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LOCARNO
14.05.2019 - 12:550
Aggiornamento : 14:53

«Io, bersaglio facile: Berlusconi mi suggerì di andarmene»

Il caso di Salvatore Carpinteri, 48 anni, presunto “ex finto cuoco del Cavaliere”, sfocia in un’interrogazione al Governo. Ma chi è quest’uomo veramente? Siamo andati a cercarlo…

LOCARNO – Con quale permesso quell’uomo si è stabilito in Ticino? Recentemente qualcuno ha segnalato un certo Salvatore Carpinteri, 48 anni, alla polizia e alla sezione della popolazione. Motivo? Presunti affari poco chiari con la sua ditta di serramenti. Emerge, nel frattempo, che l’uomo, residente nel Locarnese, è quello che, in passato, è stato ribattezzato come l’ex “finto cuoco di Berlusconi”. Con fior di condanne in Italia. E così il tutto sfocia in un’interrogazione al Governo da parte del Gruppo MPS-POP-Indipendenti. Con attacchi non troppo velati a Norman Gobbi e al Dipartimento delle istituzioni.

Ecco come è arrivato in Ticino – Ma chi è, veramente, Salvatore Carpinteri? Difficile decifrarlo. Metaforicamente ci appare come un rebus. Dopo il polverone sollevatosi negli ultimi giorni, Tio/ 20 Minuti l’ha incontrato nella sua abitazione di Locarno. Dove lui ha raccontato la sua “verità”. «Ho un permesso B provvisorio – afferma –. E la mia attività, la Rigea Sagl, è perfettamente registrata. Ci lavoriamo in cinque, compresi mia moglie e mio figlio. Siamo in regola su tutto e con tutti. Sono arrivato in Ticino nel 2017. E da quel momento mi sono sempre comportato bene. Come, del resto, ho sempre fatto nella mia vita».

Il mondo capovolto – La sua versione stravolge completamente l’opinione che uno si fa cercando informazioni su di lui su internet. Sul web si parla di reati di ogni sorta a suo carico. «Io ci metto la faccia. Dal 2012, quando nell’ambito del processo sul caso di Arcore (legato al famoso scandalo del “Bunga Bunga”), mi sono rifiutato di testimoniare contro Berlusconi, io sono diventato un bersaglio facile su cui sparare».

Un vero chef – Sì, perché quest’uomo sostiene di avere lavorato veramente per il Cavaliere. Più precisamente tra il 2008 e il 2013. Gli chiediamo di mostrarci alcune immagini che lo attestino. Invano. Però ci fa vedere un ritaglio di giornale in cui effettivamente viene citato come cuoco di Berlusconi e nelle cui fotografie, a suo dire, sarebbero presenti varie personalità legate all’ex premier.

Bocca cucita – «Lavoravo per Berlusconi – continua a ripetere il 48enne –. Ho solo deciso di non parlare, quando venni interpellato sulla questione di Arcore. Lo ribadisco. Io facevo il mio mestiere. Non me ne fregava nulla di cosa accadeva al di fuori della cucina. Mi hanno fatto pagare caro il mio silenzio».

Nuovi guai – A un certo punto, più avanti, Carpinteri avrebbe ordinato della merce, non pagandola, e spacciandosi ancora per cuoco dell’ex premier. Da qui, la definizione di “finto cuoco”. E un processo. «Ma perché nessuno dice che a fine 2018 io sono stato definitivamente assolto da questa accusa? In Italia ne ho subite di tutti i colori. Tutto è finito in nulla. Ma gli articoli da internet non spariscono. È stato Berlusconi stesso a consigliarmi di lasciare l’Italia. Perché lì ormai non avrei avuto futuro».

Tutto con le pinze – La conversazione sembra surreale. Ma decidiamo, prendendo tutto con le pinze, di proseguire. Cercando di capire come mai qualcuno, in Ticino, ha deciso di segnalarlo alle autorità. Allo stesso tempo una piattaforma di consulenza online si sarebbe dissociata da lui. «Ho avuto un problema con un cliente – sostiene Carpinteri –. Uno solo. E mi sta creando guai, facendo leva su articoli trovati su Google e legati al passato. Ora voglio chiarire una volta per tutte la mia posizione».

Il precedente con i vini – Comprensibile. Intanto, però, risulta anche che in Ticino, il 48enne ha già avuto qualche grattacapo. Di recente è stato accusato di avere raggirato una ventina di produttori di vini. Ancora una volta, la sua tesi è diversa. «Mi sono fatto 40 giorni di carcere ingiustamente. La verità deve ancora venire a galla. Sono stato tirato in ballo in una storia assurda. Io non ho colpe. Ci sono altre persone coinvolte e toccherebbe a loro pagare. La vicenda non si è ancora chiusa definitivamente».  

Autodifesa a oltranza – Lo punzecchiamo, infine, ancora una volta sul suo permesso. Su quanto possa essere stato difficile ottenerlo, anche se provvisorio, visto il suo curriculum in Italia. Lui ribatte seccamente. «Vi ho già detto che tutte le accuse in Italia si sono sgonfiate. Sul web trovate un’immagine distorta di me. Ho la coscienza pulita. Sono un uomo tutto casa e lavoro». 

Tio.ch / 20 minuti
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