ancora presente in alcune zone del mondo – l'inquinamento e il cambiamento del clima incidono notevolmente sulla loro salute e sulle loro abitudini. Ci interessa il valore visivo che ha la balena come icona ecologista e simbolo di una questione globale di causa ed effetto, che spesso non è direttamente percepibile. L’immagine ci permette poi di estendere la riflessione nella direzione che ci interessa, evocando il sistema di cui ognuno è parte attiva, in un modo o nell’altro».

 

NEVERCREW
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