È crisi nera: fallimenti aumentati dell'80%

Cresce anche il dato delle nuove costituzioni. Ticino davanti a tutti con un incremento del 18,2%.
Nel primo trimestre del 2026 hanno dichiarato fallimento complessivamente 3’902 imprese. Si tratta di un dato del 79,6% superiore rispetto allo stesso periodo nel 2025. Il maggior numero di dichiarazioni di fallimento è avvenuto nei settori dei lavori di costruzione (478 casi), nelle attività di servizi di ristorazione (391) e nel commercio al dettaglio (301). Contemporaneamente è cresciuto anche il numero di costituzioni aziendali, che registrano una crescita del 4,7%. I dati arrivano da Crif. A livello nazionale, la maggiore crescita in percentuale si è verificata nel Cantone di Turgovia con il +302,6%, seguito dal Cantone di Uri che segna il +250,0%. Solo nel Cantone di Svitto le cifre registrano una diminuzione (-10,9%). Mostrano un incremento particolarmente netto le cifre riguardanti le aziende nel settore delle attività legali e contabili (+163,6%) nonché nel settore immobiliare (+138,1%). Una delle ragioni dell’elevato aumento risiede in una modifica di legge in Svizzera. Dal 1° gennaio 2025 anche l’esecuzione dei debiti fiscali di debitori iscritti nel registro di commercio può essere proseguita in via di fallimento.Più costituzioni di nuove aziende: Ticino davanti a tutti - Nei primi tre mesi del 2026 in Svizzera sono state costituite 14’265 nuove imprese. Rispetto allo scorso anno ciò corrisponde a una crescita del 4,7%. Con 2’656 nuove costituzioni il Cantone di Zurigo vanta il maggior numero di nuove aziende, seguito dal Cantone di Vaud (1’357) e dal Cantone di Ginevra (1’146). A registrare la crescita maggiore in percentuale è il Cantone Ticino, con un aumento del 18,2%.Hanno registrato il maggior numero di nuove costituzioni la consulenza gestionale (1’257), il commercio al dettaglio (1’051) e il settore immobiliare (1’007). In alcuni settori il numero delle nuove costituzioni ha subito una netta contrazione rispetto all’anno precedente. Ne hanno risentito in particolar modo i settori delle attività di servizi di ristorazione, con un meno 22,3%, nonché del commercio al dettaglio, che evidenzia una contrazione del 6,0%.



