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22.07.2020 - 14:270
Aggiornamento : 18:20

«L'espulsione dei criminali stranieri è una farsa»

Per l'UDC l'iniziativa approvata 10 anni fa non viene attuata a dovere: «È una presa in giro della volontà popolare».

BERNA - L'iniziativa per l'espulsione dei criminali stranieri non viene attuata adeguatamente dieci anni dopo la sua accettazione, sostiene l'UDC. Il partito ha minacciato di lanciare una nuova iniziativa sul tema durante una conferenza stampa, oggi a Berna, se questa lacuna non verrà colmata al più presto. Sul tema si espresso anche il ticinese Piero Marchesi: «In qualità di rappresentante di un cantone di frontiera, sono particolarmente scandalizzato dal rifiuto di applicare l'iniziativa. Noi soffriamo di più la "criminalità importata"». L'ex Consigliere agli Stati argoviese ed ex presidente del PLR Philipp Müller ritiene che giudici e governo siano troppo indulgenti.

L'UDC accusa il Consiglio federale e i partiti di centro-sinistra di aver introdotto una "scappatoia" grazie alla cosiddetta clausola di rigore. Procuratori e giudici si avvalgono di questa clausola nel 42% dei casi, affermano i democentristi. «È una bella eccezione!», ha sbottato l'ex consigliere nazionale Adrian Amstutz (BE), per il quale l'iniziativa risulta così svuotata di senso. «Le nostre leggi stabiliscono che non c'è posto in Svizzera per i richiedenti asilo respinti, i criminali e i truffatori sociali stranieri, ma ai tribunali non importa», ha aggiunto.

Poche espulsioni - Nel 2019, 1183 criminali sono scampati all'espulsione, tra cui 10 stupratori, 99 spacciatori di droga, 36 violenti, 22 pedofili e 16 rapitori, ha detto il consigliere nazionale Thomas Aeschi (ZG). «Perché dovrebbero rispettare la legge se nemmeno i tribunali lo fanno?», si chiede.

Meno del 5% degli stranieri che hanno frodato la previdenza sociale ha dovuto lasciare il paese. Questo non solo costa caro alla società, ha rincarato la consigliera nazionale Barbara Steinemann (ZH). "Questi crimini distruggono la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sociali e minano la solidarietà".

Criminalità importata - «La maggior parte della criminalità e della violenza è importata e più del 70% della popolazione carceraria è straniera», ha detto ancora Aeschi. È un effetto dell'apertura incontrollata delle frontiere e della libera circolazione delle persone. I cantoni di confine, come il Ticino, sono colpiti più duramente dalla criminalità importata, ha sottolineato l'UDC che ha colto l'occasione per promuovere la sua iniziativa "per la limitazione", in votazione il 27 settembre. Un "sì" sarebbe una risposta concreta alla lotta contro la criminalità, a loro avviso.

I partiti "anti-UDC" hanno mentito alla popolazione: hanno promesso una rigorosa applicazione dell'iniziativa, ma in realtà, stanno facendo esattamente il contrario, sostiene il partito. L'UDC chiede pertanto la cancellazione della clausola di rigore. Se gli interventi parlamentari presentati in tal senso non dovessero raggiungere questo obiettivo, il partito valuterà se lanciare una nuova iniziativa popolare a tal fine.

Una farsa - Anche per l'ex senatore argoviese Philipp Müller (PLR) il fatto che solo il 58% dei criminali stranieri venga effettivamente espulso è una presa in giro della volontà popolare. Questa situazione lo aveva indotto a presentare una mozione nel 2019, poi accolta dai due rami del Parlamento, in cui si chiedeva che non fosse più possibile rinunciare all'espulsione di uno straniero criminale ricorrendo, nella procedura, a un decreto d'accusa, ha ricordato oggi in un'intervista al Blick.

Le disposizioni introdotte dopo l'accettazione dell'iniziativa dell'UDC "per l'espulsione degli stranieri che commettono reati" prevedono che l'allontanamento dalla Confederazione venga formalmente deciso da un giudice. Il ricorso al decreto d'accusa è pertanto escluso. Eppure, nella pratica, accade che la procedura del decreto d'accusa venga utilizzata quando si intende invocare un caso di rigore. La rinuncia all'espulsione, conformemente alla volontà del legislatore, dovrebbe invece avvenire soltanto in casi eccezionali.

«Giudici e governo troppo indulgenti» - Müller chiede quindi all'esecutivo di applicare infine la sua mozione e ai giudici di non ricorrere allo strumento del decreto d'accusa con troppa facilità, una scappatoia che fa strame della volontà popolare a suo parere. L'ex presidente del PLR ricorda nell'intervista che, in Parlamento, la ministra di giustizia Karin Keller-Sutter aveva detto di voler intervenire qualora ne fosse stata constatata la necessità. Se risultasse evidente che la volontà del legislatore non è stata rispettata, il governo è pronto a proporre un'adeguata modifica della legge, aveva dichiarato.

Qualora il Consiglio federale non dovesse dare seguito a queste promesse, secondo Müller non rimarrebbe altro da fare che abolire la clausola d'urgenza. Per l'autore della mozione, una possibile soluzione potrebbe prevedere che i titolari di un permesso di soggiorno accusati di un reato grave vengano sempre giudicati da un giudice penale e ciò indipendentemente dal fatto che venga pronunciata un'espulsione o meno.

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