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SVIZZERALe confessioni di un pedofilo: «La cosa più difficile è stato venire a patti con me stesso»

18.07.22 - 22:08
S. , 26 anni e una vita a fronteggiare la sua malattia: «Non siamo dei mostri, siamo delle persone».
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Le confessioni di un pedofilo: «La cosa più difficile è stato venire a patti con me stesso»
S. , 26 anni e una vita a fronteggiare la sua malattia: «Non siamo dei mostri, siamo delle persone».
La sua storia raccontata in un docufilm di un giovane regista. Il centro di Prevenzione per la Pedosessualità: «Un nuovo contatto ogni settimana».

ZURIGO - «Sai com'è quando cammini per strada e vedi qualcuno che ti piace e non riesci a staccargli gli occhi di dosso? Beh, a me capita con le bambine», non si nasconde dietro a un dito S. (nome di finzione) ventenne e pedofilo intervistato dal TagesAnzeiger con il quale ha voluto parlare della sua malattia, senza tabù e tentando d'intraprendere un discorso costruttivo: «non siamo mostri che si nascondono fra i cespugli ma delle persone, demonizzare non aiuta a prevenire le aggressioni, comprendere invece sì».

S. ha scoperto attorno ai 15 anni di provare una forte pulsione per le bambine pre-pubescenti, come il protagonista del celebre “Lolita”: «La parte più difficile è stata capire di essere un pedofilo e accettarlo», conferma il giovane, «mi è capitato una volta di conoscere una ragazzina 12enne durante un corso di perfezionamento per il mio lavoro, non ho potuto fare a meno di pensare: "Ma quanto è bella...". Ma subito mi sono detto: “Non va bene, non sei un ragazzo, sei un adulto” e lì ho cominciato a rendermi conto di avere un problema, e la cosa mi ha davvero sconvolto». 

A indirizzare l'oggi 26enne a un centro d'aiuto, il fratello: «Non me lo ha imposto, mi ha detto: “Se vuoi c'è questa possibilità”. Io ci sono andato e da più di un anno frequento regolarmente una terapia di gruppo», spiega puntualizzando di non aver mai ceduto alla tentazione, «ormai sono quasi uno dei veterani lì dentro, spesso aiuto i nuovi arrivati con dei consigli. È una cosa che mi fa stare bene».

La sua storia in un film

A portare alla luce la storia di S., il docufilm di uno studente 23enne della Scuola d'arte di Zurigo (Zhdk), Florentin Erb. Ideato come un progetto di diploma che non ha mancato di generare un piccolo grande vespaio fra colleghi e professori. L'idea è quella di mostrare che la pedofilia è più complessa di quello che si pensi: «Ci sono tante persone con tendenze pedofile che ogni giorno lottano e lavorano su sé stesse per non fare del male a nessuno, è giusto che se ne parli». A fornire il contatto fra regista e soggetto, è stato il Centro dove quest'ultimo era in cura.

«Da noi si annuncia una persona ogni settimana», conferma sempre al TagesAnzeiger Fanny Tribolet, la direttrice del centro di Prevenzione per la Pedosessualità di Zurigo. Chi riesce a farsi avanti di solito ha in media 30 anni, ma lo spettro di età comprende uomini dai 16 ai 60 anni. 

Il problema più grande è che spesso e volentieri si arriva ad affrontare il proprio problema solamente in età adulta: «Durante la terapia però molti dicono: “Ho sempre saputo di essere un pedofilo”, per questo per noi è fondamentale tentare di raggiungerli il prima possibile».

Il centro di Zurigo, che si trova all'interno della sezione di psichiatria dell'Ospedale universitario, è un unicum in Svizzera che segue l'esempio di un'iniziativa analoga nella vicina Germania. Alla struttura, che garantisca l'anonimità dei pazienti e offre gratuitamente i suoi servizi, è associata anche la campagna "Kein Täter Werden" (qualcosa sulla falsariga di non diventare un orco, ndr.). Stando alla campagna, circa l'1% degli svizzeri maschi potrebbe avere un qualche tipo di tendenza pedofila.

La terapia segue un approccio comportamentale, ovvero il fornire ai partecipanti del percorso «un insieme di strategie per accettare e affrontare i propri impulsi nei confronti dei bambini». In alcuni casi non è escluso «il supporto farmacologico per smorzare il desiderio sessuale». Le sessioni possono essere private, di gruppo o in compagnia di famigliari.

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