Cerca e trova immobili
SVIZZERA

Madri che faticano a tornare al lavoro: «Nessun altro si occupa dei figli»

I dati di Travailsuisse indicano una difficoltà di ricominciare col proprio lavoro dopo una pausa presa per motivi famigliari
Madri che faticano a tornare al lavoro: «Nessun altro si occupa dei figli»
Deposit
Fonte TAGES-ANZEIGER
Madri che faticano a tornare al lavoro: «Nessun altro si occupa dei figli»
I dati di Travailsuisse indicano una difficoltà di ricominciare col proprio lavoro dopo una pausa presa per motivi famigliari
BERNA - Difficile. Anzi difficilissimo. Lo dice Travailsuisse in una nuova ricerca: per le madri tornare al lavoro, dopo una pausa presa per motivi famigliari, è molto complicato. Stando alla statistica, spesso rientrano nel mercato occupazionale do...

BERNA - Difficile. Anzi difficilissimo. Lo dice Travailsuisse in una nuova ricerca: per le madri tornare al lavoro, dopo una pausa presa per motivi famigliari, è molto complicato. Stando alla statistica, spesso rientrano nel mercato occupazionale dopo 5-10 anni: peraltro, il 55% delle donne fra i 25 e i 39 anni lascia la propria occupazione per motivi legati ai figli. La percentuale degli uomini, invece, è molto più bassa (7%).

La storia di Angela - Il Tages-Anzeiger ha intervistato tre donne, raccontando le loro difficoltà e i problemi che devono affrontare tutti i giorni. Non solo: emerge la mancanza di assistenza e aiuti da parte della Confederazione, non migliorati negli ultimi 10 anni.
Angela Steffen, 46 anni, laureata come infermiera specializzata, spiega come, vent'anni fa, il suo primo figlio sia nato prematuro «Ha avuto bisogno - spiega - di cure intense per molto tempo. Ovviamente, per me è stato impossibile mantenere il mio impiego d'infermiera». In seguito, la donna ha avuto altri figli e ha trovato lavoro in una casa anziani e come baby sitter: «Ho dovuto portare mio figlio con me - aggiunge - non avevo più contatti sociali. Mi sono separata da mio marito e ho cominciato ad avere problemi di soldi».

Solo impieghi saltuari - Steffen ha avuto altri figli e ha provato a tornare a fare l'infermiera, spendendo dei soldi per i corsi d'aggiornamento. Però, non sono serviti: «Nessuno mi assume perché viene richiesta una flessibilità di orario che, per forza di cose, non posso permettermi - continua la donna - Oggi lavoro al 50% come segretaria: non riesco a fare altro. Nessuno si occuperebbe dei miei figli. La mia autostima ne sta uscendo distrutta».

«Lavoro 10 ore al giorno» - Mara Stucki, 44 anni, un tempo impiegata nel commercio, ha alle spalle tre apprendistati. «Però - commenta - per i miei quattro figli, ho dovuto lasciare il lavoro che amavo. Ricominciare dopo dieci anni è stato molto difficile: dopo il divorzio da mio marito, ho trovato un impiego che coniuga in parte le mie competenze. Però, spesso sono impegnata il fine settimana: posso farlo solo perché il mio ex compagno ha i weekend liberi».

«Solo rifiuti» - Adelina ha 40 anni e si è laureata in medicina in Kosovo. «Arrivata qui 11 anni fa - sono rimasta subito incinta: per questa ragione, il centro psichiatrico dove lavoravo non mi ha concesso il posto fisso. Da quel momento, è stato un disastro: ho provato a inviare il mio curriculum a vari ospedali. Ma ho ricevuto solo rifiuti. Ma io non mi arrendo e spero di ottenere presto un lavoro al 40-60% in una clinica».

🔐 Sblocca il nostro archivio esclusivo!
Sottoscrivi un abbonamento Archivio per leggere questo articolo, oppure scegli MyTioAbo per accedere all'archivio e navigare su sito e app senza pubblicità.
Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.

Sappiamo quanto sia importante condividere le vostre opinioni. Tuttavia, per questo articolo abbiamo scelto di mantenere chiusa la sezione commenti.

Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.

Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.

Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!
NOTIZIE PIÙ LETTE