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BERNA
18.06.2020 - 17:500
Aggiornamento : 18:12

La sessione giunge al termine, nessun rimpianto per BernExpo

«Spero di non dover entrare di nuovo in questo bunker di cemento» ha dichiarato Thomas Matter

BERNA - L'esodo forzato dei parlamentari a Bernexpo sta giungendo al termine. L'impazienza è palpabile in vista del ritorno a Palazzo federale, più luminoso, più conviviale e maggiormente favorevole alle alleanze. Insomma, nessun rimpianto a lasciare i locali della Fiera di Berna.

«Trovo eccellente l'alternativa Bernexpo», afferma il consigliere nazionale Cédric Wermuth. L'argoviese è però l'unico ad avere questa opinione tra la dozzina di parlamentari interrogati sul tema dall'agenzia Keystone-ATS. Secondo la maggioranza ci sono stati più svantaggi che vantaggi.

«Impersonale, senza finestre, luce artificiale. La sera sei distrutto», ha detto il democentrista zurighese Thomas Matter. «Spero di non dover entrare di nuovo in questo bunker di cemento», ha aggiunto.

«Qui è molto disadorno e ascetico», aggiunge il vallesano Mathias Reynard (PS) descrivendo l'ambiente e affermando di essere molto felice di tornare a Palazzo federale, che favorisce rapporti cordiali e socievoli. Ma Bernexpo rimarrà per sempre il luogo in cui i consigli hanno preso «decisioni molto importanti, come la legge sulla CO2».

Le maggiori critiche alla sede provvisoria dei dibattiti sono le lunghe distanze e le conseguenti difficoltà di comunicazione. Una buona politica di compromesso richiede una certa vicinanza. «Qui è molto più difficile stabilire contatti in tempi brevi», afferma il "senatore" solettese Pirmin Bischof (PPD).

«Troppa distanza non aiuta a trovare soluzioni», conferma Elisabeth Schneider-Schneiter (PPD/BL). Accordi spontanei e prossimità dietro le quinte sono indispensabili per l'«intelligenza collettiva», aggiunge Isabelle Chevalley (PVL/VD).

La sfida è stata particolarmente ardua per la presidente del Consiglio nazionale, la vodese Isabelle Moret (PLR). I parlamentari sono lontani ed è difficile capire quello che pensano: non si riconosce le espressioni facciali e si vede a malapena quando qualcuno vuole fare una domanda. «È stato difficile, ma ce l'abbiamo fatta», relativizza però la prima cittadina del Paese.

Non tutto è quindi negativo. Il socialista zurighese Fabian Molina fa l'esempio del lobbisti, assenti in questa sessione: «abbiamo avuto molto più tempo a disposizione ed era tutto molto più tranquillo». La collega di partito Jacqueline Badran (ZH) conferma: «qui pranziamo insieme, di solito non abbiamo mai tempo perché c'è sempre qualche appuntamento a Palazzo federale».

Anche il presidente del PBD Martin Landolt (GL) ha apprezzato la minore presenza dei lobbisti e il maggiore spazio a disposizione: «è stato insolito, ma ha certamente avuto i suoi lati positivi». A BernExpo non c'è però quel rumore di fondo che c'è a Palazzo federale. «Ci manca».

Manca poi l'aspetto istituzionale: a Palazzo federale si sente sulla pelle una certa responsabilità politica che a BernExpo non c'è, sostiene Molina. Wermuth parla di Palazzo come di un «luogo sacro con una grande storia».

Da parte sua, la consigliera nazionale Céline Amaudruz (UDC/GE) spera di poter portare un po' della citata calma a Palazzo federale. La ginevrina, che porta sempre i tacchi alti, afferma però che nella sua memoria resteranno gravate le lunghe distanze che bisogna percorrere a piedi: «avrei avuto bisogno di un paio di scarpe da ginnastica». Bischof ha apprezzato gli spazi: «non ho dovuto fare ordine così spesso tra le mie cose come quando sono a Palazzo federale».

Come detto, a settembre Consiglio nazionale e degli Stati dovrebbero tornare a riunirsi nuovamente a Palazzo federale. È stato sviluppato un piano pandemico per organizzare questo ritorno. Al di là dell'attuale crisi, questo consentirà al legislativo di essere meglio preparato per eventuali crisi future, afferma Moret.

Al momento, i parlamentari non sanno come sarà organizzata la prossima sessione. Le condizioni di lavoro potrebbero non essere quelle a cui sono abituati. L'unica certezza è che le commissioni potranno tornare a riunirsi sotto il "Cupolone" già da lunedì prossimo.

Sessioni speciali confermate - Il Consiglio nazionale terrà una sessione speciale il 29 e il 30 ottobre per recuperare il ritardo accumulato nei lavori parlamentari. La camera ha bocciato oggi, con 98 voti contro 83 e 10 astenuti, una mozione d'ordine di Fabio Regazzi (PPD/TI) che chiedeva di rinunciare a queste sedute supplementari.

«Siamo un parlamento di milizia e in questa sala siamo in molti a non poterci liberare così facilmente», ha spiegato il ticinese. «Sono convinto - ha proseguito Regazzi - che aumentando la densità delle prossime sessioni ordinarie si potrà recuperare il ritardo accumulato».

L'unico modo per recuperare il ritardo accumulato è invece proprio quello di ritrovarci in una sessione straordinaria a fine ottobre, ha replicato Andreas Aebi (UDC/BE) a nome dell'Ufficio del Nazionale elencando i numerosi dossier rinviati, come l'acquis di Schengen, la legge sul contrassegno autostradale, la sorveglianza delle casse malattia e l'abolizione della tassa di bollo.

L'Ufficio, ha proseguito il bernese, deve assicurarsi che i dossier vengano esaminati dal plenum entro le scadenze previste dalle varie leggi e regolamenti. In questa sessione, ad esempio, non abbiamo potuto consacrare 8 ore per trattare i singoli atti parlamentari contrariamente a quando prevede il Regolamento del Consiglio nazionale, ha ricordato Aebi convincendo i colleghi a respingere la proposta di Regazzi.


 
 

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