Alimentari, vestiti, prodotti per l'igiene… e cocaina

Un’associazione svizzera spezza il tabù e propone di vendere regolarmente la sostanza in dei negozi specializzati.
BERNA - Il proibizionismo delle droghe non funziona. E serve un cambiamento radicale. È quanto sostiene l’associazione rossocrociata GREA (Groupement romand d’études des addictions), che lancia una proposta temeraria.
La soluzione, infatti, sarebbe creare dei negozi specializzati dedicati alla vendita di sostanze stupefacenti. Lo riferisce Romain Bach, cosegretario generale del GREA, a Watson.ch. L'obiettivo sarebbe regolamentare sostanze stupefacenti stimolanti come cocaina, MDMA e anfetamine.
«Il consumo di droghe ci sarà sempre»
«Il consumo di droghe esiste da millenni, ha sempre accompagnato l’essere umano e probabilmente continuerà sempre a farlo», sottolinea Bach. «L’esperienza ci ha mostrato che il proibizionismo non impedisce alle persone di avere accesso alle sostanze. Al contrario, esse sono più disponibili che mai e il loro consumo resta elevato [...]. Solo un cambiamento globale e sociale permetterà di limitare gli impatti di questa pratica».
«Più fondi per il sistema sanitario e sociale»
La proposta della vendita al dettaglio, di fatto, ha una finalità precisa: «Permetterebbe di sottrarre una parte del mercato all’illegalità e di generare entrate. Oggi questo denaro è essenzialmente nelle mani delle organizzazioni criminali. Con la regolamentazione potrebbe contribuire a finanziare il sostegno alle situazioni di dipendenza, così come il sistema sociale e sanitario più in generale. In secondo luogo, questo approccio evita che i consumatori siano esposti alle forme più pericolose di cocaina».
Dal tè alla coca al crack
Nel concreto, l’associazione ha preparato una guida che espone in che forma questa idea potrebbe diventare una realtà.
«Le proposte avanzate nella guida cambiano a seconda dello stimolante analizzato e soprattutto in funzione del livello di rischio», spiega Bach al portale di informazioni romando. «Si distinguono tre livelli: le preparazioni meno rischiose, come i tè alla coca, potrebbero essere vendute al dettaglio. Gli stimolanti a rischio medio, come la cocaina in polvere, rientrerebbero in un modello statale rigoroso, con negozi specializzati senza marketing e un sistema di razionamento».
Infine, per il terzo livello, si parla di sostanze più pericolose come il crack. «Non sarebbero vendute, ma resterebbero accessibili solo in contesti di riduzione del danno e del trattamento: spazi di consumo sicuro, accompagnamento medico e sociale e, in futuro, trattamenti sostitutivi adeguati, come è stato fatto per l’eroina con il metadone», conclude.



